In pochi minuti sulla vicenda di Berlusconi è stato detto di tutto. Il senso complessivo è chiaro: la nuova tattica giudiziaria ha dato i suoi frutti. Per 20 anni hanno tentato di far fuori il Cav tramite grandi, spettacoli processi, senza riuscirci. Poi hanno cambiato strada: moltiplicare i capi d’accusa, moltiplicare i processi, con lo scopo di arrivare ad almeno a una sentenza in giudicato e, sebbene in extremis ce l’hanno fatta. Nulla di sorprendente, peraltro, era tutto scritto (vedi il post far fuori Berlusconi e poi grillo del marzo scorso).

Ora alcune considerazioni

a) Dopo i diritti mediaset, entro un paio d’anni, ma forse anche prima, arriverà la sentenza Ruby e poi il caso De Gregorio. La prospettiva che Berlusconi debba trascorrere ai domiciliari molto più dell’anno che ora dovrà scontare, è molto concreto. Dunque, a mio giudizio, è inverosimile che possa tornare a fare politica attiva, che possa condurre nuove campagne elettorali.

b) Tuttavia politicamente continuerà a pesare. La sua influenza, il suo carisma su una parte importante dell’elettorato, la sensazione, diffusa nell’opinione pubblica moderata, che sia stato vittima di un’ingiustizia, gli conferiscono un potere che i domiciliari potranno limitare ma non cancellare del tutto; anche perché, per vent’anni, Berlusconi è stato il centrodestra. E anche nel prossimo futuro la sua opinione sarà decisiva, conferendogli un potere di condizionamento che probabilmente la sinistra sottovaluta.

c) E qui giungo al terzo punto. Il disgusto per la politica è profondo nel Paese e riguarda anche i politici di centrodestra. Detto senza perifrasi: come dimostrano da tempo sia i sondaggi sia l’esito dell’ultima campagna elettorale, senza Berlusconi il Pdl conta poco elettoralmente e rischia in tempi rapidi di fare la stessa fine di Scelta Civica di Monti. Quando in televisione appaiono i soliti volti della politica (insisto: anche di centrodestra!), l’effetto è devastante sugli elettori.

Ecco perchè la reazione davvero lungimirante del Cav dovrebbe essere quella di rompere con il passato e di promuovere la nascita di un centrodestra radicalmente nuovo, di chiara rottura con la partitocrazia e capace, proprio perchè sorprendente, di stabilire un nuovo contratto con gli elettori moderati. E’ come se si tornasse al ’92 ai tempi del crollo del Pentapartito, quando quell’elettorato, che da sempre è maggioritario, rimase senza rappresentanza.

Allora Forza Italia rappresentò il cambiamento. Ora il Cav vuole farla rinascere, non conosco il progetto ma l’intenzione mi sembra significativa. Ma la domanda chiave è: con quale leader?
C’è bisogno di un volto nuovo, sorprendente, che esca dalla società civile, credibile, capace di ispirare fiducia. Uscirà dal cilindro del Cav?