Premessa: non mi sono mai occupato di Kabbalah, di cui sapevo poco o nulla. Poi nelle ultime settimane della sua vita, uno dei miei amici più cari, Vittorio Dan Segre, ha condiviso con alcuni amici – Andrea Pontini, Alessandro Beria, il sottoscritto e suo figlio Michael – la scoperta di una dimensione spirituale che gli è stata di grande conforto al termine di un’esistenza straordinaria.

Dan è mancato lo scorso settembre, ma prima di lasciarci aveva propiziato un’intervista con Michael Laitman, uno dei più famosi cabalisti; intervista che ho pubblicato nei giorni scorsi sul Corriere del Ticino e i cui libri hanno permesso a Segre di scoprire e approfondire la conoscenza della Kabbalah.

Laitman è un rabbino atipico, su posizioni opposte a quelle ortodosse e capace di opinioni molto forti ad esempio sulla spiritualità, sull’egoismo come paradossale fonte di altruismo. Nell’intervista afferma infatti:

La Saggezza della Kabbalah considera l’egoismo una caratteristica innata, quasi una qualità, mentre le altre religioni vogliono indurre l’uomo a negare i propri desideri; dunque a privarsi, controllarsi, eccetera. Gli altri mirano a rimpicciolire l’ego. La Saggezza della Kabbalah ritiene invece che l’ego non sia sopprimibile e che si debba percorrere il percorso inverso: l’uomo deve farlo crescere fino a quando la persona riesce ad alzarsi sopra l’ego e a trasformarlo in autentico altruismo». (..) La costrizione non serve a evolvere. Deve essere una scelta libera e consapevole che porta a scoprire quel che esiste fuori di sé, a percepire il Creatore e a scoprire l’Anima. Ma deve essere un’evoluzione all’interno di ognuno di noi, non una costrizione».

Laitman ritiene che il popolo ebraico stia tradendo la propria missione e che questa sia la causa più autentica dell’antisemitismo:

Il popolo ebraico non è un popolo. Abramo, che era un saggio babilonese, raccolse un gruppo per innalzarsi sopra l’ego: cos’altro significa la frase “ama il tuo prossimo come te stesso”? Non era un popolo definito ma un gruppo di persone che ha iniziato a vivere in questo modo. Questa doveva essere la sua vocazione originaria: dar prova di altruismo».

Non lo è più?
«Gli ebrei non hanno portato la Saggezza della Kabbalah in tutto il mondo e questo spiega l’odio nei loro confronti. Com’è possibile che un popolo che rappresenta una percentuale infinitesimale della popolazione mondiale venga additato come fonte di ogni Male anche nei Paesi dove non ci sono ebrei? Ci deve essere una ragione più alta, non razionale. Gli ebrei vengono perseguitati perché non seguono la Kabbalah e non insegnano il metodo di correzione della vita. L’Olocausto è il risultato più drammatico di questa rottura. Gli stessi israeliani non sanno, non conoscono questo dovere. Odiano la Saggezza della Kabbalah. È scomparsa dal popolo dopo Abramo.

Potete leggere integralmente l’intervista QUI.

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