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Nessun cambiamento per gli Esami di Stato di quest’anno. Le novità entreranno in vigore dagli Esami del 2018.

Era il 14 gennaio quando la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, con un comunicato stampa, rendeva noti gli otto nuovi decreti legislativi della Buona Scuola. Il via libera del Consiglio dei Ministri aveva dato il via libera anche a una serie di meccanismi, quasi automatici, che avevano portato le scuole ad entrare nell’ottica di un nuovo esame di Maturità, con nuovi criteri di valutazione. Un sistema più snello, che piaccia o no, senza considerare l’ondata di dissenso che si era scatenata quando la notizia era entrata nelle classi delle scuole superiori. Una prova scritta in meno, via il temutissimo ‘quizzone’, nuove prove Invalsi e spazio ai percorsi di alternanza scuola-lavoro. Nel comunicato stampa del 14 gennaio, il Ministero dell’Istruzione parlava chiaro: “Non ci sarà nessun cambiamento per gli Esami di Stato di quest’anno. Le novità entreranno in vigore dagli Esami del 2018″.
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Una reazione spontanea. Avendo appreso della decisione di eliminare il ‘quizzone’ (la terza prova, che necessita di una buona dose di esercitazioni), i maturandi del 2018 (le attuali quarte superiori) e i loro insegnanti hanno cominciato a svolgere simulazioni di prove Invalsi, piuttosto che svolgere terze prove, ormai fuori dai requisiti per uscire dalla scuola superiore. Qualcuno si era persino illuso di un provvedimento secondo il quale l’ammissione all’esame sarebbe avvenuta con la media dei voti delle discipline superiore o pari al sei. Ma a distanza di tre mesi, quando le prime simulazioni e le esercitazioni in classe sono entrate nel vivo, un nuovo comunicato stampa (del 7 aprile) ha cambiato le carte in tavola. Fare e disfare.

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In fumo dunque le aspettative dei maturandi del 2018, che svolgeranno l’esame di Maturità ‘classico’, senza cioè le modifiche che erano state preannunciate (in vigore dal 2019: qui tutte le novità), e spacciate come pronte ad essere messe in atto dal prossimo anno. L’impressione, forse errata, è quella che al Ministero ci sia un po’ (troppa) di indecisione. Forse prima di emanare un comunicato stampa che parlava di “novità in vigore dal 2018″ conveniva fare i conti con le proprie forze. Perché l’impressione è quella che un anno sia una tempistica troppo stretta per far quadrare l’entrata in vigore di un pacchetto così corposo di modifiche, che necessita probabilmente di una sperimentazione.

Lanciare il sasso e poi ritrarlo non sempre paga. Ammesso che questa sia la volta buona…

Enrico Galletti
enricogalletti7@gmail.com

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