“I governi devono dunque fare la loro parte, tenendo presente che l’obiettivo finale è l’unione politica, un’Europa stabile e integrata con un destino comune. Ci vorrà molto tempo, lungo un percorso incerto. Ma nel frattempo sarebbe un errore non agire». Parola di Mario Draghi, che ha parlato ieri alla Bocconi. Ma lo stesso concetto viene ripetuto da Mario Monti e dal presidente Giorgio Napolitano e da altri ancora, appartenenti tutti allo stesso giro.

Dunque, secondo Draghi e compagni “l’obiettivo finale deve essere l’unione politica”. Non ci dà la possibilità di scegliere: deve essere così. Con rispetto, mi permetto di chiedere a Mario Draghi: ma chi lo ha deciso? Rispecchia una volontà popolare, espressa per vie democratiche?

O, piuttosto, è la volontà che certe élite intendono imporre dall’alto ai popoli europei, usando la leva finanziaria ovvero il condizionamento – ma bisognerebbe chiamarlo ricatto – rappresentato dal debito pubblico?

Il problema di questa Europa, dell’Europa dei Draghi, dei Monti è che continua a procedere a tappe forzate, erodendo continuamente la sovranità dei singoli Stati che viene rimpiazzata da strutture opache e sovranazionali, applicando un sistema che mira a svuotare le democrazie, che appaiono sempre più come scatole vuote, e a cancellare la tripartizione dei poteri e i meccanismi di pesi e contrappesi, che rappresentano l’essenza e la garanzia di un sistema politico, certo imperfetto, ma conquistato faticosamente nel tempo.

Non è questa l’Europa che sognano i popoli. E non è un caso che ogni volta che gli elettori hanno avuto la rara opportunità di essere consultati (chiedere a francesi e olandesi), la loro volontà sia stata sistematicamente aggirata e le riforme bocciate, vedi Costituzione europea, ma poi riproposte, proprio da quelle élite, sotto altra forma, saltando la verifica referendaria, com’è puntualmente avvenuto con il Trattato di Lisbona; insomma, prendendoci in giro.

C’è un equivoco di fondo, caro Signor Governatore Mario Draghi, tra lei e i cittadini democratici dei Paesi europei; per cui, sia gentile, non parli a nome mio.

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