Il mio sogno per il futuro è un ritorno al passato. La casa non è uno spazio di quattro mura, ma la passione di chi ti ama.

E la casa di Agostino si era persa in una giornata felice. La prima comunione del figlio. Una festa in famiglia. E, al ritorno dalla cerimonia, la porta chiusa. Ma solo in apparenza. In realtà, spalancata sull’incubo. Un abusivo l’aveva sfondata “occupando” l’alloggio. Periferia di Roma. Provincia del dramma. Agostino scoprirà un mondo che non conosceva, quello dell’affitto e del subaffitto. Quello di piccoli boss della tracotanza, che gestiscono imperi fatti di stanze, appartenute a defunti senza eredi, finite nel vortice assatanato di chi cerca appartamenti e non immagina la disperazione di senza tetto pronti a qualsiasi gesto.

Limitare “Tutti contro tutti” alla tragedia dei senza casa sarebbe riduttivo. Equivarrebbe a togliergli l’anima. Perché questa prima regia di Rolando Ravello, pienamente degna della tradizione della commedia all’italiana, va molto oltre la semplice equazione dell’irrisolto problema dell’abitazione a Roma, come paradigma di qualsiasi metropoli o città italiana. Il tema più scottante, perfino più ampio della squallida ed eterna lotta fra poveri, disgraziati, diseredati e delinquenti è quello dell’accoglienza e della realizzazione di una società realmente multirazziale.  Nei fotogrammi di Ravello c’è una famiglia italiana, per metà romana e metà polacca, privata della casa da una coppia meridionale. Ma c’è l’egiziano Ahmed che rifiuta ospitalità ad Agostino e i suoi. C’è un malvivente napoletano in lotta con gli zingari. E consiglia due sicari ad Agostino. Non è necessario uccidere, ma in lista c’è un elenco sterminato di delitti. Dal furto alla gambizzazione. Dal pestaggio alla violenza carnale. Ognuno al suo prezzo. E ci sono indiani. Guardano con disprezzo e con paura quegli italiani senzatetto, che potrebbero insidiare il loro appartamento. Ma soprattutto c’è un’autorità assente.

Eterogeneità inconciliabili. Costrette a convivere senza riuscirci. E il concetto di casa per Ravello va letto in questa chiave. Uno spazio, quello negato alla famiglia italo-polacca, parametro di tutti gli spazi proibiti. Il campo nomadi incendiato dal boss napoletano, l’iniziale rifiuto dell’ospitalità egiziana e, in buona sostanza, tutti i tetti sotto i quali è impossibile stare. Perfino quello ipotetico che Anna abbandona, lasciando il marito Agostino. Non per nulla l’armonia si ricrea quando questa stessa sfaccettata collettività comincia a trovare un sistema per andare d’accordo. S’inizia con la benevolenza egiziana verso Anna con Lorenzo ammalato. Si prosegue con la polizia che si rende finalmente parte diligente per restituire vita ai cittadini. Si finisce con la rincorsa verso una società più giusta anche attraverso il coinvolgimento dei perdigiorno che osservavano inetti e inerti lo svolgersi di quei drammi sotto i loro occhi. E, non casualmente,  a rimettere le cose a posto contribuisce perfino un transessuale sudamericano. Quasi ogni etnia è rappresentata.

E in questa chiave va interpretata anche la frase di Lorenzo. “La casa non è uno spazio di quattro mura, ma la passione di chi ti ama”. Lettura bifrontale. Aver perso la tranquillità di una casa ha avvelenato la sua famiglia. Ha provocato separazioni. Ha falciato l’amore. Una falsariga estensibile su scala sociale. Una collettività in pasto all’odio fa sentire straniero anche chi vive nei propri confini naturali. La conseguenza sta nel titolo. Tutti contro tutti. Perché, appunto è guerra… senza confini.

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VERSIONE INGLESE   –  ENGLISH LANGUAGE

I have a dream: future back to the past. Home is not a four walls space, but the feelings who loves you.

Agostino’s home has been lost in a happy day: his son’s first eucharist. A family party but, back from the church, a sad surprise: the house door closed. Impossible to open. Even with keys. A door only apparently closed. By the way, opened to the abyss. An outlaw man has destroyed it, has changed the lock, occupying the flat beside. Rome suburbs. Fields of tragedy. Agostino will discovery an unknown world, made of lease and sublet. A world composed by small bosses of arrogance who manage empires of rooms, belonged to dead without heirs, turned up in an unsatisfied swirl, made of men looking for flat, who cannot imagine the anguish of homeless ready to do whatever necessary.

Restricting “Tutti contro tutti” to the tragedy of the homeless people is really reducing. It looks like robbing the movie’s soul. This first Rolando Ravello’s direction, following the tradition of comedies on Italian way, goes really beyond the match about the unresolved problem of finding houses in Rome, which is here an icon of metropolis in general or any italian big city. The hottest point, wider than sad and eternal conflict between poors, rascals, disinherited persons and criminals, is the one linked to immigration and how to realize a really multiracial society. In the Ravello’s movie there is an Italian family, half from Rome and half polish, which has been deprived of her house by a couple of people from southern Italy. And an Egyptian, Ahmed, who refuse to help Agostino’s wife and sons. And there is a criminal from Naples, in conflict against a gypsy camp. He suggests Agostino to pay two killers. Well, it’s not necessary to kill and he has a list full of crimes. From theft to gunshots in the legs. Brawl and rape. Every choice has its price. And there is a couple of Indians, frightened by that homeless family, who could desire to occupy their flat. Among all, police is terribly absent.

Opposite who don’t  match, forced to an impossible way to live together. The idea of home, in the director’s point of view, has to be read in this way. An unreachable  room for the Italian-polish family, which is an image of all the forbidden rooms. The gypsy camp fired by the boss of Naples. The Egyptians who leave Agostino outside their door, just to remind to all roofs, where is impossible to live under. Even that family roof which Anna moves from, leaving her husband. Harmony raise again when this multiface community find out a way to a friendly life together. The change moves from Egyptian kindness for Anna and her son with a big flu. Ahmed’s wife begs pardon to Anna and regret not to have done earlier a place for both in her house. Also police finally re-catch her role giving safety to citizens. At the end, the run to a really righteous society under the eyes of some loafers is worth of a conquered new world, where also a transgender is in. Every race is now represented.

In this way has a proper meaning Lorenzo’s words: “Home is not a four walls space, but the feelings who loves you”. Losing home quiet has poisoned the whole family. Is the matter of a divorce. It has cut the love off. Something that can be extended in a social view. A community lost in hatred that can feel like a foreigner also who lives in his own country. The consequence stays in the title. Tutti contro tutti. Is war, by the way… without limits.

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