Un regista spiantato e uno scrittore che sogna di vivere una vacanza perenne. Leander Starr è una star in discesa. Ha lasciato conti aperti in tutti gli States. E quatto quatto se l’è data a gambe. Destinazione Messico. Laddove nessuno lo conosce. Non che lo conoscessero in molti, quando aveva incrociato per la prima volta le strade con lo scrittore Patrick Dennis, tale nelle sue pagine come nella vita. E se questo è un personaggio reale, l’altro è di fantasia. Perché Leander Starr mai è esistito.

E Patrick Dennis, che al mondo c’è stato davvero, è però un nom de plume, come si dice. Ovvero uno pseudonimo. Uno dei tanti dietro i quali si nascose Edward Everett Tanner III…

Eppure quando vide la faccia di Dennis quel cineasta non era nessuno. Poi erano venuti i successi e l’alcol scorreva a fiumi. Il signor Starr era diventato Leander Starr. Punto. Bastava il nome. Ma quando lui e Dennis si rividero, il regista era tornato ad essere nessuno. Aveva seminato mogli. Ma più che altro era stato seminato dalle mogli. Se ne erano contate quattro, quando Dennis lo rivide in un barrio di Città del Messico. Caldi tropicali da ammazzare. E portafogli che non buttavano centavos. Neanche a spremerli. Era rimasta la fama. Vuoi per quei film che tanto avevano fatto sognare. Vuoi per la rabbia di chi aspettava ancora di riottenere il maltolto. E tra questi lo Stato americano.

Per questo nel barrio, tra i tanti, comparve anche un esattore del fisco “made in Usa”. Una figlia spuntata dal nulla. E uno scrittore rimaterializzatosi dopo decenni e, appunto, quel poker di mogli.

“Genio” (Adelphi, pp. 330, 19 euro) è un libro da ridere. E genio è la prima e forse l’ultima battuta scherzosa dello scrittore Dennis. Perché il povero Starr cerca il riscatto con il film dei film e dà fondo all’agendina delle vecchie conoscenze. Gloria per tutti, purché gratis. Perfino per il damerino, agghindato in un costume di avvoltoio, lui che era un maggiordomo da vip e che si era ritrovato una sorta di “Zia Mame” per restare in tema di bibliografia di Dennis, con mascara e eyeliner.

Le truffe si succedono a un ritmo sfiancante. L’unico a non essere sfruttato è il lettore al quale viene regalata una lettura allegra e, una volta tanto, spensierata. Cosa accadde al povero Starr, dietro il quale qualcuno, forse per azzardo, ha voluto vedere la sagoma di Orson Welles, non lo riveliamo. Sarebbe un peccato. Meglio sfogliarlo. E scoprire che Orson Welles non c’entra nulla. E che “La valle degli avvoltoi” nessun regista l’ha mai girato. E nessun produttore era un ex playboy imbolsito e impotente. Con le patacche sulla cravatta e il gusto smargiasso di sbandierare il suo impegno di accontentare plotoni di fanciulle a suoi piedi. Ma solo nella fantasia.

Esiste invece Edward Everett Tanner III con il suo umorismo garbato e sottile che lo ha reso uno degli scrittori satirici recenti più apprezzati e perduti. Passato a miglior vita ad anni 55, ha disperso la sua produzione dietro pseudonimi bizzarri, come appunto Patrick Dennis. E come lo era la sua personalità. Un eterosessuale che a sorpresa si spogliava in pubblico negli ambienti meno adatti. Un eterossessuale diventato un’icona gay ante litteram. E, in mano, un dono per tutti. Una penna che regala sorrisi.

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