Da esperto di comunicazione non capisco uno dei tanti misteri del centrodestra: ma perché dall’entourage berlusconiano esce tutto, ma proprio tutto, quel che si discute e proprio sui giornali che non sono certo amici del Cavaliere? Nell’ordine: Repubblica, Corriere della Sera, la Stampa pubblicano quotidianamente dei retroscena accurati e tempestivi sulle riunioni di Arcore, gli uomori e gli stati d’animo del Cavaliere e della sua famiglia, i dissidi tra le varie fazioni.

Una delle regole numero uno di un ufficio comunicazione è il controllo del flusso delle informazioni: non si lascia nulla al caso e più le informazioni sono confidenziali e riservate, più è meticoloso il controllo per evitare fughe incontrollate e confidenze non desiderate alla stampa. Il Pdl di questi tempi invece sembra la sala d’aspetto di un consultorio: privacy zero; contrariamente a quanto accade quando governa la sinistra o intoccabili come Monti, che devono temere meno del Cav i “retroscena”, peraltro giornalisticamente gustosi, di gran parte della stampa.

Perché un grande comunicatore come Berlusconi non riesce a impedire una pratica che, tanto più in tempi difficili come questi, chiaramente lo danneggia, privandolo tra l’altro di una delle armi più efficaci, quale la sorpresa?

Certo che se – com’è probabile – ad alimentare questa consuetudine fossero i colonnelli del partito per regolare conti interni a mezzo stampa, il segnale sarebbe inquietante. Nel 2008 Hillary Clinton perse la corsa contro Obama anche perché il suo staff era diviso e due fazioni si combattevano “imboccando” i giornalisti con dichiarazioni infide e contraddittorie che avevano un solo effetto: far apparire ondivaga l’allora candidato alla nomination democratica. La storia insegna che una squadra unita è un requisito imprescindibile per vincere.

Come può il Cav uscire da una situazione difficilissima, che richiede un colpo di genio, se tutti vengono a sapere tutto in tempo reale? Possibile che non se ne renda conto?