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Tutto il mondo è paese. Anche in tema di imbrogli. E ogni truffa ha la sua dignità. O, se preferite, ogni dignità ha la sua truffa. E questa, per colmo di paradosso, sembra essere la vera morale, se di morale si può parlare, sul conto di “Gambit”, remake di una pellicola del 1966 dallo stesso titolo “Gambit – Grande furto al Semiramis” di Ronald Neame, già noto per “Due sotto il divano” e “L’avventura del Poseidon”.

Questa nuova versione con Cameron Diaz al posto di Shirley MacLaine e Colin Firth che sostituisce l’allora giovanissimo Michael Caine è ricca di un umorismo inglese, forse un po’ datato per le platee italiane, anche se alcune situazioni paradossali, apertamente imbarazzanti, non riescono a far trattenere le risate. Il film non ha un’eredità da lasciare, se non quei sorrisi strappati da un truffatore maldestro nelle vesti di un esperto d’arte impacciato. E anche giunti alla fine del film non si riesce a risolvere l’enigma se Colin Firth, inglese dell’Hampshire, indimenticato monarca balbuziente nel “Discorso del re” di Tom Hooper, sia più impacciato come esperto d’arte o più maldestro come truffatore.
Indipendentemente dalla chiave di lettura e dai mille contrattempi che rischiano di mandare zampe all’aria una strategia, tutt’altro che perfetta, ai danni di uno spocchioso collezionista di quadri, il goffo Harry Deane riesce a portare a termine l’imbroglio e ad uscire, con eleganza e prestigio, da una situazione all’apparenza davvero imbarazzante. E a conquistare il cuore della bella texana Cameron Diaz, a suo agio nei panni di una donna del ranch che passa le giornate in mezzo ai polli, in compagnia di una nonna sudicia che mastica tabacco davanti alla tv. Catapultata nel mondo patinato della Londra danarosa, la miss americana fa la sua figura e se ne torna tra cavalli  e mandrie al lazo con il ricordo di un quadretto amato ma senza lo straccio di un pound o di un dollaro in cambio del finto Monet, rifilato all’altezzoso collezionista.

A farne le spese è un altro critico d’arte, che abbocca al trucco del pasticcione Harry Deane, e ci rimette il posto di lavoro come consulente del ricco amatore. Finisce, come si diceva, che ogni dignità ha la sua truffa anche se il detto forse sembra suonare meglio in direzione opposta. Perché il maldestro Deane rifiuta l’assunzione propostagli dall’imprenditore, sotto il gesto di un elegante declino dopo essere stato largamente sbeffeggiato. In realtà dietro il nobile gesto sta l’ultimo atto di una truffa finalmente compiuta. E con immensa e ammirevole dignità. La fanciulla, turlupinata anch’essa, se ne va con una miniatura di nessun valore e senza un soldo bucato, ma con l’immagine di un uomo di classe negli occhi e nel cuore. Il collezionista resta nudo davanti al quadro finto a sottolineare come il prepotente spesso soccomba. Ormai spoglio, di spalle, davanti ai finti Monet che ignora di possedere, si è arreso al gesto dell’imbroglione che si allontana con milioni di dollaroni nelle tasche. Vince solo la dignità del truffatore e, detta così, sembra un truffa anche questa. Tuttavia l’Arsenio Lupin dal cuore tenero e dalle fattezze britanniche è pronto a pensare ad altri imbrogli. Stavolta a base di Picasso. Forse. Ma sempre dietro la classe e il rispetto. Perché in fondo forse è così. Ogni dignità ha la sua truffa.

 

VERSIONE INGLESE – ENGLISH LANGUAGE 

 

It’s the same the whole world over. Even in tricks. And every fraud has its dignity. Or, if you’d like more, every dignity has its fraud. And, at the height of paradox, this looks like the real meaning if “Gambit” has a special sense to deliver. “Gambit” is the remake of another film with the same title, directed in 1966 by Ronald Neame (“Hopscotch” and “The Poseidon adventure”).

This new release with Cameron Diaz in spite of Shirley MacLaine and Colin Firth in the place of a very young Michael Caine, is fully riched of english humour, maybe a little bit old for italian audience, even if in some funny and paradoxical situations, really embarassing, is impossible not to laugh. “Gambit” has nothing to bequeth, except those laugh by a clumsy cheater dressed as an embarassed expert on art. And also at the end of the film is impossible to decide if Colin Firth, real english from Hampshire, beloved Oscar for “The king’s speech”, by Tom Hooper, is more awkward as an expert on art than a cheater.

Each viewpoint you have, even if thousands of setback try to put upside down a crazy plan against a stand-offish painting collector, a funny Harry Deane realizes the swindle and, with elegance and prestige, gets out of a very terrible position and gains the heart of the glamorous texan Camwron Diaz, at her ease as a ranch girl who spend her days with chickens with a dirty grandma chewing tobacco looking at tv.Rushed in the fashion world of the richest London, the texan miss plays a leading role and goes back to Usa between horses and cows with a beloved small painting as a souvenir but with a shred of dollar in return for the fake Monet, placed to the haughty art collector.

The loser is another art expert, who who fails in examining the picture and gives fore sure the Monet as authentic one. The mistake is clear and he is forced to leave his employment as advisor of the rich collector.

All ends as it said.Every dignity has her trick, even if this statement sounds better in the oposite way. Because the funny Deane refuses to be employed with an ekegant decline after being jeered. To be real, beyond the noble decision there is the latest act of a completed fraud. With huge and admirable dignity. The bamboozled girl leaves England with a small painting which is worth nothing and without dollars in her pocket, but with a style man in her eyes as well as in her heart. The rich collector stands naked in front of a fake picture, symbol of a domineering man who sometimes dies. Seen from shoulders, gazing at the faked Monet he ignores to have, he yields to the cheater who goes away with pockets full of his pounds. Only the dignity of the cheater wins. And this looks like a trick as well, but Arsenio Lupin, with tender heart and english manners, is ready to start with new frauds. Perhaps the next one will be Picasso. Perhaps. Always beyond class and respect. And, after all, that’s the only way. Every dignity has its trick.