1494921986920_1494922076.jpg--austria__verso_le_elezioni_anticipate_a_ottobre__e_favorito_l_fp__di_stracheEbbene sì, esiste un’altra Europa, ben diversa da quella di Macron e molto lontana dagli interessi di Bruxelles. Ed è un’Europa che ieri si è manifestata con forza in Austria.  In testa arriva il Partito popolare del giovane prodigio Kurz ma con un risultato un po’ inferiore rispetto ai pronostici, al 31%. L’Fpöe di Strache ottiene un risultato storico, al 27%, in crescita di sei punti percentuali. Tiene meglio del previsto la sinistra moderata dell’Spoe, che  giunge terza per un soffio (26.4%).

Il dato fondamentale, però, è che il democristiano Kurz ha vinto cavalcando i temi della destra di Strache, in particolare sugli immigrati e che anche la Spd ha dovuto cambiare un po’ rotta, diventando meno “buonista”. Il senso complessivo del voto in Austria è evidente: il Paese, in coro, si oppone a un’immigrazione fuori controllo, denuncia le ambiguità dell’Unione europea in materia e, almeno i Popolari e l’Fpöe, si dimostrano ostili a ulteriori integrazioni comunitarie, non solo in ambito migratorio. E’ un voto tendenzialmente sovranista e identitario che potrebbe allontanare Vienna da Bruxelles e avvicinarla all’Ungheria di Orban e in genere al quartetto di Visegrad.

Ed è, evidentemente, un segnale d’avvertimento per l’élite europeista, strettamente correlata a quella globalista, che negli ultimi mesi – dopo le sconfitte rappresentate dalla Brexit e dal ciclone, effimero, di Trump – si era illusa, grazie al trionfo di Macron, di aver spezzato l'”onda populista”. Il risultato austriaco dimostra che il malessere di molti europei non è affatto risolto, anche perché arriva a pochi giorni dal successo dell’Ad e dei liberali in Germania. Quella era un’avvisaglia, sottovalutata dalla maggior parte degli osservatori; questa di Vienna è una scossa di maggiore intensità.

A quanto si legge sulla stampa austriaca, sono possibili due coalizioni, Fpöe-Popolari o Fpöe-socialdemocratici, a meno che Kurz – sospettato di essere un Macron di destra sotto mentite spoglie e dunque di perseguire, a urne chiuse, politiche diverse da quelle annunciate in campagna  – non riabbracci la sinistra, contro ogni pronostico. Sarebbe la soluzione più impopolare, ma non può essere esclusa, magari dietro alle pressioni dell’establishment europeo. Vedremo.

La Germania della Merkel esce indebolita, e dunque anche la Francia di Macron. Berlino più Vienna:  le forze sovraniste rialzano la testa e  i due voti dimostrano che i tentativi di etichettarle come populiste non bastano a fermarle.

Accadrà lo stesso in Italia? Il Belpaese non è l’Austria ma questo voto rinforza il vento della destra. Il messaggio per Salvini è chiaro. Il Partito popolare, considerato moderato,  ha dovuto darsi un’identità marcata per risalire; mentre l’Fpöe oggi non può più essere liquidato come un partito estremista, impresentabile, perché ha saputo darsi una linea e dei toni da forte partito conservatore. Entrambi i partiti convergono nella stessa direzione politica, quella in cui sta andando il leader della Lega dall’inizio dell’estate, peraltro con un certo successo. Anche in Italia gli elettori cercano un leader giovane in cui credere, deciso ma affidabile,  che sappia capire le loro paure e offrire nuove speranze. Salvini saprà essere all’altezza?

Anche il messaggio per Berlusconi è chiaro: un elettorato disincantato e preoccupato non apprezza le alchimie e le ambiguità. Vuole una rotta chiara e una leadership su cui costruire il futuro. Vuole l’unione delle forze. Il Cavaliere avrà la forza di andare fino in fondo per il bene del Paese?

Quella che si profila è un’occasione per il centrodestra italiano. Riuscirà a coglierla?

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