…Ma tra i bielorussi c’è qualcuno che ha la “quinta elementare”…

 

 

 

 

 

Minsk-Roma. Centinaia di migliaia di chilometri e due città. Una qualsiasi e una Eterna. E gira proprio attorno a questo aggettivo il valore, il significato e lo spessore di Benur, tutto attaccato, ultimo film del regista napoletano Massimo Andrei che approda sul grande schermo con gli stessi interpreti (Nicola Pistoia, Paolo Triestino, Elisabetta De Vito) che danno vita alla rappresentazione teatrale dello stesso Andrei da cui la sceneggiatura è ricavata. Un sottotitolo, “Un gladiatore in affitto”, che la dice lunga, perché un tempo quegli indomiti combattenti non avevano che una missione. Proteggere la romanità. Oggi, anno domini 2013, ognuno protegge se stesso e il proprio posto sotto l’anfiteatro Flavio, per scattare la foto ricordo col turista e intascarsi gli spiccioli.

Roma è una donna accattivante. Seduttrice. E bellissima. Fascino naturale che attira fra le braccia e culla come una madre. Amorevole. Devota. Roma che allatta. Roma che sorride. Ma anche arpia. La capitale. Sguardo grifagno e nervi di traverso. Sorriso amaro della vamp che ti allontana a calci. Stregati dalla strega, bella come la mela del peccato, pungente come la spada che trafigge, quella femmina di intramontabile bellezza ti getta nel tritacarne… Saluta e se ne va. Lasciandoti in terra, con un sampietrino da cuscino e il cuore in pezzi. Gelo che uccide. Gelo dentro.

E’ l’esclusività, la grande nemica di Roma. L’intolleranza beffarda per tutto ciò che di Roma non è. Roma è appartenenza profonda. E’ esserci. Essere lei. Essere Roma. Parte di una Roma che finisce a dieci chilometri dall’anfiteatro Flavio. Duemila anni e poco è cambiato. Ieri erano i cristiani nel tempio del paganesimo. Oggi è lo straniero che ha varie facce e molti colori. Ma non è “de Roma”. La città eterna e i suoi simboli. E sotto il Colosseo, dove un tempo finivano sbranati dai leoni i martiri di Cristo che non sacrificavano nulla a Giove, oggi una massa di sbandati fanno a gara ad accappararsi l’idiota dall’inconsueto idioma, che vuol portarsi a casa la foto con il gladiatore. Femmina lusingata. O con Poppea. E maschio allupato.

Ce n’è per tutti, su quei sampietrini lottizzati da una mafia per poveracci. E un giorno si presenta pure un ingegnere di Minsk, fuggito dalla disperazione. In cerca di fortuna tra le braccia di mamma Roma. Si chiama Milan e al circo minimo di questa ciurmaglia di varia umanità non piace. Ricorda troppo una squadra di calcio milanese, mai troppo amata. La città eterna di Milan si chiama Sergio, un ex stuntman di Cinecittà che non volteggia più dopo un incidente sul lavoro. Ora sbarca il lunario come gladi-attore. Recluta Milan e lo ospita nel tugurio del suo quartiere dormitorio dove vive con la sorella, prostituta vocale che presta languidi gemiti a una chat line erotica.

Il clandestino la farà innamorare, tra una mano di bianco a uno studio dentistico da ristrutturare, un’improvvisata impresa edile con il “socio” Sergio che gli ha requisito i documenti e… una biga. Milan che “in Bielorussia essere ingegnere e in Italia fare tutto perché dovere lavorare” destabilizza anche la mafietta in scala del sampietrino lottizzato per le foto con il turista. Raddoppia gli affari. Trova un cavallo. E costruisce perfino la suddetta biga. Per le foto con lui c’è la coda. Piovono euro, ma anche tradimenti. Spifferi. Spifferate. E arriva la polizia. Milan fugge a rotta di collo attraverso un Circo Massimo che sembra non finire mai. S’infilza da solo con una finta lancia, guarnizione del carro. Ma anche gli irregolari sono esseri umani e non si lasciano morire. Sergio urla il suo allarme nel pronto soccorso deserto. Ma Milan si salva. E salverà tutti dalla povertà.

L’ultimo degli ultimi offrirà il salvagente ai “suoi” romani. Quelli che l’hanno sbeffeggiato. Tradito. Poi finalmente accettato. La tolleranza, sotto quel Colosseo, simbolo inquieto del suo passato, ha un prezzo alto. Fatto di lacrime e rinunce. Di vite spese e vite perse. Raccontate con il sorriso sulle labbra della commedia all’italiana che è anche una commedia italiana. Sotto qualsiasi tetto. E qualsiasi Colosseo.

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