“La madre” difende il figlio prete dalle insidie dell’amore terreno

L’amore è il segno delle nostre miserie. Ma nessuno compie mai un peccato tanto grande da non ottenere l’amore di Dio.       L’amore e la tonaca. Mondi vicini. Ravvicinati. Tangibili. Ma al tempo stesso tanto lontani. Irraggiungibili perfino. Le due facce di un sentimento, laico e secolare al tempo stesso. Due modi di amare ed essere amati. Modi che talvolta coincidono e provocano cortocircuiti di sensazioni. Condanne nel pubblico ludibrio. Irrisione. Tonache alle ortiche. Dagli altari alla polvere, percorso inverso di un sogno. Di un’ambizione. Di un ministero. Storia di un triangolo. Insolito. Nulla a che fare con ...

Il destino? Stare “Insieme per forza”

Scusami, ma non ho il coraggio di baciarti…             Destini incrociati. Una vedovanza voluta da un destino cattivo. Un marito vigliacco e ambiguo. Ingannatore senza ritegno. Una donna sola con due figli. Un uomo solo con tre figlie. E sempre quel destino, al di là delle stelle, a guardare. A vedere. Forse, a provvedere. E a far incontrare due cuori orfani che scoprono però di non piacersi. Almeno sulle prime. Troppo fresche le delusioni. Troppo recente il male. Troppo intenso il dolore di un’assenza che la morte ha provocato. Troppo di tutto. Eppure il destino ...

Bimba in “dono” con sorpresa: Instructions not included

Dieci dollari per un taxi possono essere il miglior investimento della tua vita             C’era una volta il solito farfallino. Ragazze. Tante ragazze. Da non ricordarne più nemmeno i nomi. E confonderli. Errore fatale, con una donna. Errore letale con molte donne. C’era una volta il solito farfallino. E la vita aveva deciso di fargli il tiro più mancino che si potesse immaginare. Non certo quello di un preservativo difettoso, ma una fanciulla che – a gravidanza conclusa – gli portasse il fantolino e, dopo avergli chiesto dieci dollari per pagare il taxi in attesa, ...

“Thermae Romae” all’orientale: andata e ritorno dal passato

Ma cosa fanno questi uomini dagli occhi allungati…             Passato e presente che s’incrociano. S’intersecano. Si accavallano. Si sovrappongono, perfino. E si confondono. Lo ieri di un’antichità romana. Gli anni dell’imperatore Adriano. L’oggi affidato a un’aspirante disegnatrice dagli occhi a mandorla. Giappone profondo. Tokyo. Una vita di speranze nel futuro. E di neanche tanto cortesi dinieghi della quotidianità. Poi la rivoluzione. Un uomo che piove dal nulla. Accompagnato dall’acqua, elemento costante di un transfert inarrestabile sulla linea del tempo. Thermae Romae di Takeuchi Hideki è un viaggio che oscilla tra duemila anni e oltre. Mangiati ...

Il re di cuori deve scendere dal trono Sono in tre e… “Tutte contro lui”

-Mark non ha un soprannome, vuol dire che è in gamba. Come lo chiamavi quell’altro, Avis… -Mark non è un donatore di reni. -Già, pensavo ad altri organi…   L’ha fatta grossa il re di cuori. E non si è fermato a collezionare fanciulle. Ha preteso di più. Come credenziali ha offerto un celibato inesistente e ha promesso fiori. D’arancio, ovviamente. Ma il diavolo che sempre fa le pentole, ma molto meno bene gli vengono i coperchi, un giorno era distratto. E’ bastata un’innocente bugia perché parte di una scomodissima verità cominciasse a venire a galla. Poi, si sa, le ...

“Synecdoche New York”: l’uomo come somma di individualità diverse

Le specifiche contano poco. Tutti sono tutti. Hai realizzato che non sei speciale.           La sineddoche è una figura retorica che indica la parte per il tutto. Ma anche il tutto per la parte. La sineddoche usa il singolare al posto del plurale. La sede per l’istituzione. Il determinato per l’indeterminato. In buona sostanza tutti modi di indicare una parte. Al posto di tutto. La figura retorica è tipica del linguaggio scritto. Tutt’al più, parlato. L’etimologia del lemma “retorica” è greca e ha a che fare con la comunicazione orale. Da qui i retori, che parlavano ...

I “Jersey boys” sotto un lampione: l’America d’antan sospira in musica

Quei quattro ragazzi sotto un lampione… Quando eravamo nell’ombra, tutto scompariva e restava solo la musica… Ecco, quello era il massimo.                 Francesco Stephen Castelluccio era uno di quelli che non si tiravano indietro. Perché se ti nascondi non sei del New Jersey. E lui era del New Jersey. Italo-americano di seconda generazione. Un accento napoletano da mettere i brividi, ma nato là. A Newark. Patria di yankees dall’inflessione italiana. “Frankie Valli, ti devi chiamare. Ma con la i, perché sei italiano. E il nome deve finire in vocale. Niente ipsilon, insomma. Che ...

L’amore fuori dal coro di “Gabrielle”

                L’amore ai tempi dell’handicap. Barriere architettoniche che non sanno di gradini assassini. Accessi vietati a carrozzelle e carrozzine. Ascensori su cui il bottone del piano è irraggiungibile. Esistono barriere fatte di noi. Limitazioni che la vita accentua. Traguardi semplici che la vita proibisce. E rende lontani. Più di quanto lo sia il legittimo anelito di un cuore che batte. Trova un altro cuore che, battendo, corrisponde quel sentimento. Eppure… Eppure non può raggiungerlo. Né ottenerlo. Anche se l’anima gemella è forse il più elementare bisogno dell’uomo, inteso come essere umano. Amare e ...

E l’agente si ritrova “3 days to kill” tra uomini analogici e donne digitali

    Aveva rinunciato a tutto per quel lavoro un po’ particolare. E tutto significa moglie e figlia, essenzialmente. Quella bambina che in fondo, ormai cresciuta, non aveva mai conosciuto il padre. Sapeva tutto del cellulare, ma nulla di come si vada in bicicletta. E forse la differenza sta proprio in questo. Donne digitali e uomini analogici. Terribilmente analogici. Quell’uomo aveva lasciato ogni affetto non certo per svago o per dileggio. Perché, di mestiere, uccideva. Non distribuiva morte senza un senso, ma pur sempre toglieva vite. Eseguiva compiti per l’Fbi. E sparava ai cattivi. Un colpo per ciascuno. Ognuno restava ...

“Maleficent”, il bacio del perdono della fata più cattiva

Il vero amore non esiste             Non importa se un principe non ce la fa. Bacia. Bacia. E niente. Poi arriva una donna un po’ eccentrica, dallo sguardo androgino e il trucco importante. E’ una fata, ma si chiama Malefica, che proprio un nome da fate non è. Si china e avvicina le labbra a guance ingenue. L’incantesimo si rompe e la bella principessa è libera. Morale della favola, il vero amore – eterosessualità oppure omosessualità nulla c’entrano – consiste nel saper perdonare. Per questa ragione il fatidico bacio non è detto che debba obbligatoriamente ...
Il blog di Stefano Giani © 2014