In tutti questi anni non ho mai usato del blog per articoli o commenti che riguardavano la mia sfera personale. Oggi compio la prima parziale eccezione per ricordare un uomo straordinario, Gianni Dell’Orto, che poche ore fa ci ha lasciati. Ci conoscemmo proprio in occasione di un’intervista al Giornale. Dovevamo vederci per mezz’ora, rimanemmo a parlare per 4 ore e da allora nacque una grandissima amicizia. Gianni era straordinario non solo perché era il più bravo “cacciatore di talenti” italiano ma perché era riuscito a dare alla sua vita una dimensione spirituale, tanto insolita quanto splendida e coinvolgente. Gianni amava condividere, con chi lo desiderava, la ricerca di un senso più alto dell’esistenza. Gli sono molto grato per tutto quel che mi ha insegnato, per la fiducia che ha saputo infondermi.

E il modo migliore per rendergli omaggio è di ripubblicare sul mio blog, quell’articolo, ancora oggi ricco di significati e ispirante, uscito sul Giornale 11 anni fa. Gianni è rimasto fedele a se stesso fino alla fine, accettando e riuscendo a dare un senso anche alla malattia che lo ha colpito negli ultimi anni. Grazie di cuore, amico mio.

Ha avuto il coraggio. Ha seguito il suo cuore. Ed è andato lontano. Molto oltre il livello (elevato) raggiunto a 53 anni. Gianni Dell’Orto nel 1994 era presidente di uno dei maggiori gruppi mondiali di «cacciatori di teste», aveva una reputazione professionale che superava i confini italiani, un matrimonio felice, due figli avviati solidamente sul sentiero della vita.
Cos’altro desiderare? Eppure a Dell’Orto quella situazione non bastava. Un giorno ha avuto una crisi. «Mi sono chiesto: cosa farò fra dieci anni? – racconta -. Mi sono visto fare le stesse cose, senza nulla di creativo, di innovativo. E ho deciso di dare una svolta alla mia vita».
In questi casi c’è chi cambia mestiere, chi scopre vocazioni religiose, chi divorzia e sposa una donna di 20 anni più giovane. Non Gianni Dell’Orto, che continua a fare il cacciatore di teste. Ma mentre prima era guidato principalmente dalla propria professionalità di stampo anglosassone, dunque concreta e pragmatica, ora nei top manager cerca qualcosa che va oltre un curriculum brillante, una laurea da 110 e lode, competenze professionali comprovate. Cerca l’Anima. Cerca il Cuore. Cerca le doti intangibili che rappresentano la fonte del talento e determinano la differenza tra Grandi e Piccoli, Saggi e Stolti. Cerca l’Armonia.

Sul soffitto sopra la porta d’ingresso del suo ufficio, Dell’Orto ha appeso un paqua di cristalli «per ripulire chi entra e chi esce», le pareti sono dipinte con colori tenui per favorire la spiritualità. Facile immaginarlo come un santone indiano. Eppure Dell’Orto non è un veggente, né un guru, né un sensitivo. È un signore di 60 anni con gli occhi azzurri, il fisico asciutto, il sorriso sincero. E ha una piccola, decisiva particolarità. È un taoista. Non per seguire una moda, peraltro oggi in declino, ma per convinzione. «Il taoismo non è una religione, ma un’antica disciplina cinese, nata per migliorare la salute fisica, mentale, emozionale e spirituale», spiega l’ex fondatore di Egon Zehnder in Italia.

Dal ’94 lo applica a se stesso. «E la mia vita è cambiata: sto meglio fisicamente, non soffro più di jet lag, dormo il 30% in meno, ho i sensi più scattanti. Questi sono gli aspetti più visibili. La parte più profonda è costituita dall’evoluzione mentale che consente di moltiplicare le capacità lavorative; quella emotiva che permette di riconoscere e gestire le proprie emozioni; quella spirituale che fa acquisire il senso della propria missione nella vita in armonia con se stessi e gli altri». Ora Dell’Orto si propone di applicare il Tao (la Via) anche al mondo, cinico e disincantato, dei cacciatori di teste.
Tecnica e spiritualità. Un unicum.

«Ho riesaminato le mie conoscenze professionali alla luce dei cinque elementi che, secondo il taoismo, sono alla base dell’armonia: il legno fa crescere, l’acqua controlla, il fuoco sprigiona l’energia, la terra equilibra, il metallo solidifica – spiega nell’ufficio della società che ha fondato pochi mesi fa a Milano, la Neusearch -. Se in un’azienda c’è solo l’elemento legno significa che tutti vogliono costruire: è come se ci fossero start-up ogni giorno. Non va bene. Ci deve essere anche l’acqua, ma se ce n’è troppa non si inventa più niente; d’altra parte se mancano il movimento e la creatività del fuoco l’azienda rimane fissa. Tutto questo dev’essere equilibrato con l’elemento terra e consolidato con il metallo. Le aziende di successo posseggono nella giusta proporzione i cinque elementi».

Breve pausa per riordinare le idee. Dell’Orto continua: «Ogni uomo si muove secondo le proprie motivazioni, che sono talvolta consce, talvolta inconsce. Se sono consce e supportate dal talento la missione è chiara e irrefrenabile: Honda voleva fabbricare motociclette, Ford le auto, Picasso dipingere, Maradona giocare a calcio. Sapevano, istintivamente, quale fosse il loro ruolo nella vita. Per le altre persone non è così, però hanno valori sulla base dei quali esse creano obbiettivi. Il mio scopo è indagare i candidati e vedere se sono in linea con gli scopi dell’azienda e se le loro caratteristiche professionali e umane sono funzionali all’equilibrio dei cinque elementi dentro la società».
Ecco l’armonia tra l’impresa e il manager: un incastro spesso subliminale tra la cultura e i valori della prima e l’identità e le capacità del secondo. «Nella mia vita ho intervistato circa 10mila persone e l’esperienza mi insegna che le condizioni materiali – stipendio, auto, bonus – non sono tutto; raggiunti certi livelli i top manager cercano di soddisfare le proprie motivazioni più profonde (gli esperti Usa ne hanno individuate otto). E quando questo non accade se ne vanno. Eppure spesso le aziende offrono più di quel che ai dirigenti interessa meno e meno di ciò che a essi interessa di più. Questo spalanca scenari nuovi e inesplorati».

L’idea è affascinante, ma non è un’utopia? Dell’Orto sente che non è così. Di solito quando i cacciatori di teste lasciano un’azienda portano con sé molti clienti, spesso i migliori. «Io non l’ho fatto: non sarebbe stato etico, ora è come se ricominciassi da zero». Ma non se ne preoccupa. Sente che questa è la sua missione in un mondo sempre più disarmonico.
Dell’Orto parla dischiudendo orizzonti sorprendenti. «Io cerco di aiutare chiunque si trovi davanti a me. Lo faccio senza farlo pesare, senza un atteggiamento religioso, perché non è questo il mio comportamento: mi viene spontaneo». Spiega come sia riuscito a raggiungere una serenità che gli consente di superare l’angoscia, le preoccupazioni e di interpretare come tappe evolutive i momenti bui della vita. Dice che nel suo ufficio c’è «un’energia positiva, in modo che ognuno di noi, dalla segretaria al mega partner, possa evolvere e che il lavoro diventi così tanto di noi che si possa operare stando bene, sentendosi puliti e trasparenti».

Se sette anni fa gli avessero predetto che si sarebbe ritrovato in un ufficio arredato con i principi del Fen Shui non ci avrebbe creduto. Allora era solo uno dei più grandi cacciatori di teste. Oggi è qualcosa di più. È un uomo che ha avuto il coraggio di seguire il suo cuore.

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