Avete mai sentito la voce di un amico che da mesi cerca il lavoro perso senza colpa? Un amico che non riesce più a pagare gli studi figli, che si dispera se l’auto si rompe, che per pagare la rata del mutuo stringe all’inverosimile la cinghia. E davanti a sè vede solo il baratro. Quando gli chiedi: “Come va?”. Lui ti risponde “Bene”, perchè orgoglioso ma la sua voce è ansimante anche se è seduto in poltrona e impercettibilmente tremula. E tu lo conosci troppo bene per non intuire il suo stato d’animo. Sì proprio lui che fino a 3-4 anni fa – mica un’eternità! – era un dirigente, un commerciante, un imprenditore e che nemmeno immaginava di potersi trovare in uno stato di disperazione esistenziale per povertà incipiente.

Quell’amico è come l’Italia, la Grecia, la Spagna, il Portogallo; Paesi a cui il Fondo Monetario Internazione, l’Unione Europea e la Banca europea continuano a indicare un futuro radioso che non si manifesta ma assomiglia sempre più a un miraggio con cui rabbonire le masse.

Diciamola tutta: continuando su questa strada non c’è speranza. Ed è un dovere cercare nuove strade. Oggi la differenza non è più fra destra e sinistra, ma fra chi capisce e chi non capisce; tra chi si lascia ipnotizzare dallo spin e dalla propaganda e chi invece non rinuncia ad osservare la realtà per quella che è; tra chi resta prigioniero di dogmi ormai vuoti e chi resta fedele ai valori di una società autentica e viva.

Io, lo sapete, appartengo alla seconda categoria. Per questo che non posso non segnalare l’iniziativa di Alberto Bagnai e dall’associazione Asimmetrie che si svolgerà a Roma il prossimo 12 aprile e intitolata “Quali scenari per l’Europa e per l’euro?“. Sì, si tratta di un convegno. Ma non il solito, barboso convegno. E’ qualcosa di più. E’ un esperimento, iniziato qualche mese fa in occasione della presentazione del Manifesto europeo di solidarietà e che si rafforza di mese in mese accomunando pensatori, economisti, imprenditori lontanissimi gli uni dagli altri per formazione e storie personali. Fino a ieri. E ora vicinissimi.

Economisti liberali (vogliamo definirli di destra?) come Claudio Borghi Aquilini e Paolo Savona. Grandi imprenditori come Hans-Olaf Henkel, ex presidente della Confindustria tedesca. Un ex commissario europeo iperliberista come Frits Bolkestein. Economisti di sinistra come lo stesso Bagnai, lo spagnolo Antoni Soy, l’editorialista del Guardian Costas Lapavitsas. E altri ancora.

Sentono – tutti – l’urgenza di non arrendersi e individuano nell’euro non una fonte di progresso ma di ineluttabile declino. La moneta unica è il problema. Si fanno interpreti di una sfida che in questo frangente storico va oltre le ideologie a difesa della democrazia, del mercato, dello stato di diritto, della sovranità popolare, del benessere conquistato meritoriamente negli ultimi 70 anni e che ora rischia di scomparire.

Parleranno a Roma. Per ravvivare le coscienze. Per non morire di euro.

Fanno appello agli uomini liberi di qualunque orientamento politico. Io ci sarò.

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Oltre la destra e la sinistra. Per non morire di euro, 4.8 out of 5 based on 77 ratings
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