renzi-delusoIl centrodestra ha stravinto le elezioni comunali italiane, oltre ogni previsione. E il primo messaggio che gli italiani hanno lanciato è molto chiaro: Renzi go home. Anzi, Renzi go home, again. Perché è la seconda volta nell’arco di sette mesi che lo lanciano e con pari forza.
Nel dicembre scorso sconfiggendolo sonoramente al referendum, ora bocciando il governo gestito dal suo protetto, l’impalpabile e insignificante Gentiloni, ma anche il suo modo di far politica, la sua persona, il suo rimangiarsi sempre le promesse (Ricordate quando disse: se perdo il referendum lascio la politica?), pensando che gli altri, e innanzitutto gli italiani, siano una manica di ingenuotti da incantare (ma forse dovremmo dire imbonire) a piacimento.

Renzi e il Pd sono gli unici veri perdenti di queste elezioni, per le loro scelte politiche così distanti dalle aspettative degli italiani. Immigrazione fuori controllo, ius soli, Banca Etruria, gestione del fallimento delle banche, disoccupazione alle stelle, nuove tasse, gestione autoritaria della vicenda dei vaccini: il disastro è assoluto.

01-00273462000014Per contro Salvini è il vero vincitore di queste elezioni e per una ragione molto semplice: è stato l’unico leader nazionale a spendersi in prima persona nella campagna elettorale, andando più volte sul territorio, anche in città molto piccole, a sostenere i candidati del centrodestra.

Berlusconi si è manifestato solo tre giorni fa, fiutando la vittoria, troppo tardi e in modo troppo opportunistico. Salvini, invece, ci ha messo la faccia, ci ha creduto, ha fiutato il malessere degli italiani ed è stato premiato. Ha dimostrato che il centrodestra, quando è unito, riesce ancora vincere e che non è “Berlusconi centrico”. Ora la parola passa al Cavaliere. Le elezioni nazionali sono alle porte: che cosa vuole Forza Italia? E’ quella del governatore della Liguria Toti o di chi crede nel Patto del Nazareno?

Quanto al Movimento 5 Stelle, praticamente assente al ballottaggio, questa elezione segna la prima vera sconfitta politica degli ultimi cinque anni. Ho l’impressione che risenta dell’assenza di Gianroberto Casaleggio, il quale perseguiva una strategia ed era in grado di gestire il Movimento. La sua mano non c’è più e si sente. In una certa misura i 5Stelle hanno perso la loro verginità o, meglio la loro unicità: gli scandali della giunta Raggi e i recenti fatti di Torino, che hanno appannato l’immagine della Appendino, nonché le sempre più evidenti spaccature fra le due anime del partito lo fanno apparire come un Partito simile agli altri.
Questo non vuole dire che sia finito: a livello nazionale resta forte e in grado di intercettare il voto di protesta giovanile e trasversale, con una forte penetrazione al sud. Ma ha bisogno di uno scatto di reni o forse, più semplicemente, di maturare e di prendere posizioni politiche più strutturate e durature.

Di certo dopo questo voto, le elezioni politiche diventano sempre più interessanti e l’Italia si trasforma in un laboratorio politico anche a livello europeo, potenzialmente distonico rispetto al recente successo di Macron e a quello molto probabile della Merkel a settembre.

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