Da qualche anno le elezioni si decidono allo sprint finale, nell’ultima settimana, confidando negli umori del cosiddetto “elettore liquido” ovvero quella parte dell’elettorato che è decisa ad andare alle urne ma non è motivata da convinzioni profonde. L’altro giorno, ad esempio, in un bar di Milano sentivo due giovani , seduti di fianco a me, che erano indecisi se votare Salvini o la Bonino. Com’è possibile? Direte voi. L’alternativa è estrema e profondamente contraddittoria ma plausibile in quella parte dell’elettorato che non segue costantemente la politica ma matura i giudizi orecchiandoli qui e là e che alla fine, senza ammetterlo pubblicamente e men che meno a se stesso, vota in maniera istintiva e subliminale, convinta dalla personalità del leader politico, più che dalle sue idee, dalla capacità di riconoscersi in lui o da un solo aspetto del suo programma.

Sia chiaro: la maggior parte degli italiani a questo punto ha già deciso ed è signficativo che i sondaggi da settimane registrino oscillazioni minime; però proprio perché l’esito sembra scontato, saranno proprio gli elettori liquidi a determinare le grandi svolte di queste elezioni, quattro in particolare:

– Il Movimento 5 Stelle finirà sopra il 28%?

– Il Pd chiuderà sotto il 20%?

– Il centrodestra otterrà la maggioranza assoluta o solo quella relativa?

– Chi finirà in testa, la Lega o Forza Italia?

Piazza Duomo gremita di elettori leghisti

Piazza Duomo gremita di elettori leghisti

Difficile fare previsioni, però alcune tendenze mi sembrano chiare. Innanzitutto: mentre nel 2013 l’unico partito che riusciva a portare in piazza migliaia di italiani era il Movimento, oggi a mostrare questa capacità è stata anche la Lega di Salvini, che in queste settimane ha tenuto comizi affollatissimi dappertutto, fino a quello di sabato in Piazza Duomo a Milano, le cui immagini (peraltro censurate in tv ma non è una sorpresa) sono impressionanti: la piazza, come sappiamo, è enorme ed era gremita di persone. Il segnale è inequivocabile: Salvini beneficia di un consenso senza precedenti, soprattutto al Nord ma non solo. Nessun partito storico oggi può vantare la sua capacità di mobilitazione.

Il Movimento 5 Stelle è in piena metamorfosi: dai vaffa di Grillo agli abiti grigi di Di Maio, da movimento di rottura a partito che vuole accreditarsi con le istituzioni italiane, europee e persino con gli un tempo disprezzati banchieri di Londra. La retorica della protesta contro la Casta è la stessa, la realtà dei programmi e delle finalità, però, è un’altra. Verosimilmente la maggior parte degli attivisti non si è resa conto dell’evoluzione; gli ultimi scandali non hanno scalfito l’immagine del Movimento e questo dimostra che la loro fede è salda e impermeabile a tutto.  I 5 Stelle sono in corsa grazie alla fiducia dei “vecchi” simpatizzanti, domani lo sarà soprattutto grazie a quella dei nuovi sostenitori di area progressista.

Allungando lo sguardo, infatti, non è difficile immaginare un’Italia post Forza Italia e post Pd. Diciamolo: Forza Italia al 15-17%  rappresenta un successo inspettato ma di brevissimo periodo, perché il partito si regge sul richiamo del leader storico, che, però, ha 81 anni, e dietro di lui c’è il vuoto. Come vuoto è anche il futuro del Pd: le devastazioni di Renzi lasceranno tracce profonde e il Partito democratico rischia di fare la (brutta) fine di tutti i socialisti europei, ridotto a una forza di circostanza, complementare.

Luigi Di Maio ospite a "Porta a Porta"Sostituito da chi? E se fosse il Movimento 5 Stelle in versione “macroniana”? Sopresi? Non dovreste. Leggendo in controluce le mosse di Di Maio, è evidente  come egli punti, dissimulando abilmente le intenzioni, a un partito sempre meno populista e sempre più progressista e trasversale, inevitabilmente gradito all’establishment. Molto diverso da quello delle origini  (e forse per questo Beppe Grillo si è allontanato) ma altrettanto forte elettoralmente, perché capace di intercettare il pubblico disilluso della sinistra moderata.

Così com’è chiaro il disegno di Salvini, che evolve verso un Partito sovranista e davvero nazionale, autorevole, teso ad occupare tutto il centrodestra e dunque ad assorbire gran parte del pubblico di Forza Italia post Berlusconi. Un’altra svolta storica a cui nessuno, pochi anni fa, avrebbe creduto.

Si profila, insomma, un’altra Italia, polarizzata non più fra Forza Italia e Pd, ma tra la Lega e il Movimento 5 Stelle,  dunque fra una nuova destra sovranista moderata e una nuova sorprendente sinistra europeista. Con buona pace di Berlusconi e di Renzi.  Ma anche di chi crede ancora nella vecchia Lega Nord e in un Movimento che fino a ieri era davvero grillino e ora è un’altra cosa.

Pensateci al momento di votare.

 

 

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