trump sauditiChe dire del Trump di questi giorni? Aspettando il G7 di Taormina, direi che sbaglia due volte.

Primo errore: lotta la terrorismo. Vola in Arabia Saudita e denuncia l’Iran come una delle principali fonti del terrorismo e di destabilizzazione. Passano poche ore e assistiamo al terribile attentato di Manchester, che però non è opera di kamikaze sciiti ma, a quanto pare, di uno o più membri dell’Isis, che è sunnita e che è stato finanziato da potenze del Golfo, tra cui l’Arabia Saudita, la quale predica e diffonde il wahabismo (la versione più conservatrice e retrograda dell’Islam), ma a cui gli stessi Usa vendono armi per 110 miliardi. Quella Arabia saudita che è il primo produttore al mondo di petrolio e a cui tutto sembra permesso.

L’incoerenza è evidente. O meglio, è evidente la coerenza di Trump con Obama, con Bush con i neoconservatori che dal 2001 influenzano pericolosamente e con risultati disastrosi la politica estera americana nel mondo.

povertàSecondo errore: annuncia nella prima proposta di budget la riduzione degli aiuti sociali e un aumento del 10% delle spese militari. Negli Stati Uniti il tasso di povertà è elevato, una quarantina di milioni di persone vivono con i buoni pasto: la situazione sociale, per quanto nascosta a lungo dai media (ne ho parlato qui nel 2015, denunciando l’altro volto del “sogno” americano) è drammatica. Tagliare ai più poveri la più elementare forma di sussistenza è incomprensibile e, per i miei valori, inaccettabile. Per fare cosa? Per aumentare il budget della Difesa, che è già il più elevato al mondo.

Non è così che si dà una seconda chance a chi ha sbagliato, non è così che si risponde ai bisogni dell’America profonda. Ma è così che si soddisfano le esigenze di una parte importante dell’establishment, quello della Difesa e dei neoconservatori, su cui Trump sembra conntare per tentare di arginare gli attacchi del Deep State e che potrebbe sfociare nell’impeachment. Si allinea a coloro che in campagna elettorale aveva giurato di combattere. E che questa sia una mossa davvero nel suo interesse è tutto da vedere, nella Washington degli intrighi e dei doppi giochi.

Di certo un Trump ostaggio – o comunque che si lega ai neoconservatori – non è una buona notizia.

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