LAVORI IN CORSO – MARCELLO FOA E LUCIANO MONTI – 25-03-2014

Ieri ho partecipato a un dibattito sull’emittente italiana RadioRadio con il professor Luciano Monti, docente di Politica Economica Europea alla LUISS. Tema:  il dopo elezioni in Francia e l’euro. Bel dibattito, ben condotto, ricco di contenuti ma di facile comprensione anche per un pubblico generalista. (chi fosse interessato puô ascoltarlo qui sopra). Pur dissentendo su quasi tutto, ho apprezzato la correttezza e l’equilibrio del professor Monti.

Mi ha colpito un aspetto delle sue riflessioni. Monti più volte ha giudicato corretti miei giudizi che, come sanno i lettori di questo blog, sono solitamente precisi (ho tanti difetti ma non quello del “cerchiobottismo”). Ad esempio  mi ha dato ragione quando ho detto che uno dei problemi principali dell’Unione europea è provocato dalla rete tentacolare eppure invisibile delle lobby e dei tecnici – che nella più assoluta opacità – esercitano un’influenza enorme, sproporzionata su tutti i Paesi europei. Ha concordato quando ho definito un’aberrazione concettuale il “quantitative easing”, peraltro inutile perché queste vagonate di denaro virtuale finiscono alle banche indebitate, le quali tamponano i bilanci, ma non all’economia reale.

Ho riscontrato tuttavia,  i segnali di un riflesso condizionato. Il moderato, qualificato e gentilissimo professor Monti (lo è davvero, non sto ironizzando)  riconosce, come capita quasi sempre con gli intellettuali organici, la validità di argomenti forti e controcorrente ma alla fine riconduce il suo ragionamento e la sua visione nel mainstream. Ad esempio: il problema non è l’euro ma questa Europa. Riconosce che certi parametri di Maastricht sono irragionevoli ma chiaramente non contempla uno dei problemi fondamentali dell’euro ovvero le innaturali rigidità della moneta unica le quali – come spiega benissimo Alberto Bagnai – rendono impossibile i meccanismi di compensazione di mercato tra economie nazionali molto diverse tra loro.

E ha affermato, come tanti che “In Europa c’è ancora un deficit democratico”. Avete mai riflettuto hsul significato di questa espressione, che qualche spin doctor ha sapientemente costruito per suonare  innocua? “Un deficit democratico….” cosa volete che sia? Ci sono deficit dappertutto…

Scomposta significa che “manca democrazia” ovvero che l’Europa viene governata senza il rispetto di principi sacrosanti come quello della tripartizione dei poteri, della sovranità popolare, della responsabiltà della classe politica, dell’alternanza nella trasparenza. A proposito: governata da chi veramente? E con quali fini? Domande scomode che di solito non ricevono una risposta compiuta.

Ecco questa frase “il deficit democratico” dovrebbe suscitare l’indignazione degli intellettuali e della stampa che, sia essa di destra o di sinistra, dovrebbero esercitare il proprio ruolo di cane da guardia. E invece nulla. Anzi, viene assorbita come una verità assoluta, diventa, come tanti altri, un dogma e per questo continuamente ripetuto con l’effetto di rinforzarne l’assimiliazione nelle masse.

Insomma, si banalizza un’aberrazione. E solo  i liberi pensatori – di qualunque orientamento idelogico – hanno il coraggio di uscire dagli schemi. Ma sono, purtroppo, pochi.

Ps Luciano Monti ha risposto sul suo blog. Segnalo volentieri la sua replica:

http://lucianomonti.wordpress.com/2014/03/30/a-proposito-leuropa-non-e-piu-democratica-ma-va-bene-cosi/

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A proposito... l'Europa non è democratica. Ma va bene così., 5.0 out of 5 based on 71 ratings