Vista da lontano, la manovra dell’altro giorno, appare alquanto dubbia. Come dimostra il mio amico Nicola Porro (leggi il suo post) la sostanza è ben diversa da quella strombazzata da Palazzo Chigi. Gli italiani, come al solito, pagheranno più tasse, non meno. E, soprattutto, incrementando di un punto percentuale l’Iva Monti fa esattamente quel che non avrebbe dovuto fare.

Ormai anche gli economisti più allineati ammettono che l’Italia è persa se le misure di risanamento non vengono accompagnate da provvedimenti che favoriscano la crescita, che si può ottenere operando su due direttrici ovvero rendendo più competitive le imprese italiane (meno tasse, meno balzelli, meno oneri) e incentivando i consumi.

Sul primo punto Monti è assente abulico, sembra indifferente al destino delle imprese italiane. Sul secondo addirittura provocatorio: aumentare l’Iva adesso significa peggiorare la crisi, disincentivare i consumi, mandare ko non le grandi imprese ma i piccoli commercianti, strozzati da tasse assurde e da affitti ormai improponibili; dunque in ultima analisi creare nuova disoccupazione, nuova povertà e dunque più costi sociali per lo Stato e un minor gettito fiscale.

Possibile che solo Monti non capisca?