Il “Vizio di forma” tra i figli dei fiori e i borghesi “in doppiopetto”

-“Saremo mica fidanzati, vero…” -“Certo che no”           L’amore sarà anche una cosa meravigliosa, ma di guai ne porta in quantità. Tuttavia, misteriosamente, è sempre l’amore a offrire l’ancora di salvezza ai guai d’amore. Al di là del viluppo che aggroviglia termini e dinamiche, la bella e sbandata Shasta verifica sulla sua stessa pelle che, a cavarla d’intralcio dalle sue faccende di cuore e portafogli, è un vecchio fidanzato. Storia attualissima, per tanti versi. O forse, sempre la stessa storia. Sentimenti. Denaro. Droga. Adulteri. Usura. Miscela esplosiva ieri come oggi. Vizio di forma di Paul Thomas ...

Muccino fa “Le leggi del desiderio” ma scopre di essere il più infelice

Ricetta della felicità, parte ennesima. Come a dire che il tema è frequentato. Visitato. Rivisitato. Deludente, perfino. Non perché sia brutto essere felici, quanto piuttosto per la soggettività della sensazione. La sua assoluta individualità. La differenza delle aspirazioni. Le strade per raggiungerla. E la consapevolezza di averla centrata o averla ottenuta solo in parte. Le leggi del desiderio di Silvio Muccino sta chiuso in questo pugno di pensieri, se non fosse per l’aggiunta di uno spunto, assai sentito oggigiorno che santoni o guru di varia levatura promettono ogni sorta di estasi, spesso senza sapere nemmeno loro da quale parte iniziare ...

“Maraviglioso Boccaccio”: la peste guarisce con l’amore. Dal ’300 a oggi

“L’allegrezza è la miglior medicina…”           Allora come oggi. Peste e pestilenze. Piaghe dolorose e sanguinanti, cui non sembra esserci rimedio apparente. Se non fuggendo in un altrove che spesso non è nemmeno così altrove. Le malattie del corpo nel Trecento. Le angosce psicologiche ed economiche del terzo millennio. Un buen retiro di campagne toscane allora, una frontiera inconoscibile oggi. Con un denominatore comune fatto di un’allegria che non renda ingenui o superficiali ma che consenta di guardare un futuro anche quando l’avvenire sembra avere tinte più fosche e impenetrabili di un presente irto di difficoltà ...

Luci e ombre nella notte degli Oscar tra sorprese, lacrime e retorica

La sorpresa Birdman di Alejandro Gonzales Inàrritu sbaraglia gli Oscar portandosi a casa quattro statuette – tra le più importanti: regia, film, sceneggiatura e fotografia – su nove candidature. A pari merito Gran Budapest Hotel di Wes Anderson – scenografia, colonna sonora, costumi e trucco – e, subito un gradino sotto, il magico jazz di Whiplash di Damien Chazelle con tre – attore non protagonista, montaggio e sonoro – mentre gli altri, ovvero i più quotati in partenza sono rimasti a bocca asciutta o quasi. Questi, sommariamente, i risultati, completati dall’attrice di supporto Patricia Arquette (Boyhood di Richard Linklater), il ...

“Noi e la Giulia”, quei Leoncini falliti che si riciclano contro la camorra

“Sono arrivato a quarant’anni per scoprire che i miei migliori amici sono un camorrista, un nero, un comunista, una ragazza madre e due sfigati. Sono un fallito”.   Questa è la storia di una speranza. O forse della speranza. E’ la storia di un atto di coraggio. Raccontata con il sorriso di chi si prende sul serio, ma non per questo coniuga l’importanza di certi temi con le lacrime e la sofferenza. Perché si può “giocare al Santiago Bernabeu pur essendo una squadretta dell’oratorio e pareggiare” con la stessa gioia scanzonata di chi fa qualcosa di assolutamente normale. Eppure non ...

Il futuro dopo Auschwitz è nascosto nel “Segreto del suo volto” distrutto

Curtains descends Everything ends Too soon, too soon…     Bende coprono un volto. Solo gli occhi guardano. Avanti o forse indietro. Nel baratro che fu. L’Olocausto. O ciò che attende chi si è lasciato alle spalle il clangore dei cancelli di Auschwitz. La morte virtuale si traveste da vita. E di vita. Per tornare laddove una tradotta l’aveva strappata. Quella che doveva essere l’ultima. Ma non lo è stata. Ultimo viaggio, comunque. A suo modo. Addio all’esistenza. Il segreto del suo volto di Christian Petzold è la storia di Nelly, un’ebrea che torna nella natia Berlino distrutta dopo la ...

“Selma”: non siano più “pecore nere” il gregge del pastore M.Luther King

“Accetto questo premio in nome di tutti i morti di cui è lastricato il nostro cammino”         Edmund Winston Pettus non è un nome notissimo nella storia americana, ma laggiù nell’Alabama, significa molto. Da sempre. Perché il suddetto – nato nel 1821 e morto nel 1907 – non fu solo un celebre avvocato o un combattente, prima come luogotenente nel conflitto contro il Messico e poi nella guerra civile, ma fu soprattutto l’uomo che guidò il Ku Klux Klan, l’implacabile setta di incappucciati che dava la caccia ai neri. E li uccideva. Un’eredità consolidata nelle trincee della ...

“Whiplash”: sangue e jazz in musica

“Se dai una calcolatrice in mano a un cretino, quello la userà per accendere la televisione”       Si dice che Jo Jones, celebre batterista jazz, nel ‘36 avesse tirato un piatto in testa a Charlie Parker che aveva sbagliato un’entrata. Poi divenne “Bird”. E iniziò a volare. Dopo aver fatto l’unico assolo che la scena americana avesse mai potuto soltanto immaginare. Ed entrò nel mito. Non importa se morì a 35 anni, devastato dall’eroina che fu l’unica padrona della sua vita. Oggi è per tutti Bird. Anche se nessuno lo ha conosciuto di persona. E ancora meno importa ...

Il record di omicidi di “The iceman” il sicario che amava la sua famiglia

“Non sono una persona socievole…”           Traumi ed emozioni. Azzerate. Sdoppiamento di personalità. Delinquenza al confine con la malavita organizzata. Ma la mafia italo-americana, direttamente in primo piano, in realtà non è nemmeno una comprimaria di The iceman, il film dell’israeliano Ariel Vromen che, nel 2012, era già passato in anteprima fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia e poi a Capri. Un preludio che aveva anticipato l’uscita nelle sale statunitensi, avvenuta a maggio 2013, ma rimasto un episodio isolato. Nel tempo. E nei cinema. The iceman è la storia vera di Richard Kuklinski, il ...

“Non sposate le mie figlie!” Matrimoni fin troppo assortiti…

“Quello che succede nella sua famiglia è normale. E’ la globalizzazione. Anche il mio vescovo è africano… e anni fa non sarebbe successo”.   “Ma che cosa abbiamo fatto al buon Dio”, si domandano i coniugi Verneuil, in preda allo sconforto. Tuttavia la frase che dà il titolo originale al francese Non sposate le mie figlie! di Philippe de Chauveron non risolve un quesito di fondo. Di quale dio, cioè, si tratti. Gesù. Jahvè. Allah. Buddha. O qualche spirito trascendente di confessioni orientali. E francamente le due facce da funerale ai quattro matrimoni delle figlie non chiariscono il mistero. Perché ...
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