Un po’ Ted Kennedy, un po’ Gordon Gekko. Robert Miller, magnate dell’economia, è l’uno e l’altro. Uno di quelli che vogliono tutto. Possiedono tutto. Una moglie attraente e comprensiva. Una figlia devota. Un’amante concentrata e divertente. E soprattutto, tanti, ma tanti soldi. La passione per l’arte e le manie da collezionismo sono un “côte”. Servono per scardinare Julie. Che Côte fa di cognome. Una che tira di coca, ma piace alla gente che piace. Una che sale in macchina una sera. Pronta a fuggire con il suo lui. E galoppare a perdifiato su un bolide di lusso. Abbracciata stretta. Verso orizzonti azzannati.

Il destino è un avvoltoio appollaiato. E’ un attimo. Robert ha un cedimento. Chiude gli occhi e il volante gli scappa di mano. L’auto carambola. Si capovolge.  Ed esplode subito dopo che Robert, ammaccato ma vivo, riesce a sfondare le lamiere distorte e chiedersi perché. Perché è morta la sua Julie. Robert non occulta cadaveri eccellenti, ma non può parlare. Ha tutto, ma può perdere tutto. E tutto è tanto.

“La Frode” di Nicholas Jarecki è la faccia ambigua del ricco. E il volto miserrimo del povero. Un povero – e nero – che tira un ricco fuori dai guai. Ma l’operazione costa cara. Carissima. Robert Miller, che sta architettando un imbroglio ai danni di un istituto di credito, per non perdere milionate di dollari, malamente investite nel rame russo, non può dire che quella sera aveva vinto il sonno. Potere del bavaglio. Il silenzio. Nessuno sa nulla di quell’affare bislacco che ora incrocia una storia di sesso bugiardo. Nemmeno la figlia che gestisce i suoi affari. Miller perderà tutto, ma all’apparenza conserverà tutto. Perderà l’amante morta nell’incidente. Perderà la moglie che gli presenterà il conto del suo silenzio. Perderà l’amore e la stima della figlia. Perderà molti soldi. Ma riuscirà a truffare la banca.

Non è l’unico a giocare sporco, Robert. Ci prova perfino la polizia. Per incastrarlo. Ma l’ispettore cade in trappola. Forza la mano. E la legge lo arresta. Nel senso che gli impone lo stop. E Miller ne esce vivo. Ma solo.

“La frode” è un film che ne racchiude altri. E strizza l’occhio alla cronaca che talvolta si fa storia. O impone alla storia un sterzata. L’incidente stradale è una citazione di Ted Kennedy . Vide morire l’amica Mary Jo Kopechne, in auto con lui e tardò ad avvertire gli agenti. Condannato a due mesi di carcere poi sospesi, fu costretto a rinunciare alla corsa verso la Casa Bianca. Era il luglio del ’69 e Robert era stato ucciso tredici mesi prima. John da nemmeno sei anni. Miller non sogna Washington, ma ricorda da vicino il “citizen kane” di Orson Welles. Un magnate prestigioso, faber fortunae suae. E ricalca quel Gordon Gekko di cui Michael Douglas vestì i panni. Lo squalo vestito da uomo.

Miller è un cattivo dal volto umano, inghiottito nel vortice che ha contribuito a creare. Squalo con il muso da filantropo, recita la sua ambiguità. Clone applaudito dalla platea qualunquista della festa di beneficenza, è uno specchietto per allodole. Attira e fulmina. Ma stavolta la scossa è per lui. Ad applaudirlo è sono le mille facce del nulla. La corsa al successo cominciata tra i velluti di casa per la festa del suo sessantesimo compleanno finisce tra i velluti di un’alta società, comprimaria sedotta da un trionfo mancato. L’applauso delle donne di Miller è beffardo. Ha il sapore amaro di chi si complimenta con lo sconfitto che vuole mentire anche l’ultima volta. Amore tradito, che ha smesso di essere amore.

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VERSIONE INGLESE – ENGLISH LANGUAGE

A little Ted Kennedy. A little Gordon Gekko. Robert Miller, tycoon of the big economy, looks like both. He is one of those men who want everything on his side. He has everything. A nice and comprehensive wife. A beloved daughter. A funny and crazy lover. And, obviously, a lot – but really a lot – of money. The love for art and pictures’ collection is only a “côte”. They are necessary to win Julie, who is “Côte” but by surname. A chick who smells cocain, but like to the people who like. A chick who gets on the car, one night. Ready to go away with her man, running fearless on the highway. Linked to him. Towards snapped horizons.

Destiny is a roosted buzzard. Is a moment. Robert collapses by drowsiness. He closes his eyes and loses the steering wheel from his hands. The car goes upside down and explodes as soon as Robert, gets out of it, after breaking door and windows. There’s no why, his beloved Julie is dead. Robert doesn’t hide corpse but he cannot speak about. Ha has everything, but can lose everything. And everything is much more than ever.

“Arbitrage” by Nicholas Jarecki, is the unclear face of the rich man. Is the wretched face of the poor man. A very poor and black one who drag out of troubles the rich one. And is really dangerous and difficult. Robert, who is planning a fraud, damaging a bank, not to lose billion of dollars, wrongly invested in Russian copper, cannot say that that night he fell asleep. Power of mystere. Silence. Nobody knows details about that crazy affair, now crossing a story of liar sex. Even his daughter, who works with him, ignores Miller’s strategy. REobert will lose everything but, in appearance, goes on winning all over his fronts. He lose Julie who dies and his wife who will ask to him money for her lies. He loses his beloved daughter and many money as well. But he will succeed in cheating the bank.

Robert is not the one to play a dirty game. Even police tries to frame him but investigators make a mistake and forces his hand. Too much not to avoid the stops from law. And Miller gets out alive. But alone.

“Arbitrage” is a movie with many others inside, stares at reports that sometimes looks like history or forces this one to change direction. Car incident is the outcoming past, is Ted Kennedy story. He saw dying his friend Mary Jo Kopechne, in the car beside him and called the police later than he could. Sentenced to two months in jail, then suspended, he should retire from his run to the White House. It was july 1969 and Robert Kennedy had been killed thirteen months before. Miller doesn’t aim to Washington, but he reminds “citizen Kane” by Orson Welles. Eminent tycoon, “faber fortunae suae”. And reminds Gordon Gekko as well, who Michael Douglas dressed like a fleecer.

Miller is a bad one with human face, swallowed in the turmoil he help to be. Shark with a snout in philanthropist way is the portrait of his duplicity. Appreciated clone for the well minded people at the charity party is smoke and mirrors. He attracts and strikes but the shock is for him, by the way. Thousands faces of nothing applaude him. The run to the success of his sixties, started at home, is over in the rooms of the high society, allured by a lost triumph. Miller’ women applaude him, but it’s unreal. It’s a new lie. They have the drak and deep flavor of smiles to the loser who tries to lie for the last time. Betrayed love, who gave up to be love.

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