I risultati delle elezioni amministrative non sono sorprendenti e nessuno può davvero esultare. Vediamo perché.

1) Il Pd esulta per il successo di Marino, che però è dovuto non al ritrovato slancio popolare per la sinistra moderata, bensì soltanto alla disciplina dello zoccolo duro dell’elettorato, rappresentato da quel 20/25% che vota sempre centrosinistra. Si dirà: ma Marino ha ottenuto il 40%. Vero, ma se la partecipazione è di appena il 50%, il dato reale è un altro. Per il Pd non è una rinascita, ma una boccata d’ossigeno. I problemi esistenziali e di posizionamento restano tali.

2) Il secondo posto con ampio distacco di Alemanno è preoccupante per due ragioni. La prima: è la seconda volta che il centrodestra rischia di perdere il controllo di una grande città: dopo Milano, probabilmente Roma. Gran brutto segnale.

Ma la seconda ragione deve fa riflettere ancor di più i quadri del partito: se Berlusconi non si impegna in prima persona, il Pdl si affloscia e perde colpi. Ma come può un grande partito moderato fare affidamento sempre e solo sul suo fondatore? A quando la maturità, peraltro invocata dallo stesso Cavaliere?

3) il dato più significativo è rappresentato dalla sconfitta di Grillo, che viene dimezzato rispetto alle politiche e non riesce a mandare al ballottaggio nemmeno un candidato. Anche in questo caso nessuna sorpresa. Già alcune settimane fa su questo blog ho indicato quelli che ho definito i limiti di Grillo, limiti che ora trovano conferma.

Il leader del Movimento 5 stelle è stato bravissimo nell’interpretare il malessere del Paese fino al febbraio scorso, ma pessimo nella selezione dei candidati alle politiche ma soprattutto per la manifesta incapacitá di adeguare il linguaggio e la linea politica al dopo elezioni. Ha continuato ad urlare e a insultare come prima, non rendendosi conto che per ampliare il consenso avrebbe dovuto puntare sulla credibilità; abbassando i toni senza rinunciare alla denuncia, dimostrando di saper gestire naturalmente la truppa di deputati e senatori, senza diktat autoritari; attorniandosi di collaboratori preparati, competenti e fidati e non di un solo guru (Casaleggio) e di tanti consulenti improvvisati.

Se lo avesse fatto avrebbe saputo leggere e prevenire la guerra della comunicazione che gli è stata dichiarata dall’establishment, e che ha perso, come da copione.

Sia chiaro: resta forte,Grillo. In Parlamento. Ma l’impressione è che la dinamica si sia spezzata. Non ha più il vento in poppa e più che avanti può andare indietro. Per colpe proprie più che di altri.