Nove anni di silenzio. Era The dreamers. Era il 2003. Nove anni di silenzio poi – improvviso – il passaggio a Cannes, fuori concorso, dell’ultimo film. Io e te. E un libro. Bernardo Bertolucci, raccontato in 176 pagine di una miscellanea curata da Giorgio De Vincenti, docente di comunicazione e spettacolo a Roma tre, dove si occupa della settima arte. Il grande vecchio del nostro cinema, vecchio di fama, s’intende, ma non di età visto che Bertolucci ha spento 71 candeline che non sono poi così tante, torna dunque al centro del dibattito. Io e te è un volume di Niccolò Ammanniti e, da qualche mese, un film di Bertolucci. Appunto.

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YouTube Direkt Io e te sono due giovani con opposti problemi. Mestamente chiuso in se stesso Lorenzo. In preda alla droga Olivia. Il loro incontro-scontro avviene in un locale chiuso, come nelle abitudini di Bertolucci, tutt’altro che nuovo a raffigurare prigioni o ambienti circoscritti. Dopo la casa dell’Ultimo tango a Parigi, la città proibita di Pu Yi nell’Ultimo imperatore che è uno spazio chiuso allargato, e la temporalità definita di Novecento che è anch’essa un’area delimitata, ecco la cantina di Lorenzo e Olivia. I due sono un terminale di grappoli di coppie che spiegano come il titolo del film sia in realtà un concetto variamente interpretabile. Lorenzo e il suo io – chiuso anch’esso – al quale la madre e il padre non sanno come porre rimedio. Olivia e la scimmia.  Lorenzo e un padre assente che fa sentire la sua presenza attraverso il telefono, i regali e le tracce del suo vissuto. Olivia e il padre che, nell’assenza anche con la figlia, lascia avvertire le tracce ambigue di un passato da spregiudicato opportunista. Nell’acquisto di casa come nella prima moglie ripudiata. Lorenzo e il mondo come due realtà inconciliabili. Olivia e la solitudine come pianeti agli antipodi. Olivia e la donna che ha scalzato sua mamma dal letto di papà. Lorenzo e il passato mai conosciuto. I segreti all’oscuro. Lorenzo vive l’oscurità della cantina che è lo specchio del buio delle proprie conoscenze familiari. In questo spazio ristretto Lorenzo e Olivia cominceranno a interagire. Litigare. Conoscersi. Fino alla conquista di una nuova dimensione, che la versione italiana di Space oddity di David Bowie – non a caso tradotto da Mogol Ragazzo solo, ragazza sola – scandisce in musica attraverso il ballo, che sospinge finalmente Lorenzo nel mondo e restituisce Olivia alla luce. Se il primo promette alla sorellastra di non nascondersi più, lei ricambia giurando di non volersi più drogare. E, apparentemente, sembra riuscirvi anche se alla fine dell’insolita settimana bianca di Lorenzo, trascorsa in cantina, Olivia si allontana con una dose di eroina nel pacchetto di sigarette. Ha promesso. Ha giurato. Ma resta la polvere ad accompagnare i suoi giorni. Non è il simbolo della sconfitta ma la denuncia dei mali del mondo. Se nella cantina Olivia sembrava riuscita a disintossicarsi, nel mondo ritrova la minaccia. E, di questa, quella bustina è la controfigura. Non c’è pessimismo, né ottimismo nell’epilogo di Io e te che pur si chiude col sorriso ritrovato di un Lorenzo, chino, in avvio, davanti allo psicologo, immobilizzato su una sedia a rotelle. La dimensione attuale di Bertolucci, da qualche anno condannato all’immobilità in seguito a una malattia. C’è tutto, insomma. Tutto Bertolucci. Nell’ultimo Bertolucci. E tanto, tantissimo Bertolucci esce anche dalle pagine di De Vincenti per i tipi di Marsilio Bernardo Bertolucci (pp. 176, euro 12.50) . Un libro che sceglie di scandire i momenti più significativi della filmografia del regista attraverso un’analisi attenta quanto minuziosa di alcuni dei suoi più celebri film. Prima della rivoluzione. Il conformista. Ultimo tango a Parigi. Novecento. Il tè nel deserto. E appunto The dreamers. Ne restano esclusi un paio che avrebbero meritato attenzione. Strategia del ragno, che però di tanto in tanto fa capolino tra le dotte pagine degli studiosi. E L’ultimo imperatore, forse ingiustamente ritenuto più didascalico e meno innovativo di altri titoli. L’analisi è precisa, puntuale, molto attenta alla forma filmica e ogni opera viene scomposta in dettagli mettendo in luce il Bertolucci meno visibile. Meno inquadrato. Meno immediato. Il testo, eccessivamente ricercato, è chiaramente rivolto a un pubblico di studiosi e specialisti. Per il lettore-spettatore è, in tanti casi, perfino respingente a causa dell’approfondita abilità e ricchezza di conoscenze e approfondimenti tecnici. Un patrimonio di indiscusso e indiscutibile valore che sembra diventare appannaggio di pochi. Coloro che fanno del cinema una ragione di vita e di studio. Un testo di nicchia, ma non per questo di scarso pregio. Un volume che richiede preparazione cinematografica. E lettura attenta. Da riflettere, senza fretta. Con i fotogrammi di Bertolucci proiettati nella memoria.

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