Lunedi 3 dicembre, alle 15,30, uno degli strateghi elettorali di Obama era a Milano per partecipare a un dibattito sul ruolo dei social media e delle nuove forme di comunicazione politica, con ovvio riferimento alle presidenziali appena concluse.

Si chiama Michael Slaby ed è il Chief Integration and Innovation officer per la campagna di Obama, gli altri due oratori erano Beppe Severgnini del Corriere della Sera e il sottoscritto. L’incontro si è svolto all’Università Statale, via Festa del Perdono, ed è organizzato dal Consolato americano e dall’Osservatorio sui social media dell’Università Statale.

Annunciando l’incontro avevo promesso che sarei tornato sull’argomento. Una bravissima collega del giornale.it, Laura Lesevre, ha scritto un pezzo sull’incontro di cui raccomando la lettura. A conti fatti, l’impostazione della campagna online del 2012 è stata analoga a quella del 2008, con il ruolo predominante di Facebook. La grande novità è rappresentata dall’uso intensivo di Twitter, sulle cui virtù riguardo lo sviluppo di una coscienza civica, ho qualche dubbio, come ben ricorda Laura Lesevre. Non è certo “la macchina della verità”, come invece sostiene Severgnini; è piuttosto uno strumento che va maneggiato con cura per evitare gaffe o commenti inopportuni, rischi che peraltro sono limitati considerando che, perlomeno negli Stati Uniti, a cinguettare raramente è il candidato in persona, bensì gli spin doctor in sue vece. E’, invece, un efficace strumento di propagana, perchè solletica l’impulsività  consentendo agli spin doctor da un lato di motivare costantemente gli attivisti impegnati nella campagna, dall’altro di orientare i giudizi di quella minoranza (pari al 15% degli elettori) che usa Twitter attivamente. Ma per vincere le elezioni devi rivolgerti al restante 85%… che raggiungi miscelando con sapienza tutti i mezzi di comunicazione, inclusi quelli più tradizionali.

E’ il giusto mix tra tv, giornali, cartellonistica, volontariato, siti internet, social come Facebook e Twitter il segreto per condurre una campagna che sarà vincente se saprà suscitare consenso non tanto sui programmi quanto sui valori, le aspettative, l’identità. Più che con la mente le elezioni si vincono col cuore.