Ridateci il mercato, quello vero. Quello di oggi è un’altra cosa, a cominciare dalla realtà che conosciamo meglio: quella europea.

Il Trattato di Maastricht è arbitrario, fuorviante, ingiusto, ma intoccabile, inamendabile e provoca squilibri e ingiustizie a beneficio di un Paese, la Germania, e a detrimento di tutti gli altri. I meccanismi di compensazione tipici di un’economia di mercato tra Paesi esportatori e importatori, tra quelli deboli e quelli forti in questa Europa non funzionano, come ben documentato da Alberto Bagnai, nel suo notevole e chiarissimo saggio “Il tramonto dell’euro”.

Ma evidenti anomalie riguardano anche altri ambiti. Siamo cresciuti – noi, veri democratici e veri liberali – pensando che nell’economia di mercato le regole dovessero essere chiare e incentrate sul principio di responsabilità, sia degli imprenditori / banchieri (chi è bravo brilla e guadagna, chi sbaglia paga), sia delle istituzioni chiamate a tracciare i guard rail del mercato, dunque con uno stato di diritto riconoscibile, basato sulla sovranità nazionale all’interno dei singoli Paesi e su forme di cooperazione chiare e trasparenti a livello internazionale.

Oggi invece organismi internazionali come il Fmi, la Banca Mondiale, il Financial Stability Forum, l’Ocse, il Comitato di Basilea, eccetera sono accomunati dal privilegio di non rispondere a nessuno (dunque sono sopra la legge!) ma di poter condizionare e sovente imporre la propria volontà sia ai Paesi che agli operatori economici. E’ un’aberrazione di cui pochi sono consapevoli e che nessuno contesta.

Alle stesse logiche e violando ancora una volta il principio di responsabilità, rispondono le banche centrali che godono di un’immunità assoluta e che da qualche anno continuano a drogare i mercati finanziari, non solo rendendo le banche “too big to fail” (troppo grandi per fallire) ancor più sistemiche e ancor più intoccabili di prima, ma continuando a stampare moneta elettronica in quantità inammiginabili, denaro che viene letteralmente regalato alle banche per impedirle di fallire o usato per comprare arbitrariamente titoli di Stato di Paesi da doppia o tripla A che in realtà restano invenduti.

Gli effetti devastanti sono, a mio giudizio, evidenti:

– Oggi nel mondo esistono dieci banche che non verranno mai lasciate fallire e dunque possono permettersi di commettere errori o frodi gigantesche, sapendo di rischiare al massimo una multa di alcune centinaia di milioni di dollari, talvolta anche di qualche miliardo, multe che fanno sensazione sui media, ma sono marginali rispetto ai volumi d’affari e non intaccano il potere, anzi lo strapotere degli istituti.

– Il sistema finananziario viene sostenuto con interventi artificiali, creando un’evidente asimmetria con gli altri settori economici. Nessuna industria è stata salvata, sussidiata, protetta come stanno facedo le Banche centrali nei confronti dei finanziari.

– Stampare moneta per quanto virtuale – la Fed ha iniettato 85 miliardi al mese che ora scendera no a 75 – può rappresentare una misura straordinaria, ma in realtà è diventata quasi sistemica. Ed è all’origine dell’altrimenti improbabile rialzo di Borsa degli ultimi due anni.

– Il giudizio delle agenzie di rating è falsato alla fonte per un’altra evidente asimmetria. Per anni tali istituti – privati e per nulla oggettivi – hanno chiuso gli occhi su certe pratiche (vedi i subprime) oggi si dimostrano sensibili alle pressioni dei Paesi più forti, e finiscono per applicare un doppio standard: implacabili con quelli deboli come l’Italia, comprensivi o distratti con quelli forti, come gli Usa.

Tutto questo rappresenta un’aperta violazione delle teorie e dell’esperienza empirica di grandi economisti, ma in un gioco degli specchi che permette di salvare l’apparenza. In fondo la Borsa è aperta e le contrattazioni dei Titoli di Stato sono quotidiane. Cos’è che non va?

C’è tanto, perché le distorsioni avvengono alla fonte, agendo sulle regole, sulle normative che condizionano il mercato (come avviene con Maastricht, con un’Unione europea opaca e arbritraria, come fanno le banche centrali, il Fmi, eccetera). Stampare denaro e distribuirlo gratuitamente, ma non a tutti, solo al sistema bancario rappresenta poi la negazione plateale dei principi cardine di un’economia basata sul merito e sull’incrocio tra la domanda e l’offerta e istituzionalizza procedure e logiche degne più dell’Unione sovietica che di un’economia liberale.

La manipolazione avviene dall’alto e costituisce – per chi ha la lucidità di vederlo – una delle modalità di gestione del potere in un’economia globalizzata. Manipolazione che impedisce al mercato di esercitare davvero liberamente e proficuamente la propria forza.

Questo è il punto. Oggi avrebbero torto sia Keynes che Schumpeter che Von Hayeck che Einaudi.

E forse, paradossalmente, ragione Giorgio Gaber quando cantava “il falso è tutto, tutto è falso”. Anche questo mercato… Anche questa Europa…