Lo sapete: contrariamente a molti miei colleghi, non amo parlare di me e ancor meno gratificare il mio ego. Di certo non abuso, giornalisticamente, del mio ruolo di Amministratore delegato del Gruppo TImedia e del Corriere del Ticino, evitando di imporre la mia presenza ogni due per tre. Ma per una volta ho fatto un’eccezione: nei giorni scorsi cadeva il decimo anniversario della strage di Beslan, la cittadina dell’Ossezia del Nord dove nel 2004 un gruppo di ceceni prese in ostaggio 1200 persone, quasi tutti bambini. All’epoca fui, per conto del Giornale, uno dei tre inviati italiani che riuscirono a raggiungere Beslan. Gli altri giornalisti non riuscirono a salire sull’unico aereo in partenza.

Quell’esperienza da inviato è stata la più forte e sconvolgente della  mia vita professionale. In tre giorni fui il testimone di un autentico strazio e al contempo della grandezza dell’animo umano, Un  mio caro amico, Gianni Dell’Orto, al ritorno mi disse: “Hai vissuto gli orrori di una guerra”. Feci diversi scoop e, sull’onda dell’emozione, arrivai a scrivere per il Giornale quattro articoli al giorno. Quando le esplosioni, ancora oggi inspiegate,  misero  fine al sequestro, lo choc fu così forte che la sera mentre scrivevo, piangevo.

Questo e altro ho raccontato a Matteo Pelli, direttore di Radio 3i, durante la sua seguitissima trasmissione Pane Tostato, come potete ascoltare qui, partendo dal minuto 28.

 

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