Com’è strana Milano nell’era di Monti. Non la riconosco più e il fatto che ora viva all’estero me la rende ancor più strana. Sembra appassita, ingrigita, improvvisamente invecchiata. Esci la sera e il brusio dei locali non è gioioso, guardi i passanti negli occhi, al ristorante afferri scampoli di discussioni dei commensali e percepisci preoccupazione, inquietudine, ansia. E provi una sensazione insolita, un disagio che prima coglievi solo in realtà lontane dalle nostre. Poi d’un tratto capisci: Milano inizia ad assomigliare alle vecchie città dell’Est, quella intorpidite comunismo, che comunicavano un’infinita, malinconica rassegnazione.

Ecco: Milano è triste e smarrita. L’altro giorno sono andato dl mio gelataio in zona San Siro, tipica microimpresa a consolidata conduzione familiare. All’entrata un cartello annuncia imminenti lavori di ristrutturazione. Strano, penso, il locale è stato appena rinnovato… Chiedo spiegazioni e il figlio del proprietario, con le lacrime agli occhi, annuncia che devono smettere di fare gelati, perché in tre anni i fatturato si è ridotto del 70%. Per risparmiare la gente rinuncia al gelato artigianale.

Gli amici che lavorano in banca, sussurrano, tra mille cautele, che anche la piccola e media borghesia inizia a soffrire, che molti dei loro clienti iniziano ad intaccare i risparmi di una vita non per comprare una casa o un’automobile ma per continuare a vivere dignitosamente.
E chi i soldi, invece, continua miracolosamente a farli, preferisce non esibirli, taglia le spese di lusso, vende le auto di grande cilindrata e, come facevano i russi, i polacchi, i cechi ai tempi dell’Urss, fa di tutto per non farsi notare, per dissimulare, nel timore non del Kgb ma di un governo e di un fisco recepiti come predatori.

E l’intimidazione non colpisce tanto gli evasori totali e tanto meno la criminalità organizzata, quanto, soprattutto, l’imprenditoria media e piccola, i commercianti, i liberi professionisti, quella borghesia che legge i giornali, che si informa e che, pertanto, paradossalmente, subisce più di altri la propaganda del regime.

E tu capisci che Monti sta facendo precipitare l’Italia in una spirale diabolica. Nuova, anzi vecchissima; con un progressivo depauperamento delle classe medie e dal’umiliazione di quelle più semplici che vedono svanire rapidamente conquiste sociali ed economiche maturate nel Dopoguerra. Un’Italia sempre più divisa in due: da una parte la grande oligarchia, potente, perchè legata a certi ambienti finanziari, ma improduttiva, rappresentata dai Monti, dai Draghi, da gran parte dei ministri dell’attuale governo, nonché da Prodi Napolitano, Amato, D’Alema, Fini, Visco; dall’altro crescenti porzioni dell’Italia che lavora, anzi che lavorava, che giorno dopo giorno sprofonda nella rassegnazione e talvolta nella depressione. Scoraggiata, avvilita questa Italia si avvicina alla povertà. E la povertà conduce alla schiavitù. Come avveniva, un tempo, nei Paesi al di là del Muro.