Il “bail-in” è realtà, ma molti non lo sanno e, soprattutto, non si rendono conto delle conseguenze che può avere sulle proprie finanze. Il blog di Beppe Grillo mi ha intervistato brevemente su questo tema. Il concetto principale è molto semplice e può essere riassunto in poche parole:

Immaginiamo uno scenario da incubo, immaginiamo che la banca in cui avete i vostri conti vada in difficoltà, ecco voi in quel momento rischiate, senza saperlo ed esserne consapevoli, di perdere una parte anche importante dei vostri conti.
Fino ad oggi se una banca falliva o andava in difficoltà, a subirne le conseguenze sarebbero stati esclusivamente gli azionisti e gli obbligazionisti. Tutto questa ina ssenza di un “bail out” ovvero di un salvataggio di Stato o da parte della Banca centrale.


Con il bail-in però si introduce un principio nuovo e molto pericoloso. Se l’azienda sbaglia, in questo caso una banca, e fallisce per via di operazioni molto pericolose come quelle che ad esempio ci sono state nelle banche statunitensi nel 2007-2008, che molti ricorderanno perché hanno causato un vero e proprio Tsunami sull’economia mondiale, ecco in questi casi, dal 1 gennaio a pagare saranno non più solo gli azionisti e gli obbligazionisti ma anche i correntisti con più di 100mila euro sul conto.

Le norme di applicazione sono complesse: la direttiva europea prevede che la distribuzione degli oneri degli interventi privati dovranno dipendere dalla banca e dall’ammontare delle perdite. Eccezionalmente, il “bail-in” potrebbe ultimarsi una volta raggiunto l’8% delle passività della banca (capitale incluso) o alternativamente il 20% degli asset ponderati per il rischio in situazioni specifiche. E inverosimile che tutta la disponibilità del correntista possa essere confiscata, ma pur sempre si scaricano su persone che sono semplicemente dei clienti le colpe del management.

Ossia quando il Management sbaglia a rimediare viene chiamato anche il correntista, e questo è un principio molto pericoloso e poco democratico perché il correntista è un semplice cliente e dovrebbe essere semmai tutelato fino in fondo. Questa tutela da ora in avanti non ci sarà!
Il problema è che la maggior parte dei cittadini non è consapevole di questo rischio implicito. Se molti casi, come Monte Paschi di Siena, piuttosto che Banca Etruria, fossero esplosi dopo il 1 gennaio probabilmente i danni che già oggi molti risparmiatori lamentano sarebbero di gran lunga superiori.

E che non si tratti di una mera ipotesi lo dimostra la crisi di Cipro, dove nel 2013 il dissesto delle banche fu pagato anche proprio dai correntisti, con un prelievo forzoso alla Bank of Cyprus del 37,5%.

State all’erta.