nizzaattentato2Ancora una volta l’orrore, il cordoglio, lo choc. Come per Charlie Hebdo, come per il Bataclan, ma questa volta l’effetto è molto più grave e invasivo per la presenza di molti bambini tra le vittime e per le modalità con cui è stato perpetrato l’attentato di Nizza. Non sono esplose bombe, non sono state sparate raffiche di mitra. La morte è arrivata nel modo più semplice e angosciante: un camion che piomba sulla folla e procede a zig zag per travolgere il maggior numero di persone.

Contro questi gesti non servono i metal detector, né le perquisizioni. Questi gesti decuplicano la paura delle masse, perché fanno sentire tutti a rischio. Ci si aspettava azioni durante agli europei; non ce ne sono state. Il ministero dell’Interno temeva per il 14 luglio, un’azione spettacolare a Parigi e per questo aveva concentrati nella capitale un numero elevatissimo di poliziotti, sguarnendo inevitabilmente le altre città. A Nizza c’erano solo cinquanta agenti speciali della polizia nazionale, che affiancavano i vigili urbani. Troppo pochi, evidentemente, e questo evidenzia ancora una volta le lacune dell’intelligence francese, che ha fallito per la terza volta consecutiva, tanto più che proprio nei giorni scorsi esperti del governo avevano avvertito contro il rischio di attentati non convenzionali, con un’auto o con un camion. Eppure non sono riusciti a intercettare il franco-tunisino che ha compiuto la strage. Ha agito da solo o era il terminale di una cellula che ha pianificato con cura l’azione? Perché a bordo c’erano armi giocattolo? Forse solo nei prossimi giorni sapremo la verità. Forse.

Di certo questa tragedia dimostra ancora una volta l’inutilità di misure che limitano in modo indiscriminato la libertà di spostamento delle masse. I terroristi hanno dimostrato di avere una fantasia infinita: possono usare aerei, kamikaze, cecchini, camion, magari domani auto bombe. I treni non sono al sicuro, i traghetti nemmeno. Impossibile controllare tutto e tutti. L’unico modo per prevenire gli attentati è l’intelligence, è la capacità di monitorare gli ambienti a rischio e di infiltrarsi sotto copertura. Significa anche contare sul contributo attivo delle minoranze a rischio, facendo leva sul senso di responsabilità dei cittadini onesti. Chi ricorre a queste tecniche non ha la certezza di essere al sicuro, ma ottiene risultati di gran lunga superiori rispetto a Paesi che invece sono meno efficaci nella prevenzione. Tra questi senza dubbio la Francia.

E qui si pone l’altra domanda senza risposta: perché i terroristi si accaniscono su questo Paese? E siamo sicuri che sia davvero opera dell’Isis? Il problema potrebbe essere più complesso e, fatta salva la matrice fondamentalista islamica, avere altre ragioni, altri mandanti; il che non sarebbe affatto sorprendente in un Paese che da oltre 10 anni (ricordate la rivolta delle banlieues?) appare incapace di integrare le comunità musulmane, soprattutto quelle di seconda generazione, nate e cresciute in Francia.

Di certo, ancora una volta, ha deluso la risposta del presidente Hollande. E’ in questi frangenti che un vero leader dimostra la sua tempra. Il capo dell’Eliseo, invece, è apparso insicuro, quasi balbettante, ridicolo nel tentativo di darsi un tono da statista. E troppo ansioso di dare la colpa all’Isis. “Ci colpiscono? Continueremo a bombardare le loro roccaforti in Iraq e in Siria”, ha annunciato. E’ davvero così che si mette al riparo il Paese da nuovi attentati? C’è da dubitarne.

Un Paese che avrebbe bisogno di certezze e che ora invece si sente sempre più smarrito, con pesanti ricadute. Dopo gli attentati di Parigi e Nizza quanti turisti andranno a trascorrere le loro vacanze in Francia? Le vittime non sono solo francesi. C’è una ticinese, ci sono tedeschi, americani, australiani, probabilmente italiani, una tragica conta che è ancora conclusa. Ma che lascia il segno nella coscienza di centinaia di milioni di persone che in queste ore piangono e pensano: “Avrei potuto esserci anch’io”. Milioni di persone che da oggi e per molte settimane vivranno nella psicosi di un attentato, non più solo nelle capitali e nelle grandi città, anche in quelle di provincia. Come Nizza.

La paura è sempre di più globale. Come vogliono i terroristi.

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