La corsa di Zamperini verso la vita: “Unbroken” tra naufragi e lager

“Una vita di gloria vale un momento di dolore”         La misurazione di un momento. Questione di attimi che, per natura, sembrano circoscritti a parentesi brevissime. Ma possono durare anni. Guerra. Sport. Non è un binomio ma le due facce di una medaglia che, con il cibo, completano quell’istante dalla durata imprevedibile e infinita. E a entrambi i contesti – il conflitto mondiale da un lato, il successo agonistico dall’altro – appartiene il concetto di sacrificio come passaporto per la felicità. Louis Zamperini è un italo americano, nato povero. Emigrato. Cresciuto nei bassifondi. Senza autostima e con ...

I buffi amori di “Gemma Bovery”, madame Bovary del terzo millennio

“Io non sono quella donna, è una costruzione della sua fantasia”         Proiezioni della fantasia. Riflessi della letteratura. Immagini della passione. Spasmi della sensualità. Suggestioni romanzesche e romanzate. Emma non è Gemma. E madame Bovary non è madame Bovery. Ma quella sposina un po’ annoiata, in carne più che in ossa, sembra uscita direttamente dalle pagine di Gustave Flaubert. E l’innocente e rassegnato panettiere della Normandia si trova alle prese con un decennio di tranquillità sessuale spazzato via all’improvviso da quel candido viso gentile, insospettabilmente british, che si affaccia dirimpetto alla sua villetta, con tanto di cagnolino ...

“Difret”, il coraggio di una vittima che si è ribellata alla violenza

“Se torna, la ammazziamo…”             Difret è una parola che in lingua amarica – idioma di origine semitica parlato da 27 milioni di persone sparse tra Etiopia, Egitto e Israele – ha due significati per molti versi differenti. Vuol dire infatti “coraggio” e al tempo stesso indica chi è rimasto “vittima di violenza”. Non sempre, la seconda implica che la sfortunata protagonista abbia dimostrato la dote indicata dal primo. Meno che mai, l’ardimento comporta essere stati bersaglio della furia di altri. Infine, l’esperienza di brutalità ai propri danni tende a rendere deboli oppure, in caso ...

“Exodus”, un kolossal dell’antichità con la tecnica da terzo millennio

“Come figlio ho sempre preferito te, anche se non potrai salire al trono…”         Storia di dei e re. Ma anche e soprattutto di uomini. Guidati dall’istinto o dalla fede. Dalla vocazione o dalla natura. Dalla Storia o dalle Scritture. Vite conosciute e dimenticate. Nomi celebri ammantati di leggenda finché non arrivano sul grande schermo. Finché, in buona sostanza, non si vedono. Con le sembianze di volti noti. Nella fattispecie, notissimi. Exodus di Ridley Scott è l’ultimo atto di una vicenda biblica che ha ben poco di originale e non stupisce lo spettatore. L’esodo del popolo ebreo ...

Il Bene e il Male di “Hungry hearts”: un’insopportabile fame di follia

“Volevo solo salvare il bambino…”               L’alimentazione come forma di ossessione avvelena la vita più dei cibi contaminati. Ma la violenza nel piatto in cui si mangia è il prodotto di un nuovo millennio in cui contraffazione e adulterazione sono i presupposti di una lotta che non risparmia nemmeno il cuore dei nuclei familiari. Mariti e mogli. Il cibo è terreno di scontro, non più di confronto. E ciò che ne deriva è l’altrui prevaricazione. Hungry hearts di Saverio Costanzo, è l’esempio deteriore e al tempo stesso esemplificativo di queste tensioni. Mina (Alba Rohrwacher) ...

La fede, la scienza e il sentimento: Hawking spiega “La teoria del tutto”

“C’è sempre qualcosa che si può fare con successo”           Vita e speranza. Parole coordinate in uno dei detti più abusati e retoricamente consunti hanno rappresentato per lo scienziato Stephen Hawking molto più che una semplice bussola, per orientarsi in un’esistenza dimostratasi per lui ben più che complicata. Vivere consente di alimentare ambizioni. E non darsi per vinti. Tutto scontato, fin qui. Molto meno scontato è tutto questo se fa parte degli orizzonti di un uomo che, ad anni ventuno, subisce la diagnosi più terribile. Una malattia rarissima. Degenerativa. Una di quelle che divorano lentamente lasciando ...

“The water diviner”, il rabdomante fa la sua piccola Grande guerra

-Perché un padre non sta al suo posto? -E’ l’unico padre venuto a cercare i suoi figli.       Novemila miglia e un solo bagaglio. L’orientamento. Un particolare tipo di bussola. Saper indovinare dov’è l’acqua. Joshua Connor, australiano, è quel che si suol dire, un rabdomante. E un padre. Disperato. Ha perso una moglie suicida. Distrutta dal dolore di tre figli dispersi in guerra. E’ il 1919 e il primo conflitto mondiale è finito da un anno. La turca Gallipoli è molto lontana dal Mallee, campagna sterminata di uno stato che coincide con un continente. Ma Joshua sa che ...

Quelle due facce dell’idea di salvezza nel mirino di “American sniper”

“Non dimentichi quelli che non hai salvato. Sono proprio quei volti e quelle situazioni che faranno parte di te per sempre…”       Se la guerra non dura per l’eternità, per l’eternità durano le tracce che essa lascia nell’animo umano. Gli Stati Uniti, per chi ne abbia conosciuto la terra e la gente, sono una galleria vivente di reduci che mai hanno smaltito i postumi tragici del proiettile. Sparare e veder crollare a terra un uomo e una vita. Sparare e sapere che è inevitabile. E se non cadrà quell’uomo, cadrà chi si è rifiutato – o non ha ...

L’Enigma di “The imitation game”: quel gioco pericoloso di Alan Turing

“A volte sono persone che nessuno può immaginare a fare cose che nessuno immagina”       C’era una volta la macchina di Turing. C’era. Oggi non c’è più. Perché ai giorni nostri, quel marchingegno ha perso ciò che di più scoraggiante aveva. E ora lo chiamiamo computer. Ognuno di noi ne ha almeno uno, sotto le più diverse forme. Sia esso un apparecchio stabile, da tavolo oppure un portatile. Un cellulare. O quant’altro. Ma la maggior parte di noi ignora come queste perfezionate tecnologie siano figlie di un uomo dalla mente prodigiosa. Un eroe di guerra. Non tanto per ...

“Paddington”, quell’orsetto del Perù che ama vivere con l’uomo

Tieni sempre un panino di scorta nel cappello…           La magia del Natale al cinema ha il volto paffuto e simpatico di un orsetto. Un tondo dagli occhi alle fauci che ricorda un cagnolino, sul muso di un grizzly alto due metri. Eppure lui è un cucciolotto. Tenero come tutte le creature innocenti. Ingenue. E convinte che il mondo sia popolato da uno sconfinato esercito di buoni. Così l’orsacchiotto, reduce da un terremoto che distrugge il suo habitat, approda alle latitudini europee per cimentarsi con quella bestia chiamata uomo. Paddington di Paul King è la storia ...
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