Dunque Letta ce l’ha fatta. Come scritto nelle stelle. La scelta era obbligata: governissimo doveva essere e governissimo è stato. Per mancanza di alternative e perchè conviene ai tre partiti che lo sostengono.

A Berlusconi, che negli ultimi mesi si è mosso bene, e che ora unisce il senso di reponsabilità nazionale (“l’Italia non può restare senza governo”) alla necessità di tutelarsi dagli attacchi della magistratura, perlomeno di provarci.

Conviene al Pd, che deve assolutamente guadagnare tempo per tentare di ridarsi un contegno, una dignità, una leadership.

E ai centristi perchè è l’unico modo per restare in vita.

Tutti, inoltre, sono interessati a neutralizzare e a svuotare Grillo (il quale, peraltro, da qualche tempo li sta aiutando), sapendo che il tempo gioca contro il leader del Movimento 5 Stelle.

Tutto sommato per l’Italia è il male minore. Resta però il fatto che a guidare il Paese sono personaggi legati agli stessi ambienti e agli stessi think tank internazionali, che da tempo mirano a un europeismo elitario, caratterizzato dalla continua sottrazione di sovranità e di poteri dagli Stati nazionali a beneficio di enti, organismi sovranazionali che non hanno legittimità popolare, nè adeguati contropoteri; come avviene invece negli Stati occidentali di tradizione democratica.

Mario Monti era uno dei massimi rappresentanti di quegli ambienti. Enrico Letta, come noto, uno dei suoi giovani epigoni. Emma Bonino è un ex Commissario ben vista a Bruxelles. Enzo Moavero Milanesi, ministro agli Affari Ue, è un Ex giudice presso la Corte di giustizia europea, che Monti aveva nominato Ministro delle Politiche comunitarie. Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia, è un uomo fidatissimo di Mario Draghi, che oggi è uno degli uomini più influenti in Europa e il vero dominus della politica italiana. La presenza di un ministro di origine africana, Cecile Kyenge, ricorda scelte analoghe compiute in altri Paesi europei: è alta e simbolica nelle intenzioni. Ma – considerate le idee della Kyenge, favorevole a un’immigrazione scriteriata – in linea con una certa visione europeista, che tende a favorire società sempre più multietniche e multirazziali, sempre meno attaccate al proprio territorio, alle proprie radici.

Certo, la presenza di ministri del Pd, del Pdl, che non solo legati quegli ambienti, riequilibra sulla carta i pesi, ma a mio giudizio non basta a cambiare l’orientamento di fondo del governo di Enrico Letta, che è di continuità con il suo maestro Monti. Come desiderava Giorgio Napolitano, un presidente dalla forte vocazione europeista, talvolta più attento agli interessi di Bruxelles che ai valori della Costituzione.

Insomma, è il minore dei mali ma non c’è da brindare. Semmai occorre vigilare. Con lucidità e credibilità.