Sarà perché non vivo più in Italia, ma non riesco a reprimere un senso di nausea e di noia profonda non appena, sfogliando un giornale, leggendo un sito internet o guardando un talk show in tv sento parlare un politico. Tutti i politici, di destra e di sinistra. Alfano o D’Alema, Letta o il suo alter ego Monti, Epifani o Cicchitto: la politica – con un Berlusconi impegnato a cercare una soluzione ai guai giudiziari – appare sempre più autorefenziale, incluso, naturalmente, Renzi, le cui capacità affabulatrici sono pari all’evanescenza progettuale. Un gran parlatore, uno splendido propagatore di ovvietà, il politico amicone capace di straordinarie acrobazie verbali pur di non urtare i suoi potenziali elettori: l’immagine è costruita molto bene, ma non vedo la stoffa dello statista.

La Lega Nord non è riuscita a reagire agli scandaletti di alcuni mesi fa (risibili rispetto ad altre vicende ma molto mediatici) e appare abulica, la sinistra alternativa è scomparsa. Beppe Grillo sa fiutare meglio di chiunque altro il vento ma sembra incapace di uscire dalla caotica dimensione di un movimento che vuole essere libertario ma che non tollera, al proprio interno, il dissenso e su cui grava l’ombra di un personaggio enigmatico come Casaleggio.

Ovunque vi voltiate, troverete politici che parlano tra di loro o per loro o contro di loro. Palazzo, palazzo e ancora palazzo. E ognuno di loro si illude di poter conquistare il cuore degli elettori. Non si accorgono che invece, mai come ora, l’opinione pubblica ha bisogno di qualcuno che affronti concretamente i problemi del Paese, che spieghi perché una delle più belle realtà industriali mondiali sta morendo per inedia, che affronti la questione dei poteri dell’Europa; insomma che sappia spiegare la realtà senza retorica, con realismo, onestà intellettuale. E che sappia proporre soluzioni concrete.

Ecco, gli italiani, come molti altri popoli europei, hanno bisogno di risposte solide, di vedere davvero una soluzione; che sia di destra o di sinistra poco importa. Non è l’etichetta che conta, ma la sostanza. E’ quel che i politici italiani – tutti i politici italiani – si ostinano a non comprendere, danneggiando il loro Paese prima ancora che loro stessi.