Alcune considerazioni al volo sull’annuncio dell’avvio dei bombardamenti americani all’Isis.

La prima è ovvia: l’Isis rappresenta l’ala più estremista dell’Islam integralista sunnita, un’ala fanatica, pericolosa, impresentabile. Gente da tenere alla larga. Dunque i bombardamenti avvengono in nome di una causa che pochi non condividono in Occidente, tanto più dopo le immagini delle decapitazioni.

La seconda considerazione, invece, è più raffinata. Chi segue questo blog sa come la penso: potete leggere qui  e qui o guardare il mio intervento video sul blog di Beppe Grillo. Ho spiegato l’altra sconvolgente verità ovvero che l’Isis è stato finanziato da Paesi arabi come il Qatar e i sauditi e sostenuto militarmente negli Stati Uniti, fino ad alcuni mesi fa, in nome della lotta alla Siria, ben sapendo che la distinzione tra ribelli “moderati” e quelli dell’Isis anti Assad è risibile, come emerso nelle analisi più competenti e oneste pubblicate anche dalla grande stampa anglosassone.

Si trattasse di un singolo errore, l’indulgenza sarebbe ovvia; tuttavia se analizziamo le linee fondamentali della politica estera statunitense il bilancio non può che essere molto negativo e con uno schema che tende a ripetersi. Sun Tzu ne l’Arte della Guerra ha spiegato l’arte della dissimulazione e del sotterfugio ma qui si sta esagerando.

Fu la Cia ad armare i mujaheddin e Bin Laden contro i sovietici; poi Bin Laden è diventato il nemico numero uno degli Stati Uniti.

Fu Washington a sostenere Saddam contro l’Iran, poi Saddam è diventato il nuovo Hitler.

Quando i talebani imponevano un regime orribile in Afghanistan, l’America ignorò a lungo le loro nefandezze mostrando una benevola negligenza al punto di finanziare quel regime addirittura pochi mesi  prima dell’11 settembre, come dimostrato da una fonte insospettabile quale l’Istituto Cato.

Ora tocca all’Isis e a nuovi gruppi spuntati dal nulla, vedi il Khorasan, che sembra il nome di un farmaco contro il colesterolo, ma che, come spiega il Corriere della Sera, è la nuova sigla del terrore, il nuovo erede di Al Qaida.

La riflessione è d’obbligo. La guerra in Afghanistan non è stata risolutiva, quella in Iraq nemmeno: anzi il Paese sta molto peggio rispetto all’era Saddam, il Maghreb era molto più stabile quando c’erano i Mubarak, i Ben Ali e persino Gheddafi, considerato che la Libia vive in uno stato di guerra tribale permanente. La Siria prima era una garanzia di stabilità  per la regione nonché un alleato prezioso degli stessi Stati Uniti nella lotta al terrorismo, vedi la collaborazione al programma di rendition. Dopo è diventato un regime diabolico da abbattere ad ogni costo.

Insomma, le guerre condotte negli ultimi 13 anni non hanno portato pace e nemmeno libertà e prosperità, ma crescente instabilità, morte, povertà, caos.

L’esempio dell’Irak è paradigmatico. Saddam odiava i fondamentalisti e rifiutava qualunque collaborazione con Bin Laden. L’Irak di oggi à la nuova terra promessa, anzi il nuovo Califfato del peggior integralismo islamico.

Le ultime guerre americane non hanno mai risolto il problema, semmai lo hanno peggiorato. A cosa sono servite davvero? E quale sarà l’effetto finale di quella appena iniziata contro l’Isis?

Vedremo, ma alle promesse di Obama e della sua squadra non credo più da un pezzo.

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La guerra all'Isis porterà la pace? Non ci giurerei, purtroppo, 4.9 out of 5 based on 53 ratings