Poche ore dopo aver scritto questo post è uscita questa notizia sulle manovre alla Procura di Firenze. Tutto legittimo e nella norma, per carità. Però certe coincidenze appaiono perlomeno singolari. Le logiche non cambiano. Il post, ahimè, sempre più attuale.

Rileggiamo gli ultimi mesi: Berlusconi vince quasi le elezioni, poi la Consulta convalida la condanna. Berlusconi appare tramortito. Fonda Forza Italia ma lascia Alfano e i suoi compagni a puntello del governo Letta. Il Cav resta nell’ombra, i suoi interventi sono scarni e con la voce velata dalla stanchezza e dall’amarezza. Non sembra l’uomo di prima.

Poi Renzi accelera sulle vie delle riforme, incontra Berlusconi, che torna al centro del dibattito politico, legittimato dal leader del Partito Democratico, e in ascesa nei sondaggi. Nel Pd l’ala postcomunista e giustizialista appare in difficoltà.

La magistratura, che era rimasta molto quieta e che ha nell’ala perdente del Pd il proprio referente culturale, improvvisamente si risveglia. E su Berlusconi, come d’incanto, piovono nuove imputazioni; che lo avviliscono e mettono potenzialmente in imbarazzo Renzi.

Non è difficile immaginare il seguito: se si dovesse andare alle elezioni, la decisione di rendere operativa la sentenza che condanna Berlusconi verosimilmente ai domiciliari e che ora risulta, sospesa nel limbo, diventerebbe immediatamente esecutiva, estromettendolo dalla campagna elettorale e decapitando Forza Italia. I tempi della Giustizia sono imperscrutabili per i comuni cittadini, lentissimi per alcuni, velocissimi per altri. E provvidenziali solo per pochi, peraltro sempre gli stessi.

Anche Beppe Grillo qualche mese fa ha subito un tentativo di delegittimazione, più mediatica che giudiziaria. E anni fa il Bossi delle origini – non quello menomato dall’ictus e ostaggio della famiglia – aveva subito trattamenti analoghi, passando da pericoloso eversore ad affidabile politico, a seconda delle convenienze di una certa sinistra e di un certo establishment. Lo stesso Di Pietro è sparito di scena usando i media (via Report) e la magistratura, che per anni lo hanno esaltato, in un ribaltamento di giudizio incomprensibile (le accuse a suo carico erano note da tempo) quanto imperscrutabile.

Si può essere d’accordo o dissentire con Berlusconi, Grillo, Bossi, Di Pietro. Potete essere di destra, di sinistra o anticonformisti. Ma se sommate le due variabili che hanno condizionato l’Italia dai primi anni Novanta ad oggi – la magistratura da una parte e le lobby finanziarie europeiste rappresentate da Ciampi, Prodi, Padoa Schioppa, Monti, Letta, Draghi, Napolitano dall’altra – il responso è chiaro e sconsolante.

Comandano loro. E chi si oppone può urlare finché resta all’opposizione ma non può sperare di cambiare davvero il Paese.

Bossi e Di Pietro appartengono al passato. Berlusconi e Grillo non ancora.

Quanto a Renzi, vedremo. E’ un vero riformatore? Mah, io non riesco a illudermi…

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