Ieri sera il settimanale L’Espresso ha pubblicato sul proprio sito l’anticipazione di un articolo che uscirà domani, in cui, tenetevi forte, si sostiene che la cassa della Lega sarebbe in Svizzera e si lascia intendere che il sottoscritto avrebbe avuto un ruolo chiave in questa misteriosa e sofisticata operazione.

Un lettore mi ha detto: devi querelare. Non so, deciderà il mio avvocato ma l’articolo è così bislacco e la tesi proposta talmente infondata nelle argomentazioni, nonché colma di fantasiose e diffamanti insinuazioni, da essere semplicemente ridicola.
Il collega che l’ha firmato, tale Vittorio Malagutti, ovviamente non mi ha interpellato in fase di stesura, violando le più elementari norme del giornalismo d’inchiesta, e questo la dice lunga sulla serietà di una testata un tempo autorevole.
Se lo avesse fatto, gli avrei detto che il pranzo a Lugano con Steve Bannon, citato nell’inchiesta come episodio fondamentale, era talmente segreto che si è svolto alla presenza, tra gli altri, di Roberto Antonini, un giornalista della RSI (il quale diede conto pubblicamente dell’evento) e di Danilo Taino del Corriere della Sera. Non c’è che dire, un tavolo di loschi congiurati.
E al solo pensiero che si possa fare un’inchiesta con questi criteri a me scappa davvero da ridere.

Ps.Questa mattina, domenica, ho letto l’articolo integrale pubblicato da L’Espresso che parlava di me e devo dire che sono rimasto deluso: tutto qui? Giornalisticamente rappresenta il nulla assoluto. Non c’è niente: non una notizia, non un’analisi. Solo illazioni e fantasiose connessioni per tentare di giustificare l’astrusità di un titolo sensazionalistico e intenzionalmente diffamatorio perché non circostanziato.
Giornalismo di bassa lega, robaccia. L’ennesimo sintomo del declino, anzi della decomposizione di una testata un tempo gloriosa.
Si sta liquefacendo da sè, sconfessata dalla maggior parte dei lettori che non legge più l’Espresso da tempo.


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