Bersani perde a meno che… concludevo così il mio ultimo post. A meno che non sappia ribaltare la dinamica di una campagna elettorale che lo vede sempre più ai margini. Obiettivo che può essere ottenuto solo in due modi:

1) Il più logico, il più nobile: Bersani dovrebbe uscire in questi ultimi dieci giorni con una o possibilmente due grandi proposte che lo rimettano al centro dell’attenzione pubblica e che colpiscano una sensibilità condivisa da un numero molto elevato di italiani o perlomeno di quella fetta di elettori ancora indecisi che determineranno l’esito delle elezioni. E’ il colpo di scena del leader forte, autorevole, che al momento giusto rialza la testa. Ma Bersani per ora non ha dimostrato esserlo e sembra ossessionato dalla paura di sbagliare. Se fa proposte troppo di sinistra si scopre sul fronte dei moderati, se fa una proposta che piace alla borghesia viene impallinato da Ingroia e forse anche da Vendola. Dunque sta praticamente fermo.

2) Togliere il vento a Berlusconi. Questa è l’ipotesi più concreta e pericolosa per il Cav, il quale ha compiuto un miracolo ma corre comunque svantaggiato. Alle elezioni precedenti era un leader propositivo, vincente che sapeva mobilitare un consenso convinto, ora sembra prevalere per default ovvero gli elettori moderati lo scelgono perchè non si fidano nè di Bersani nè di Monti e pensano: piuttosto che chi tassa, tutto sommato meglio Silvio. Ma rispetto al 2008 il centrodestra ha perso, irrimediabilmente, il 10-15% degli elettori. Dunque può prevalere solo se il Pd continua a calare. Il paradosso è che si vince con il 32-35% dei consensi e non più con il 40-45%. E per vincere il Cav non può permettersi di perdere il consenso recuperato faticosamente finora,

I rischi sono due: che Berlusconi danneggi se stesso per eccesso di euforia, come gli è già capitato in passato e come in parte è avvenuto negli ultimi giorni (battute sulla ragazza); scivolate di questo tipo possono costargli 1-2 preziosissimi punti . Dunque deve calibrare con attenzione ogni mossa. Ne sarà capace al termine di una campagna breve ma molto stressante? Oppure che siano scandali o eventi esterni a danneggiarlo , come la vicenda Formigoni, i processi in corso, un crollo dello spread, le variabili sono tante. Ne basta uno efficace – che riesca a imbarazzarlo senza farlo apparire una vittima – per farlo arretrare di quel tanto che basta per far vincere Bersani. Non è certo Crozza l’arma letale (prestazione davvero modesta la sua), ma si annunciano giorni difficili e molto, molto incerti per il Cav, che in ogni caso deve trovare il modo di motivare gli elettori nel rush finale, magari con qualche altro annuncio a sorpresa.

In ogni caso, in una campagna in cui non si è parlato di idee né di programmi, a determinare l’esito del voto saranno le percezioni degli elettori, il loro stato d’animo, magari l’umore delle ultime ore. Sarà un voto impulsivo, instabile, talvolta rabbioso e, nelle motivazioni, sostanzialmente “negativo” (voto per il meno peggio in questo schifo di mondo).

Per questo l’unico davvero sereno è, paradossalmente, Beppe Grillo, che era sul punto di sgonfiarsi due-tre settimane fa, come da sempre capita ai movimenti di protesta al momento del voto per i dubbi che attanagliano i simpatizzanti (ppsso fidarmi? E’ una scelta giusta?). L’esplodere degli scandali, da Monte Dei Paschi di Siena a Finmeccanica, passando per la vicenda Maugeri-Formigoni e le spese pazze dei consiglieri della Regione Lombardia, indurrà un numero più alto del previsto di elettori a scegliere Grillo, l’unico che non solo non è invischiato in vicende di questo tipo ma  che le denuncia dai tempi della Parmalat. Verosimilmente supererà facilmente il 10-12% , ma potrebbe puntare molto più in alto.

In ogni caso,a modo suo, ha già vinto.

 

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Il vincitore è... Grillo! (e cosa rischia davvero Berlusconi) , 4.4 out of 5 based on 87 ratings