Brevissimo flash sulla crisi siriana. Dunque i siti di alcuni giornali americani, tra cui il New York Times, sarebbero stati oscurati dagli hacker dell'”Esercito elettronico siriano”. Che i siti siano andati ko è indubbio, ma è sospetto che la paternità sia stata subito attribuita a fantomatici hacker al servizio di Damasco.

Da un lato è inverosimile che un piccolo Stato dilaniato da una sanguinosa guerra civile disponga di hacker così bravi dall’abbattere siti ultraprotetti. Dov’erano finora? Perchè non hanno compiuto altre azioni in questi due anni?

D’altro canto sono poco credibili per tempismo e modalità. Qual è il vantaggio, per Assad, di oscurare New York Times, Huffington Post e Usa Today? Nessuno. Evidenti, invece, le ricadute negative: colpendo siti molto popolari, queste azioni suscitano l’indignazione dei lettori americani e familirizzano il conflitto, rendendolo più americano e indicando con ancor più precisione chi sia il cattivo.

Cui prodest?Risposta ovvia. Potrei sbagliarmi, ma è molto verosimile che qualcuno abbia approfittato di un vero attacco informatico per attribuirlo alla Siria e infiammare gli animi dell’opinione pubblica americana, già turbata dalle immagini dei bambini uccisi dal gas.

Un’operazione di spin o, per chiamarla col suo vero nome, di manipolazione mediatica. Un’operazione da manuale.

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