Scusate, ma criticare il presidente della Repubblica, in democrazia si può. Anche chiederne l’impeachment. In democrazia. Però in Italia vige una legge non scritta secondo la quale certe cariche, se ricoperte da certe personalità, beneficiano di un’immunità assoluta; anzi di un’intoccabilità assoluta. Per intenderci: è quella che ha tutelato Scalfaro, Ciampi o Napolitano.
Se invece ti chiami Cossiga o Leone e non appartieni alle lobby giuste, sei, invece, un pazzo, un Kattivo o un corrotto, un guitto. E puoi essere distrutto dalla stampa e dalla magistratura. La trama del film è sempre la stessa.

Nel merito, è indubbiamente scioccante accusare Napolitano di essere un boia della democrazia. La frase è forte, tagliante, nella forma. Ma, nel merito è davvero infondata? Napolitano ha sempre rispettato lo spirito della Costituzione? Ha tutelato più gli italiani o le lobby europee? Come si conciliano i suoi continui appelli alla cessione di sovranità all’Europa con il dovere, sancito dalla Costituzione, di difendere la sovranità italiana?

Non mi piace Casaleggio e non riesco a immaginare che Grillo possa essere il leader che risolleva l’Italia. L’ho criticato e lo farò anche in futuro ma non riesco ad associarmi al coro di chi attacca il Movimento 5 Stelle per la richiesta di impeachment. In democrazia non è scandalosa. In democrazia è lecito criticare e mettere in dubbio l’operato del Primo Cittadino. Che non è un Dio, non è un Papa, non è un Re.

E’ o dovrebbe essere un cittadino, come gli altri. E in quanto tale accettare di essere criticato. Anche fuori dai denti.

I problema, in questo caso, non è Grillo. Il problema è Napolitano.

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Napolitano, lei non è un Re! Grillo stavolta non è scandaloso, 4.9 out of 5 based on 88 ratings
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