Lo chiamano l’Olimpo, non tanto perché sia abitato dagli dei, anche se chi vive in quelle stanze di Potere ne ha davvero molto. Questo Olimpo, terreno e terrestre, ha sede a Washington e vi abita un uomo dal quale dipendono i destini di mezzo mondo, se non del mondo tutto. Ma l’Olimpo di cui sopra chiamasi così anche e soprattutto per la sua inviolabilità. Auspicata se non proverbiale. Supposta se non reale. Ma come tale sempre creduta. Ebbene, l’Olimpo è caduto. Non nei fatti, vivaddio, ma nella fantasticheria di Antoine Fuqua, regista di “Attacco al potere” che immagina un attacco terrorista ad opera di un commando nord coreano contro la Casa bianca.

Le tremende suggestioni di un assalto al cuore degli Stati Uniti sono evidenti. L’eco delle Torri gemelle è molto più di un semplice ricordo. Stavolta, il punto nevralgico è la residenza presidenziale, inattaccabile per antonomasia. Distrutta, presidiata e tenuta sotto scacco dal nemico attuale, quella Corea del Nord con la quale sono vibranti e vive le tensioni, legate alle sperimentazioni nucleari del Paese asiatico. L’America ha risposto con esercitazioni comuni con la Corea del Sud che tanta apprensione ha seminato in quel di Pyongyang.

Dal confronto fra questi rancori esce “Attacco al potere”, un thriller catastrofista in cui l’eroe è un agente dei servizi segreti in cerca di riscatto, dopo essere stato emarginato per non aver saputo salvare la moglie del presidente in un incidente stradale in cui l’auto, abbattuta parte del guard rail, è volata dal parapetto. Mike Banning – cioè Gerard Butler che del film è anche produttore – non riesce a estrarre dalle lamiere la coppia e la donna precipita in macchina sulla superficie ghiacciata del fiume. L’ insuccesso gli costa la carriera, finché Banning non si troverà ad essere l’unico, nella Casa Bianca incendiata e preda dei terroristi coreani, a salvare sia il figlio del presidente sia il presidente stesso. E come tutte le favole che si rispettino anche questa ha il suo lieto fine. I cattivi soccombono, i buoni trionfano, l’eroe – dapprima ingiustamente punito – trova la sua riabilitazione, l’amore compromesso della propria compagna e il plauso dell’intera nazione.

Restano quei 13 minuti dell’assalto alla Casa Bianca a far riflettere se questo sogno, al servizio del cinema, sia un incubo che la realtà rischia di mostrarci, oppure se si tratta di un paradosso, disgustoso come tanti. E per questo ancor più odioso. Inutile cercare temi e morale, dove temi e morale non ci sono. “Attacco al potere” è un film da consumare con il fiato in gola e gli occhi appiccicati allo schermo, consapevoli che l’orologio corre più di quanto tante scene non sappiano far avvertire. Non è un modo di costruire la storia con i se e i ma, bensì una nuova prova della cinematografia a stelle e strisce, in quel filone a lei tanto caro che le fa prefigurare apocalittici scenari di massacri e morte, in cui stavolta è il terrorismo armato degli stati ad essere l’inquietante origine. E’ la forma della guerra nel XXI secolo. Commandos omicidi che prendono il posto degli eserciti e rispecchiano la politica, spesso al servizio di convinzioni religiose.

In “Attacco al potere” l’Islam non è in gioco. Resta il terrorismo, come denominatore comune. Nella pellicola di Edward Zwick del 1998 l’angoscia era il mondo arabo tre anni prima dell’11 settembre. Oggi – con lo stesso titolo nella versione italiana – torna invece il confronto con la minaccia vetero-comunista nell’unica sua declinazione resistita alla consunzione dell’ultimo Novecento. E i nord coreani ne sono l’icona che rinfaccia agli States una dottrina Monroe perennemente tradita e di essere fonte di tutti i mali mondiali. Ma la politica, legata com’è ai fatti terreni, non tiene conto degli eroi in celluloide. E nemmeno di ex agenti segreti che riconquistano i gradi sul campo, uscendo dalla casa Bianca distrutta dai nord coreani con il presidente… in braccio. E che Dio benedica l’America.

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VERSIONE INGLESE – ENGLISH VERSION

It’s called Olympus, not because pagan gods lived there, even if the one who stays in those rooms has really huge power. This Olympus, earthly and terrestrial, takes place in Washington and there live a man, whom depend the destiny of half world on, if not the whole world. But the so called Olympus has this name also for its peculiar security. Hoped if not proverbial. Presumed if not real. Anyway unattachable, in a word. But surprisingly, Olympu has fallen. Not in fact, for God’s sake, but in the creative minds of Antoine Fuqua who directed the new movie “Olympus has fallen”, where he  imagines a terrorist attack of a north corean squad against the White House.

 The disgusting suggestions of an assault to the heart of the United States are clear. Twin towers’ echo is more than a simple remind. By now, the topic is the presidential headquarters, invincible par excellence. Destroyed, conquered and undertow from the enemy of nowadays, a North Corea that has vibrant and recent quarrel about the nuclear experiments. U.S. replied with square-bashing together with South Corea provoking fear in Pyongyang.

From comparison with this kind of hatred  has born “Olympus has fallen”, a catastrophic thriller where hero is  an intelligence agent, searching for revenge after being cut off because he didn’t save president’s wife in a road accident, with  the car crashing down the bridge. Mike Banning – in a way Gerard Butler who is main actor of this movie and producer as well – is not able to drag out presidential couple and the first lady dies. The failure means gap in career, until Banning will find himself as the only one, in a fired White House in the hands of corean commando, who can save the president and his son. Like mostly of the fairy tales, even this one has his happy end. The bad dies, the good wins and the hero – firstly unfairy punished – find his rehab, the compromised love of this partner and honour of the United States.

In our mind remain those thirteen minutes of White House’s assault to let us think if this cinematographic dream is a nightmare that life can show us or this is a paradox, disgusting like many other. And for this reason more hateful. It’s not useful find out moralistic meaning where moralistic meaning do not exist. “Olympus has fallen” is a movie to see breathless with eyes linked to the widescreen, conscious that time runs faster than minds can realize. This is not a way to built History on unreal theory, but a new example of american cinema in that so beloved branch that draws apocalyptic scene of death and massacre where terrorist moved by foreign governments are the unsetting source. That’s war in XXI century. Commandos who take place of the military force and obey to political and sometimes religious convinction.

In “Olympus has fallen”, Islam is not a player.  It remains terrorist as the common denominator. In Edward Zwick movie’s produced in 1998 anguish was the Arabian world three years before 9/11. Now something has changed. Vetero communist are back in the only version still alive after last century. North Corea is the symbol who reproach the States over an always betrayed  Monroe doctrine and to cause all the world damages. Politic, connected to the facts, does not consider movie heroes. Nor  intelligence agent who re-conquer his leading role, getting out of the White House destroyed by the coreans with the president … in his hands. And God bless America.

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