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“Cose uguali a una stessa cosa, sono uguali tra loro”.

In principio era la geometria. L’assioma di Euclide. Ma Steven Spielberg lo applica alla Storia. E con un certo successo. Il postulato finisce tra le corde di Abraham Lincoln nel kolossal biografico del regista americano, nelle sale italiane da giovedì 24. E il teorema del matematico greco serve stavolta a dimostrare altro. Cioè che il tredicesimo emendamento della Costituzione americana è plausibile. E, perciò, umano. Il nero, in buona sostanza, è uguale al bianco. Cose uguali a una stessa cosa – l’essere umano e i suoi diritti davanti alla legge – sono uguali fra loro. La differenza, insomma, se c’è, è solo cromatica. Un concetto non ancora del tutto scontato oggi – ventunesimo secolo e terzo millennio – tantomeno allora. Quando infuriava la guerra di secessione. Unione contro Confederazione. Ulysses Grant contro Robert Lee.

Era il gennaio 1865 e Natale era finito da poco. Solo quel nuovo articolo della Carta avrebbe interrotto la macelleria tra bianchi e neri. L’avversione del Nord abolizionista contro il Sud schiavista. Pezzi immensi di un’unica nazione che, a un certo punto della sua storia, ha creduto di essere due cose diverse. Ma appunto, cose uguali a una stessa cosa – l’uomo – sono uguali fra loro. E in questa prospettiva. Umanitaria. Religiosa. Pacifista. Anche la corruzione sembra  trovare un senso. Avere il suo. Senso. La prolissità forse inevitabile del Lincoln targato Spielberg sta in quell’ora e mezza di serrate trattative politiche, per guadagnare i voti necessari a far passare l’emendamento, che la maggioranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti sapeva di non poter approvare con le sue sole forze.

Il dibattito fu serrato, all’epoca. E gli scontri fra i parlamentari, acerrimi. Si rese obbligatorio tessere una tela sottile. Sensibilizzare – come si direbbe oggi – gli animi al problema. E talvolta furono messe sul piatto prebende importanti. Lo stesso Lincoln si rivelò grande tessitore per conquistare i voti o le astensioni fondamentali per il successo. Una storia concentrata nei quattro mesi compresi tra gennaio e aprile 1865. Una focale così ristretta ha consentito di approfondire le varie sfumature di un uomo politico, illuminato nei suoi principali riverberi. Il presidente onni-potente. Il marito sotto scacco. Il padre autorevole. Il grande tessitore. L’immenso affabulator cortese. E soprattutto la coscienza che concedere qualcosa ai delegati perplessi, in questo caso non sarebbe stata nemmeno corruzione. “Ho poteri immensi” dirà Lincoln. “E ora stiamo facendo la Storia e saremo d’esempio al mondo”.

Una sorta di fine che giustifica i mezzi, in un film dove i dialoghi prevalgono sulle immagini. Ed è la prima volta che accade nella cinematografia di Spielberg, da sempre incline a “parlare” con i fotogrammi, più che con le parole. L’unica novità dell’ultima produzione del regista di Cincinnati, che non perde occasione per includere nella narrazione, lineare e limpida, i temi a lui più cari. Il diverso. Inteso come l’altro da sé. Quello che mette paura (Lo squalo e Jurassic park). Quello che non è uguale a noi (E.T e Incontri ravvicinati del terzo tipo). Il nemico da sterminare (Schindler’s list). O da terrorizzare e uccidere (Munich). La guerra (Salvate il soldato Ryan). E il Lincoln delle scene d’apertura, nel dialogo informale e paritario con soldati neri e altri bianchi, è il contrappunto di quella salma che entra nel mito dopo i colpi di rivoltella di Washington. Oltre che nel pantheon dei padri fondatori. Volti scolpiti nella pietra del monte Rushmore. Profondo Sud Dakota. Dove svettano i lineamenti dell’uomo che sconfisse la schiavitù. Proprio la scena dell’assassinio è l’unico punto raccontato spielberghianamente. A teatro stavolta c’è l’erede dei Lincoln. Il bambino. E quando il samurai infilza il nemico a fil di spada si sente l’annuncio in sottofondo. “Hanno ucciso il presidente”. Torna una candela che tanto ricorda l’ouverture di Schindler’s list e le preghiere ebree. Qui c’è un ecce homo, attorno al quale è già santità. Il richiamo è immediato. Sofferenza. E santità.

We, the people. Tutti gli uomini sono stati creati uguali… Sono stati dotati di diritti inalienabili dal loro Creatore… E tra questi ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità…

Firmato, il 4 luglio 1776, dai padri fondatori degli Stati Uniti d’America. Dopo neanche un secolo gli uomini erano tornati a schiacciarsi. In nome del bianco e del nero. Allora venne Lincoln… “Cose uguali a una stessa cosa, sono uguali tra loro”.

ENGLISH VERSION

Things alike other things are the same one another

In the beginning it was geometry. Euclide’s axiom. Attached to History by Steven Spielberg, with some success. The thesis is referred to Abraham Lincoln’ words in the biographical kolossal, in italian cinemas from 24th January. The theory of the greek mathematician is something different, by the time. In other words that the thirteenth chapter of the American Constitution is more than agreeable. Human. Colored are the same as whites. Things alike other things – human being and his rights towards the law – are the same one another. Difference, if real, is only a chromatic one. Ideas, more than unexpected nowadays, XXI century,  try to imagine how should be in those ugly days. When secession war was fighted. Union versus Confederation. Grant versus Lee.

It was January 1865 and Christmas passed by a few days before. Only that new chapter in the Chart would have put an end to that bloodshed. Abolitionist North to the slave state of the South. Huge pieces of a nation that, on the way of his development, has thought to be incompatible items. But things alike other things – human being – are the same one another. In this perspective – humanitarian, religious and pacifist – also corruption has his reason to survive. The maybe unavoidable verbiage of the spielbergian  “Lincoln” is clear in those two hours and half of strict political talks, just to earn the necessary votes to approve the new amendment the Republican party, most of the House of representatives, knew not to have on his political side.

Discussions were furious in these days. And terrible clash between politicians. White house was forced to weave a net, make aware – how can you say today – minds to the problem. Important supplies. Lincoln was said to be a great political broker to the way to conquer necessary “yes” or persuasive abstention to a successful end. Four peculiar months between january and april 1865 focused on a man explained in his different ways. An almighty president. A husband under pressure. An authoritative father. The great broker.  And, among all, the consciousness that make happy some member of the parliament was not corruption . “I have  an immense control – said Lincoln –. We are writing History and we’ll be an example for the whole world”.

A kind of goal that make sure every strategy in a film where dialogues have more powerful than images. For the first time, Spielberg speaks with words instead of let the movie talk to the spectator. This is the only new skill in a director who don’t lose the chance to speak about what he cares more. The freak. Someone different. Alterum alteribus. What you fear (Jaws and Jurassic park). What is different from us (E.T. and Close encounters of the third kind). Enemy to kill (Schindler’s list). Or to terrorise (Munich). The war (Saving private Ryan). And now the Lincoln of the opening scene, in the informal talks with white and black soldiers, is the other side of the lifeless body linked to the myth after the gunshots in the Washington theatre. And now his face is there in the big stone pantheon of Mount Rushmore. Deep south Dakota. Where shines the eyes of the man who  defeated slavery. And is the assassination of Lincoln to be explained in a Spielberg way. In the theatre there is the little Lincoln. The last son. He’s seeing a samurai hurting to death the man who are fighting against. And in the background the announce to the world. “President has been killed”. And a new candle burn out reminding to Schindler’s list ouverture. Instead of jewish prayer, an “ecce homo” surrounded by holiness. Immediate reference: pain and holiness.

We, the people…  that all men are created equal… endowed by their Creator with certain unalienable rights, that among these are life, liberty and the pursuit of happiness…

Signed on the 4th july 1776, by the fathers founders of the United States. A century after, men were back to weapons, to kill one each other. In the name of  white and black. And was up to Lincoln… “Things alike other things are the same one another”

 

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