Ribelli-sirianiGuarda un po’, i dettagli della storia. Rivelatori, perché la fonte è ottima, il Financial Times. Il primo ad accorgersene è stato Julien Assange in un tweet qualche giorno fa e la notizia merita di essere ripresa.

Cosa sapevamo della guerra in Siria? Che a sostenere gruppi anti-Assad erano i sauditi, il Qatar, i turchi e che gli Stati Uniti li assistevano da vicino, benedicendo queste operazioni, e dando una mano con l’aviazione americana nei raid anti-Isis. Ma che quei ribelli fossero a busta paga …

Eppure è proprio così. Lo scorso 20 luglio l’autorevole giornale londinese ha pensato di sondare le reazioni dei rivoltosi anti-Damasco alle indiscrezioni secondo cui Donald Trump avrebbe messo fine a un’operazione sotto copertura di sostegno agli stessi ribelli, decisa da Obama quasi quattro anni fa. I reporter del Financial Times (qui l’articolo) li hanno contattati, rivelando alcuni dettagli interessanti. Ad esempio che esiste una “sala operazioni dei gruppi” che si coordinano con la Cia, stando ad Hassan Hamadeh, comandante della Divisione 101.

E ancora che “il programma era finanziato da agenzie di intelligence di Paesi occidentali, del Golfo Persico e della Turchia a sostegno di una gamma di ribelli considerati come ideologicamente moderati ” ma che non è stato molto efficace a causa di “rivalità fra fazioni ribelli e di faide tra Paesi donatori“.

FT ricorda, “come denunciato da diversi osservatori e dagli stessi ribelli, che i Paesi sostenitori hanno chiuso un occhio sul fatto che i loro finanziamenti finissero nelle mani dei jihadisti“, addirittura di Al Qaida. “Francamente molte delle armi e delle munizioni andavano a loro (ai ribelli siriani affiliati ad Al Qaida, n.d.r.) e questa probabilmente è una buona cosa”, afferma un interlocutore interpellato dai reporter britannici.

Ma la sorpresa maggiore riguarda la questione salariale.

“Uno dei comandanti dei ribelli, che ha chiesto di non essere citato, ha detto che il supporto degli Usa è calato negli ultimi mesi ma sostiene che i ribelli hanno ricevuto normalmente lo stipendio il mese scorso“.

Sì, avete capito bene: i ribelli erano stipendiati dalla Cia e, verosimilmente, dalle altre agenzie di intelligence che collaboravano al programma. A quanto ammontasse la busta paga non viene detto ma il contesto parla da sé.

Si trattava di un’operazione sotto copertura, zavorrata da polemiche e divisioni tra gruppi ribelli e tra gli stessi Paesi donatori, condotta da ribelli “ideologicamente moderati” che beneficiavano di finanziamenti e di armamenti, che però finivano anche ad Al Qaida, perché “tutti chiudevano un occhio”.

Un programma a mio giudizio irresponsabile: l’Occidente non può combattere i terroristi islamici nei nostri Paesi e poi permettere che questi in Siria ricevano armi, munizioni e finanziamenti forniti dallo stesso Occidente e dai suoi alleati. E fallimentare perché Assad non è caduto.

A pagare il prezzo è stato, come sempre, l’unico davvero incolpevole: il popolo siriano.

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