La Fondati333on Pierre Giannada a Martigny  in Svizzera, ha messo in piedi per la cura di Jean- Louis Prat, già direttore della Fondazione Maeght, una approfondita e bellissima mostra  “Picasso. L’opera ultima. Omaggio a Jacqueline”. E’ una di quelle mostre rare da trovare per la completezza con cui è stata messa in piedi. Dal titolo si estrapola che tutta l’esposizione  è un omaggio non solo a Jacqueline Roque, la donna che Pablo Picasso conobbe nel 1952,  che divenne sue moglie nel 1961 e  moriva trent’anni fa, esattamente il 15 ottobre 1986.     mostra-pablo-picasso--3- Nell’anniversario la Fondation Pierre Gianadda presenta un insieme strepitoso  di dipinti, incisioni, linoleografie, ceramiche e sculture, che mettono in luce l’opera tarda di Picasso, indexsegnata fortemente dalla presenza di Jacqueline che gli fu donna fedele e modella fino all’ultimo.

Opere tanto belle  quanto segnatamente vitali,   per capire come quegli ultimi vent’anni picassiani siano stati un inno all’amore, alla vita e alla creazione. Jacqueline divenne la musa vitale delle sue opere, ne divennindex3e il tema fondamentale. Basti pensare che nel 1962, l’anno successivo al matrimonio, Picasso realizzò ben 70 opere (dipinti, disegni, ceramiche e incisioni) con Jacqueline come modella.  Nel 1963 il suo volto o la sua figura comparvero ben 160 volte nella sua produzione. Tale slancio creativo avvenne in luoghi differenti,  prima a  La California a Cannes (1955-1958), poi nel Castello di Vauvernargues (1958-1961), ai piedi della montagna Saint Victoire già cara a Cèzanne in Aix-en-Provence  e infine il mas Notre-dame-de-vie a Mougins(1961-1973). h_300Quel volto di Jacqueline, quel viso di Jacqueline, altero, ieratico, con quel collo bellissimo (Jacqueline aux fleurs,1954) o espressivo  di una classica bellezza (Jacqueline aux jambes repliées,1954) , con il corpo che vive tutta l’opera del marito (L’atelier de Californie,1956). Da notare anche come nei primi anni di questo periodo Picasso ebbe modo di leggere e rivisitare  i maestri del passato, Delacroix, Vèlasquez, Manet, Poussin e David; capolavori reinterpretati, così che  i suoi diventano così capolavori “d’apres”. Oltre a questa pittura storica  Picasso incornicia un tema cardine che è quello “del pittore e la modella”. E riferendosi a Jacqueline dirà a Hèlene Parmelin nel 1966: “ Lei ha il dono di diventare pittura a un grado inimmaginabile”. Poi negli ultimi anni a Mougins, Picasso esplora  non solo la donna come nudo e come coppia, ma anche l’uomo  e se stesso pittore che invecchia. Sarà bene, una volta per tutte, chiarire come le opere ultime non sono niente affatto prova di senilità, giacchè si dice  da sempre che gli artisti in tarda età hanno una produzione scadente; i suoi ultimi capolavori non sono stati né scarabocchi  né opere legate all’impotenza, viceversa posseggono tutte il magma della creatività, la forza dell’accensione, sono di una forza e di una composizione splendida e accattivante. In mostra fanno corona oltre ai dipinti altre forme espressive cui  Picasso si dedicò, ovvero l’incisione, la scultura e la ceramica.  

La mostra vive e presenta, in un percorso cronologico e tematico, più di un centinaio di opere provenienti dalla collezione della famiglia dell’artista, dalle più grandi collezioni pubbliche (Musée Picasso, Parigi; Musée national d’art moderne-Centre Pompidou, Parigi; Museu Picasso, Barcellona…) e da collezioni private, opere che danno conto della varietà e dell’importanza della produzione degli ultimi anni di Picasso. Una mostra completa, fortemente storica della vita di Picasso, della sua creatività  eruttiva, della genialità di un uomo e di un artista che ha segnato l’intero Novecento.

 Carlo Franza  

 

 

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