Ehi, ma c’è qualcuno in Italia che sa dire qualcosa di originale sull’America e su Obama? Nelle ultime 24 ore si è parlato solo di presidenziali su tutti i media italiani, ma per dire cosa? Tante banalità. Fior di esperti, o presunti tali, si sono limitati a rilanciare luoghi comuni sul sistema americano, sul ruolo degli elettori Usa e, naturalmente, su Obama e su Romney. Tantissima retorica come sempre inutile. Perché i veri problemi e le questioni cruciali sono quelle che quasi nessuno ha citato, per conformismo o addirittura mancanza di consapevolezza della materia. Qualche esempio:

– Le code ai seggi non sono dovute a un’affluenza straordinaria ma a un sistema che lascia alle contee il compito di determinare me di finanziare il numero di cabine elettorali. Dunque contee ricche e dotate di un forte spirito civico compreranno molte cabine, quelle più povere si limiteranno al minimo indispensabile.

– La Federal Reserve ha speso per tamponare la falla generata dalla crisi subprime una cifra esorbitante, inconcepibile: pari all’interno Prodotto interno lordo americano di un anno! Perché né Obama né Romney hanno affrontato il tema? Che fine hanno fatto questi soldi? Chi controlla la Fed? Perché è lecito stampare moneta per sanare i debiti delle banche, ma non per ad esempio annullare parte del debito pubblico o alleviare il peso dell’ingente debito privato dei singoli cittadini americani?

– Che cosa propone davvero Obama per rilanciare l’economia americana? In campagna ha ripetute formule stantie a cui nessuno crede.

– Chi ha finanziato la campagna di Obama e Romney? In che misura le lobby condizioneranno, come già avvenuto nel primo quadriennio, la presidenza?

– Come si genera il debito pubblico americano? Perché nessuno parla delle finte privatizzazioni che vengono presentate come liberali o addirittura liberiste e invece si trasformano in immense regalie monopolistiche private ma finanziate dallo Stato?

– Obama, come Romney e come ogni politico americano, continua a fare appello ai valori dei Padri fondatori e al sogno americano; ma in che misura l’America di oggi rispetta davvero quei valori e quello spirito, al di là della retorica e della propaganda?

Potrei continuare con altre domande, l’elenco è lunghissimo e comprende tanti altri temi se oltre a parlare degli aspetti più appariscenti delle elezioni, si fosse colta l’opportunità per raccontare e spiegare il Paese, senza filtri, nei suoi pregi e nei suoi difetti. Ma tranne poche eccezioni, nessuno, nemmeno le testate più qualificate, sono riuscite a elevarsi sopra la banalità, e gli italiani sono stati inondati di commenti adoranti su Obama (anzi che sono diventati adoranti non appena la vittoria è parsa certa) o di domande inutili sulle conseguenze per l’Italia o di castronerie sul fatto che gli americani pretendono che i politici rispettino le promesse elettorali e danno valore alla parola, mentre anche in America, come in Europa, nessuno legge i programmi e a distanza di 4 anni nessuno si ricorda più delle promesse formulate (e se così non fosse, Obama non sarebbe stato rieletto, considerato che ha rispetto solo una piccolissima parte delle promesse del 2008).

Se a questo si aggiunge il desolante spettacolo dei quotidiani che ieri mattina hanno proposto 8-10 pagine sulle elezioni americane senza poter annunciare il nome del vincitore – dunque 8-10 pagine perfettamente inutili – il bilancio dell’Informazione su un tema importante come questo è sconsolante…