Un paio di mesi fa, poco dopo la nomina di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, un amico che lavora nella finanza e che mi segue con molta simpatia ma anche con un certo scetticismo riguardo alle mie tesi, mi fa un discorso di questo tenore: “E’ già la terza volta che una grande banca d’affari parla bene della Borsa di Milano e invita a investire nei titoli italiani. Stesso approccio, stesse argomentazioni, non so cosa stia succedendo. La situazione a noi non sembra cambiata ma queste coincidenze non mi tornano. Mi sa che questa volta hai ragione tu”. Sui grandi giornali e sui siti, praticamente nulla se si esclude qualche trafiletto sul Sole 24 Ore.

Poi, tra fine marzo e i primi di aprile, l’informazione riservata a pochi privilegiati del mondo bancario, diventa pubblica. I quotidiani iniziano a battere sullo stesso tasto. Inizia Repubblica il 26 marzo, con Federico Fubini che avverte: “I fondi pronti a comprare “Ma è una fiducia a tempo riformare spesa e burocrazia” . Scrive Fubini: “Erano anni che l’Italia non raccoglieva un interesse simile sui mercati“, svelando che pochi giorni prima “un gruppo di investitori si è ritrovato nella sede di Royal Bank of Scotland, nel miglio quadrato della City di Londra. I gestori di fondi presenti erano circa trecento e in aggregato rappresentavano istituzioni che controllano ogni giorno molte migliaia di miliardi di dollari sui mercati globali. Fra gli altri c’erano colossi americani come Blackrock, Fidelity, Blackstone, hedge fund di punta come quello di George Soros o Glg, fondi pensione, banche, più l’antica aristrocrazia europea del risparmio gestito con Schroders. (..) Il 70% degli investitori raccolti ha sì detto che nei prossimi tre mesi «comprerà attivi italiani», mentre solo il 30% non pensa di farlo“.

A ruota il Corriere della Sera in prima pagina :  “Capitali esteri a caccia d’Italia”. Fabrizio Massaro spiega che fondi Usa, arabi e cinesi puntano su Borsa e made in Italy. Nel mirino banche, industria manifatturiera, moda e turismo.

E ancora: ” Così Goldman Sachs vende il nuovo corso politico. Garzarelli, capoeconomista del colosso Usa: :prezzi bassi e nuova stabilità. Rispetto alla Spagna avete fondamentali più solidi. Renzi? Per i mercati è un leader fuori dagli schemi.”

Il Sole 24 Ore abbandona il riserbo e titola: “Piazza affari fa il pieno di capitali esteri” , a firma di Morya Longo

Nell’ultimo mese il tono non è cambiato. La grande finanza internazionale continua a credere all’Italia. E si scoprono altri dettagli interessanti. Ad esempio che Matteo Renzi ha incontrato il Ceo di Blackrock, Larry Fink, il più grande fondo di investimento al mondo (un colosso da 4’300 miliardi di dollari  che, se fosse uno Stato, sarebbe la quarta potenza al mondo dopo Usa, Cina e Giappone). Evento salutato da tutti. “Commenti positivi“, informa Radiocor mentre la Repubblica si entusiasma: “Il più grande fondo del mondo da Renzi.Blackrock crede nella ripresa italiana” .

Pian pianino il puzzle si compone, In Italia, lo sappiamo benissimo, la situazione non è certo migliorata rispetto a qualche mese fa. Anzi, a giudicare dai disastrosi dati sulla disoccupazione e dalle cifre record del debito pubblico è persino peggiorata; però quei mercati che nel 2011  avevano gettato discredito sull’Italia usando arbitrariamente lo strumento dello spread – Italia che in realtà era uscita meglio di altri Paesi dalla crisi dei subprime – ora ignorano le cattive notizie. L’Italia è diventata, brava, buona, promettente. Da premiare con la fiducia.

Non sono un economista ma ho seguito da vicino tante crisi finanziarie e questa proprio non me la bevo. Ad attrarre l’interesse dei grandi fondi, delle banche d’affari e delle multinazionali non sono solo i valori relativamente  bassi (ma neanche troppo) di Piazza Affari. C’è dell’altro. E sembra strettamente connesso all’inaspettata e rapidissima ascesa a Palazzo Chigi di Matteo Renzi.

Forse a fornirci la chiave è il Corriere della Sera nell’articolo già citato di Massaro (“Caccia ai capitali esteri”). Leggete questo passaggio:

Ma l’acquisto di azioni a Piazza Affari potrebbe essere solo un assaggio in vista di quella che si annuncia come la più grande operazione di privatizzazione degli ultimi anni. Lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non ha nascosto l’ambizione del governo di volere mettersi in scia: «L’attenzione del mercato è crescente e va sfruttata nel migliore dei modi», ha detto giorni fa a Cernobbio. L’obiettivo delle privatizzazioni è duplice: «Accrescere l’efficienza delle imprese privatizzate e ovviamente ridurre in modo consistente il debito pubblico». Il primo banco di prova potrebbero essere le Poste: «È stato avviato il processo di privatizzazione, è una sfida importante per il Paese e verrà sottoposta al vaglio del mercato». Gran parte della fortuna politica del governo si gioca sul successo delle vendite di Stato: l’incasso per il Tesoro potrebbe arrivare a oltre 15 miliardi da Poste (il cui 40% da solo vale 4-5 miliardi), Fincantieri, Enac, Cdp Reti, Sace, Grandi Stazioni,StMicroelectronics. Per i fondi si tratta di comprare a prezzi favorevoli, per le banche d’affari di guadagnare sugli incarichi di vendita.

Improvvisamente sembra tutto chiaro o, perlomeno, un sospetto fondatissimo si insinua in noi. E la mente corre al passato. I grandi gestori internazionali non hanno mai dimenticato, con riconoscenza, Romano Prodi, il leader della sinistra moderata, che permise lo smantellamento dell’IRI e portò a buon fine le ambitissime privatizzazioni. Si sa, in Italia certe cose può farle solo la sinistra. Privatizzazioni che però si risolsero in un eccellente affare per chi compra e in una fregatura per chi vende o nella sostituzione di monopoli pubblici con monopoli privati. Cose che capitano, per carità. Ma fanno riflettere. E sorgere qualche dubbio.

Renzi è di sinistra, come Prodi. Come lui è graditissimo a Wall Street, ai grandi fondi come Blackrock, nella City. Ed è più deciso di Enrico Letta che a sua volta godeva di buone credenziali in quegli ambienti ma era troppo lento e prudente e, nessuno nel momento del bisogno, lo ha difeso.

Vuoi vedere che la vera missione del mirabolante Matteo Renzi è quella di portare a termine le privatizzazioni ovvero di svendere quel che resta di buono in Italia?

PS: E per chi vuole saperne di più segnalo due ottimi post di Alberto Bagnai, risalgono al 2012 ma sono ancora attualissimi: qui e qui

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