Una crisi a “L” con la gobba?

Continuo a credere che il recente rialzo di Borsa non sia l’inizio di una fase di crescita; bensì la conseguenza delle manovre messe in atto lo scorso mese (vedi il post del 14 aprile). Tuttavia non posso non chiedermi – come, immagino, molti di voi – se non sia io a sbagliarmi; ma più leggo articoli e più non riesco a capire le ragioni dell’ottimismo, che a tratti sfocia nell’euforia. Su dieci notizie otto sono pesantemente negative. Ci dicono che il sistema bancario è sulla via del risanamento, ma si dimentica di dire che l’evaporazione (apparente) dei debiti è dovuta ...

E la Cina diventa sempre più influente nel mondo

Il mondo è angosciato dalla crisi economica, ma c’è chi approfitta di questa situazione – e del declino degli Stati Uniti – per ampliare le propria influenza nel mondo. Chi? La Cina, ovviamente, che stringe accordi commerciali e finanziari in Asia, in Africa e persino nell’America Latina. Concede prestiti non più solo in dollari, ma anche in yuan e propone un modello di sviluppo alternativo a quello anglosassone, come spiego in questo articolo . Il tutto con discrezione ed efficacia, mentre l’America si dimostra incapace di reagire. Pechino potrebbe diventare una superpotenza molto prima del previsto, secondo l’economista Nouriel Roubini addirittura entro dieci anni.

  

La Casa Bianca e la Fed truccano i conti?

Navigando su Internet ho trovato alcune notizie assai interessanti. Il suicidio del top manager Kellermann ha fatto emergere un retroscena sconcertante sul modo in cui l’Amministrazione Obama gestisce gli interventi di risanamento. Il mese scorso ha tentato ripetutamente (ed energicamente) di convincere il management di Freddie Mac di nascondere il costo reale del programma varato per arginare la confisca degli immobili dei mutuatari insolventi. E che costo: 30 miliardi di dollari a carico della società. Il management (Kellermann incluso) si è opposto strenuamente e  i rappresentanti del Tesoro hanno dovuto rinunciare. Alla fine la cifra è uscita, ma è stata subito relativizzata ...

Il piano Geithner? Un’altra beffa…

I mercati finanziari hanno reagito con entusiasmo al piano del ministro del Tesoro americano Geithner e non è difficile capire perchè: non fa altro che prorogare lo strapotere della casta finanziaria di Wall Street. Come hanno evidenziato alcuni commentatori (segnalo al riguardo l’ottimo fondo di Luigi Zingales sul Sole 24Ore), la manovra messa a punto dall’Amministrazione Obama si risolve in uno straordinario regalo alle banche che hanno provocato il dissesto finanziario, in un incentivo agli hedge funds che potranno indebitarsi a spese del contribuente, e persino in un premio alle agenzie di rating che per valutare i nuovi fondi di ...

Il rally delle Borse è un’illusione, l’America nasconde i guai

Negli ultimi sette giorni le Borse sono partite al rialzo e c’è già chi sostiene che il peggio è passato. Non riesco ad essere così ottimista; anzi, ho l’impressione che in realtà, proprio in questi giorni ,stiamo vivendo un passaggio delicatissimo della crisi. Il rally è stato innescato da Citigroup che ha annunciato profitti per i primi due mesi e gli operatori hanno iniziato a credere che il settore bancario sia sulla via del risanamento. Ma è davvero così? Che fine hanno fatto i debiti colossali accumulati dagli istituti? Si sono volatilizzati con un colpo di bacchetta magica? Ovvio che  no. E ...

Quando Obama supplica il mondo…

Obama non vede l’ora di avviare una nuova distensione con la Russia, ampiamente ricambiata, come spiego in questo articolo . Intanto invia due rappresentanti a Damasco per riallacciare il dialogo con la Siria, interrotto dal 2005. Sotto banco parla con l’Iran e, secondo indiscrezioni, anche con Hamas. Nei giorni scorsi Hillary Clinton, a Pechino, ha dichiarato che i diritti umani sono importanti, ma che l’economia lo è di più, avvallando così le repressioni del regime comunista cinese. Con i Paesi arabi del Golfo la Casa Bianca è sempre più conciliante, anzi accomodante e il presidente americano ha lanciato i primi segnali di preudente ...

Resa dei conti tra la Cina e gli Usa?

Il sito del Giornale nelle ultime 48 ore ha dovuto affrontare la migrazione da un provider a un altro e dunque anche l’accesso al blog è stato difficile, soprattutto in certe zone d’Italia. Mi scuso per questo inconveniente, ora risolto. Negli ultimi due giorni sul Giornale ho scritto ancora di Obama, che ha litigato con il Vaticano sull’aborto e per la prima volta ha avuto qualche screzio con la stampa americana, finora notoriamente compiacente. I giornalisti Usa tra l’altro si sono accorti che un  lobbista dell’industria delle armi è stato nominato numero due del Pentagono, vicenda di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi su questo blog. Era ora… Ma ...

Ma chi pagherà i debiti di Obama? E ora attenti alla Cina

Sui mercati finanziari l’anno è iniziato nella speranza che il piano di rilancio di Obama faccia rapidamente effetto. Ma il prezzo per rilanciare a breve termine l’economia americana rischia di essere molto alto, come spiego in questo articolo. Il deficit salirà all’8,9% del Pil nel 2009 e oltre il 10% nel 2010; mentre ben 44 Stati sono in bolletta, alcuni sull’orlo del fallimento, e bussano alle porte della Casa Bianca. Obama dovrà spendere. E tanto. Ma sui mercati finanziari crescono i dubbi sulla sostenibilità dell’operazione. Dove troverà i fondi necessari? La risposta è ovvia, vendendo in quantità industriale i Buoni ...

Le Olimpiadi? Boicottiamole spegnendo il televisore

Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni teme che “cali il sipario sui Giochi senza che sia stato posto il problema dei diritti umani e civili” e invita atleti e tifosi italiani “a compiere un gesto simbolico per ricordare quali sono i diritti da rispettare: dall’indossare una maglietta al dire qualcosa quando si viene intervistati al gesto di non sfilare che non è l’unico modo, ma uno degli strumenti“. Sono d’accordo con la Meloni e con Gasparri che ha chesto misure analoghe. L’Occidente non ha potuto alzare la voce con Pechino per le ragioni note: l’America ha bisogno che i cinesi continuino ...

Ecco come si può davvero aiutare il Tibet

Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull’arte della felicità. Ne ho tratto un’intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l’Occidente possa aiutare il Dalai Lama: “Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto ...

Boicottare le Olimpiadi crea confusione?

Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D’Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul  Tibet potrebbe «dividerci e far confusione». Io capisco l’imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe “far confusione”? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell’Italia? La confusione mi sembra la stia creando D’Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario ...

Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina?

Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l’America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l’equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l’esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni  dell’ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze ...
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