E’ Natale e bisogna essere buoni ma dopo aver ascoltato il discorso di Mario Monti non si puô non essere arrabbiati, molto arrabbiati. Tutta l’arroganza e la vacuità intellettuale dell’uomo è emersa con chiarezza. Al nostro premier la democrazia dà evidentemente fastidio, come peraltro sospettiamo da tempo e va aggirata sistematicamente. Di solito, però è più scaltro mentre ieri ha gettato la maschera con un discorso molto chiaro nelle finalità, ma sconclusionato nelle argomentazioni, al punto che persino un giornale a lui  molto amico come il Corriere della Sera ha dovuto riconoscerlo.

Negli ultimi tempi ha lasciato intendere di volersi candidare, poi di voler restare ai margini, ora lascia aperta una finestra per entrare in gioco in extremis, intanto si erge a giudice dei politici e soprattutto si autocandida a premier, con la supponenza di chi sa di poter contare sull’appoggio di lobbies internazionali e ha una sconsiderata stima di sè.

Gli italiani, per fortuna, proprio sprovveduti non sono e la pattuglia dei suoi ammiratori, si è verosimilmente già ristretta. Eppure la loro disapprovazione non basta, perché nell’Europa di oggi la sovranità popolare non conta più nulla. E’ questo l’epilogo più amaro di questa crisi: siamo diventati una democrazia nominale, che mantiene la forma ma viene svuotata nella sostanza di meccanismo di governo e di equilibrio tra i poteri magari imperfetti ma preferibili a qualunque forma di autoritarismo, quelle che, invece, senza dichiarare i propri intendimenti, vengono promosse da certi ambienti e da certi leader.

Grazie di cuore, presidente Monti. Lei sì è un grande uomo.