Silence

Per tre mesi abbiamo potuto percepire la forza del silenzio. Il lock-down, la chiusura di ogni attività e, ammettiamolo, la stessa paura ci ha calati come in un incantesimo dai tratti magici mentre la natura a poco a poco ritrovava i suoi spazi anche in città, le piante sul terrazzino diventavano più rigogliose, l’aria più respirabile, il cielo più terso, il cinguettio più sonoro.

 

Gruppi di anatre sostano in piazza San Babila a Milano, il luogo più affollato e cantierizzato d’Italia, cinghiali trotterellano per le strade Roma e di gran parte d’Italia, caprioli, scoiattoli si affacciano ai bordi dell’urbanizzazione, mamma anatra attraversa le strade deserte seguita da un nugolo di pigolanti anatroccoli. Queste scene resteranno sicuramente l’immagine più bella in tanto dolore. Il fatto è che dovremmo farne tesoro del poco che basta per migliorare. Già, perché, senza troppo scalpore, ci sono malattie che nel mondo mietono più vittime del coronavirus, malattie che non hanno l’aspetto di un virus invisibile che mette paura e che con pochi accorgimenti si potrebbero limitare. Un esempio: dal gennaio a maggio il Covid-19 ha portato 237 mila morti nel mondo, la fame oltre 3 milioni, il cancro oltre 2 milioni, i suicidi 357 mila, (dati World Health Organization), gli incidenti stradali 450 mila, gli aborti 14 milioni, le malattie infettive oltre 4 milioni, la malaria 327 mila… È un dato di fatto che il lock-down abbia bloccato una diffusione che poteva aggiungere milioni di morti nel mondo ma è altrettanto vero che, fino alla realizzazione di un vaccino o all’immunità di gregge da questo pericolo non ne usciremo e non potremmo chiuderci in casa in eterno. È altrettanto un dato di fatto che per le altre cause di decessi nel mondo un po’ più di attenzione e meno autolesionismo sarebbero più facili da perseguire della lotta al covid.

L’inquinamento atmosferico è chiaro a tutti ed evidente dalle immagini da satellite. Con il blocco di aziende, manifatture, auto, aerei eccetera, in tre mesi la natura ha dato una risposta incredibile che dovrebbe essere sufficiente per obbligare le coscienze a dotare il progresso tecnologico degli strumenti per abbattere gli agenti inquinanti. Cosa che non è così peregrina a quanto pare: basterebbe dare una giusta spinta alla green economy in cui, tra l’altro, l’Italia risulterebbe avvantaggiata visto che sole, vento e acqua non mancano per diventare energia sufficiente a toglierci dall’inquinamento e dal giogo economico di altri paesi a suon di gasdotti ed oleodotti.

Meno evidente è un altro tipo di inquinamento che crea a quanto pare più danni di quello atmosferico perché colpisce l’uomo in modo subdolo creando danni cognitivi, disturbi cronici, cardiopatie e quant’altro con migliaia di morti l’anno. L’Organizzazione mondiale della Sanità (ne abbiamo sentito parlare molto in questi mesi) e l’Agenzia europea dell’Ambiente EEA nel 2019 avevano pubblicato dati sconcertanti che ora, messi a confronto con i dati ricavati dal lock-down, dimostrano tutta la follia della nostra società considerando che la soluzione per evitare questo genere di inquinamento è semplice per il grado di tecnologia raggiunto.

cerbiatti in cittàL’inquinamento acustico da traffico (includendo quello automobilistico, aereo e ferroviario) è la seconda causa di malattia nel mondo dopo le polveri sottili. Se non bastasse – secomdo il rapporto dell’EEA – l’esposizione prolungata al rumore ambientale ha effetti negativi sulle prestazioni cognitive e sul grado di attenzione, sul sonno per 6,5 milioni di persone, sul metabolismo, sul sistema cardio circolatorio contribuendo ad essere causa dell’insorgenza di 48 mila nuovi casi l’anno di cardiopatia solo in Europa. Un cittadino europeo su cinque è esposto a livelli di inquinamento acustico dannosi per la sua salute.

I paesi con più alta esposizione al rumore sono Italia, Belgio, Lussenburgo, Malta e Portogallo, le capitali più rumorose d’Europa sono Vienna e Nicosia. Non che gli altri paesi non abbiano rumore, ma hanno attuato misure per controllarlo.

Ora, l’attuale pandemia non ci permette di avere prospettive ottimistiche. Il timore di contrarre il virus disincentiverà l’utilizzo di mezzi comuni e favorirà quello dell’auto di gran lunga il peggiore; la crisi economica allontanerà le aziende da intraprendere spese per dotarsi di barriere ecologiche; la diminuzione del lavoro non aiuterà certo i cittadini di dotarsi di auto elettriche.

L’onda della green economy s’infrangerà contro il difficile periodo che stiamo attendendo con timore del post-epidemia. Il nostro paese, che non ha saputo tenere il passo ed usufruire dei sostegni europei negli anni scorsi e, ora, rimarrà indietro, non c’è scampo. Tuttavia, una nota positiva ci potrebbe essere. La capacità di organizzazione popolare, di resilienza, che ha dimostrato la gente comune ha dimostrato che, se reso consapevole e partecipe, ognuno di noi può fare molto, può sensibilizzare i propri figli, adottare misure in casa propria, denunciare gli abusi, mantenere un atteggiamento di vita corretto. Questo ci fa sperare che, senza bisogno di imposizioni, ciascuno di noi che vive e partecipa con il proprio lavoro alla produzione del rumore, con un piccolo sacrifico e una maggior attenzione potrebbe salvare qualche vita anche attraverso il silenzio. L’abbiamo fatto, perché non ritentarci su tutti gli altri temi che toccano la nostra salute?

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