Accolgo con una punta di ironia lo “stupore” con cui l’opinione pubblica americana e internazionale commenta le rivelazioni sullo spionaggio di massa operato dall’Amministrazione Obama su telefoni e comunicazioni online. Microsoft, Google, Facebook, Skype e Apple: tutti spiati, gli americani. Ma molto probabilmente anche noi, considerato che usiamo gli stessi strumenti e non si capisce perché l’America debba tutelare più gli stranieri che non i cittadini. Il mio è solo un dubbio, ma molto, molto plausibile.

Fanno sorridere le grida di dolore che si levano su Obama che – orrore! – non è il riformista illuminato in cui mezzo mondo, con soave ingenuità, aveva creduto, bensì un presidente che manipola, controlla, un Grande Fratello. Come, o forse peggio, di Bush.

In realtà non c’è da stupirsi: la politica americana è caratterizzata da una grandissima continuità tra un presidente e l’altro, e da straordinarie affinità tra democratici e repubblicani, che si accapigliano sull’aborto o sul matrimonio gay, ma poi, una volta al potere, differiscono ben poco nella gestione dei grandi dossier strategici. Obama, come Bush, non può sottrarsi al potere condizionante delle grandy lobby, a cominciare da quella finanziaria. Obama, come Bush, usa i droni e non può cambiare il grande corso deciso dagli strateghi del Pentagono. Obama, come Bush, rappresenta interessi più vasti. E deve stare al gioco.

Per chi da sempre ammira l’America e i suoi valori più autentici è una ferita, ma, ahimé, certo non una sorpresa.