(nuova versione)

Apprendo da Dagospia e dal Fatto Quotidiano che il direttore di Repubblica ha censurato un post di un blogger indipendente, il matematico Pierluigi Odifreddi (leggi qui). Esprimo tutta la mia indignazione, anzi il mio orrore.

L’opinione espressa da Odifreddi è forte, molto forte: paragona le azioni militari israeliane alle logiche di nazisti come Kappler e Kesserling. Forse troppo forte.

Ma se un giornale affida un blog a un collaboratore deve lasciargli libertà d’opinione e correre il rischio che sia politicamente scorretto, che non sia allineato. E quando, come in questo caso, il giornale ritiene l’opinione inaccettabile, la risposta non può essere la censura e dunque la rimozione del post, ma una civilissima e ferma presa di posizione in cui il giornale si distanzia da quelle opinioni.

Così, perlomeno, si comporta un giornale autenticamente libero, ma Repubblica evidentemente non lo è. Difende i gay ma non sopporta i politicamente diversi, si dice liberale ma non riesce a soffocare l’istinto assolutista, settario, omologante e intollerante, tipico di chi, come accadeva ai tempi di Lotta Continua e dell’infatuazione comunista, divide il mondo in buoni e cattivi. Che non si interroga, che non dubita, ma che milita sempre con convinzione e soprattutto in gruppo, eternamente conformista. Il caso di Odifreddi è estremo e ,nei contenuti molto controverso, ma il modo in cui Repubblica tratta gli eretici del Fatto Quotidiano è esemplare, per non parlare di chi non è di sinistra.

Vi racconto questo piccolo aneddoto: quando uscì “Gli stregoni della notizia”, in cui svelavo le tecniche di manipolazione degli spin doctor, Repubblica dedicò addirittura 4 pagine all’argomento, copiando nell’articolo e addirittura nei titoli interi passaggi e molti concetti del mio libro. Bene, direte voi, una bella pubblicità. No, non venni nemmeno citato, se non tra i libri consigliati sull’argomento. Un amico che lavora a Repubblica mi disse che il mio libro era piaciuto tantissimo ma siccome lavoravo per un giornale diverso, anzi per il Giornale, non avevo diritto di cittadinanza sulle colonne di Repubblica. Non meritavo una citazione.

E questa è la norma della grande scuola di Scalfari, Mauro e Compagni: gli autori del giro Repubblica vengono pompati in maniera esagerata, gli altri ignorati anche quando scrivono libri che la stessa Repubblica giudica belli e interessanti.

Questa sarebbe l’élite culturale della sinistra italiana? E’ cosi che esercita la libertà di pensiero?