E’ uno degli aspetti più belli del giornalismo: incontrare i protagonisti del nostro tempo. Dieci giorni fa ho intervistato Yanis Varoufakis a Lugano, lo scorso week-end Silvio Berlusconi mi ha concesso un’intervista per il Corriere del Ticino, il giornale del gruppo editoriale che dirigo a Lugano, e che è stata pubblicata stamattina. Come con Varoufakis non mi sono limitato al classico canovaccio domanda-risposta ma ho colto l’occasione per capire e descrivere il personaggio. Ne ho ricavato questo ritratto di Silvio Berlusconi, per molti versi sorprendente.

BERLUSCONIArrivo a Villa San Martino ad Arcore e vengo accolto da un barboncino bianco scodinzolante e giocoso. E’ il mitico Dudu. Poi da una porta sbuca un altro barboncino bianco, festante e mi sento un po’ disorientato: è uguale al primo. Dunque i Dudu sono due ma le sorprese non sono finite. Poco dopo spunta anche un grande Golden Retriever anch’esso bianco e docilissimo. E io non capisco più se mi trovo davvero in una delle residenze più narrate e mitizzate del mondo. Eppure sì, sono a casa di Silvio Berlusconi, il cui aereo però è in ritardo. E allora un suo collaboratore mi fa accomodare nel suo salotto privato, mentre i tre cani continuano a scodinzolare attorno a me. I divani sono damascati, la sala è rischiarata dal fuoco acceso nel camino in un’atmosfera da grande famiglia borghese degli anni Ottanta. Sulla credenza e sulle mensole le foto di famiglia, quelle dei genitori, del fratello Paolo e dei cinque figli. In un angolo una piccola effige in bianco e nero di Padre Pio ; vicino alla finestra, adornate da da due cornici d’argento, uno scatto assieme a George Bush con dedica dell’ex presidente americano, e un ritaglio del Corriere della Sera, in cui il Cavaliere viene indicato come il ventisiesimo uomo più fascinoso del mondo. Avrebbe potuto esibire le prime pagine sui trionfi del Milan o sulle vittorie alle elezioni o altri momenti della sua carriera e invece sceglie quel trafiletto di poche righe che esalta il Silvio seduttore.

Da cronista cerco la data ma non la trovo. A che anno si riferisce ? E, ora, quale Silvio mi appresto ad incontrare? In fondo di lui si sente parlare sempre meno. Da quando è stato costretto ad abbandonare la guida del governo, nel 2011, e, soprattutto, dopo la condanna definitiva al processo Mediaset, nel 2013, il Cavaliere è entrato in un cono d’ombra.

Forza Italia è scesa nei sondaggi e anche il Milan ha smesso di brillare. Qualcuno mi aveva avvertito: le sconfitte hanno lasciato il segno, non è più il Berlusconi di una volta e la richiesta di un’intervista al Corriere del Ticino nasceva anche dal desiderio di poter scoprire e raccontare l’uomo più che il personaggio, in un periodo non certo felice della sua carriera. E invece…

Il Berlusconi che entra nella sala cammina con piglio sicuro, sfodera il suo migliore sorriso scusandosi per il ritardo, ma non sembra affatto giù di corda. Bastano pochi minuti per inquadrarlo. Non è, sia chiaro, il capo esuberante che deliziava i suoi estimatori e scandalizzava i suoi critici e che sembrava non volere altro che una vita oltre il limite, come se, nella ragione o nel torto, spettasse a un vero leader da copertina.

berlusconi 1Il Cavaliere che si siede di fronte a me è un altro uomo. Lucido, determinato, informato, davvero sorprendente anche per la varietà di interessi palesati. Durante l’ora e mezza trascorsa assieme cita appena i magistrati, non critica la Giustizia, sebbene a fine mese sia attesa la sentenza del processo Ruby Ter, che rischia di essere la più critica della sua lunga storia giudiziaria. Parla molto di politica ma non più da politico. Il tono, l’approccio, la mentalità sono quelle dell’imprenditore che va subito al punto. Dà l’impressione di sapere il fatto suo e al contempo di essere ansioso di capire il mondo, soprattutto quello digitale. Parla molto e volentieri, come sempre, ma si ferma a far domande e così un’intervista politica si trasforma, a latere, in una chiacchierata a tutto tondo su Netflix, sul destino della tv generalista e dei giornali e soprattutto su Internet, di cui anche lui – mago della televisione – sente la fascinazione.

Al termine dell’incontro mi racconta, naturalmente, una barzelletta, ma casta. Ci alziamo e dalla porta socchiusa sgusciano, festanti, i due Dudu, che in realtà pare siano tre. Stiamo per salutarci quando si ferma e mi dice: «Le faccio vedere qualcosa » e mi conduce in una sala contigua. « E’ la mia cappella privata», sussurra. Mi indica quattro urne cenerarie: « Sono di mio padre, di mia madre, di mia sorella e di mia nipote, le ho fatte portare qui da poco. Mi danno un gran senso di pace ». Poi si fa il segno della croce e spegne la luce. Sorride di nuovo ma il suo sorriso sembra velato di malinconia e mi sorprendo a pensare che Silvio Berlusconi è cambiato davvero. Chissà se è solo un’impressione.

Potete leggere l’intervista integrale sul sito del Corriere del Ticino

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A tu per tu con Silvio Berlusconi. E scopro il Cav che non mi aspetto, 4.2 out of 5 based on 31 ratings
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