Tutte le cose belle a questo mondo spariscono e non tornano più… Sapevo che quel bacio avrebbe cambiato per sempre il nostro destino

 

Jay Gatsby è e resta un uomo solo. Dopo quell’amore travolgente è solo. Solo con quell’amore travolgente che cinque anni di guerra non hanno cancellato. E nemmeno il matrimonio vigliacco con cui lei ha cercato consolazione a un’attesa snervante. Eppure quel bacio aveva cambiato per sempre il destino. Il denaro era solo un mezzo. Un artificio. Per Jay Gatsby i soldi servivano a organizzare serate fantasmagoriche, perché “le grandi feste sono così intime. Nelle feste piccole non c’è intimità”. Ricchezza come funzione, asservita all’amore. Pardon, Amore. Con la maiuscola.

New York, “splendido miraggio” di un sogno americano, assiste eccitata a quella storia fatta di passioni e intrecci. Intrighi e speranze. Fatte di cuore. Intrise di morte. Il grande Gatsby di Baz Luhrmann è il terzo film a celebrare il romanzo-mito di Francis Scott Fitzgerald, pubblicato nel 1925 e già sbarcato sugli schermi nel 1949 per iniziativa di Elliott Nugent, poi replicata nel ’74 da Jack Clayton, nella versione di cui fu protagonista Robert Redford. Oggi, Leonardo Di Caprio è un Gatsby innamorato. Un uomo come tanti nel sentimento e pochi nel portafoglio. Fatto di solitudine e interrogativi sul futuro. Costruito sulla speranza. Quella cui Jay Gatsby non rinunciò mai e che solo un colpo di rivoltella riuscì a spezzare. Perché forse soltanto il proiettile di una pistola può mettere fine a una storia d’amore. Pardon, d’Amore. Non interrotta nemmeno se lei – la donna dei sogni e del destino – tocca in moglie a un adultero che non la ama. Vivisezione cardiaca, più che semplice tortura.

A quel destino cattivo Gatsby non si era piegato fino al giorno di un equivoco fatale. La fuga in auto con quell’Amore recuperato e l’incidente in cui perde la vita l’amante del rivale, il marito fedifrago. Al tema dell’incomunicabilità che attraversa il libro e si riflette nei fotogrammi, fa da contraltare il doppio motivo della speranza e dell’infaticabile sforzo per ricostruire un perduto incantesimo d’Amore. E se è impossibile far rivivere il passato trapassato, è però possibile restituire vita a un legame affettivo, se non è mai mancato il sentimento. E’ questo l’impulso sotteso a ogni mossa di un Gatsby, misterioso soltanto per chi guarda con occhio superficiale la pellicola di Luhrmann. Il narratore di Scott Fitzgerald, qui replicato nelle vesti di un biografo a scopo terapeutico, insiste sulla speranza sottolineando a più riprese la qualità che ha più apprezzato in Gatsby, rendendolo unico nel marasma degli umani.
“Non troverò mai nessuno come lui” ripete, enfatizzando quella mancata resa e arrendevolezza del munifico protagonista in fatto di Amore. E’ la specificità che lo rende non replicabile. E lo innalza al di sopra della media di umani che considerano l’Amore per una donna, alla stregua di una moneta che passa di mano in mano. Senza rilevanza. Senza spessore. Appunto, senza unicità. Non per nulla questo prezioso aspetto si nasconde, quasi invisibile ai più, nell’universo frastagliato e distratto di una moltitudine frivola, attenta al piacere spicciolo e disinteressata ai valori del cuore, che invece agli occhi di Gatsby assumono una priorità assoluta. E’ questa la sua vera battaglia contro un mondo costruito sull’ipocrisia e la vacuità che non contaminano soltanto la quotidianità della folla, ma s’intrufolano nel talamo dell’uomo che ha sottratto a Gatsby la sua Daisy e, con essa, l’essenza del sentimento. E della sua stessa esistenza. Piccole e grandi falsità che si rifletteranno nell’assenza della donna al funerale dell’unico uomo che l’abbia realmente amata.

Il regista australiano “riscrive” fedelmente per immagini il libro di Scott Fitzgerald, ricavandone un film senza genio né genialità, pur prendendosi occasionalmente singolari licenze nelle auto anni Venti che sfrecciano come bolidi del Duemila o improbabili ballerine dell’età del jazz e del proibizionismo, ricalcate sulle stelline di Moulin Rouge, che Luhrmann ha girato nel 2001. Costato 120 milioni di dollari e prima versione in tridimensionalità, Il grande Gatsby ha lasciato tiepida la platea di Cannes, distinguendosi però per aver saputo fornire – a differenza di illustri precedenti – una lettura diversa di uno dei romanzi cult della letteratura americana, scandagliando nell’Amore e nel valore dell’Amore anche quando è perduto o appare perduto, la valenza di un sentimento altre volte offuscato dalla fatua brillantezza di un belmondo effimero quanto vuoto. Perché soffocare i propri sentimenti negandone il vicendevole dono alla persona cui sono rivolti per natura e istinto è la forma più eclatante di un inutile omicidio-suicidio. E la castrazione dell’Amore uccide più del colpo di una rivoltella.

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 VERSIONE INGLESE – ENGLISH VERSION

 

Jay Gatsby is a man who remains alone. After that overwhelming love he is alone with that overwhelming love which five years’ war didn’t rub out. And even the coward wedding his lady accepted to find consolation in a exasperating wait. Even if that kiss changed their destiny forever. Money was only a trick. Jay Gatsby used money just to have great event in his house, because “big parties are so deep. Not the same as small one, where there isn’t any familiarity”. Richness like job, subdued to love. Sorry, Love. With the capital letter.

New York, wonderful mirage of an American dream, gazes excited at that story, made of passion, plot and hope. Made of heart. Death-soaked. The great Gatsby by Baz Luhrmann is the third movie to keep on the wide screen the Francis Scott Fitzgerald cult book, published in 1925 and already filmed in 1949 by Elliott Nugent, then replied in 1974 by Jack Clayton in the one which leading actor was Robert Redford. Today, Leonardo Di Caprio is a Gatsby in love. A man like many other in feelings and like a few in wealth. A man made of loneliness and questions about the future built on hope, the one that Jay Gatsby never ignored and only a shot gun was able to break. Maybe, only a gun can come a love affair to end. Sorry, a Love never interrupted by a woman in arms of an adulterer she never loved. Heart vivisection, more than simple torture.

To that bad destiny Gatsby never surrended until a day of a fatal misunderstanding. The car escape with his re-founded love and the accident which caused the death of the rival’s girlfriend, the faithless husband. Among the theme of loneliness and impossibility to communicate which cross the book and reflect themselves in the movie it’s easy to find out other two ideas: hope and the strong effort to re-build a lost enchantment of love. If it’s really impossible let the past live again, is possible to give life back to emotional bond, when life feelings never failed. This is the push under every Gatsby’s act, mysterious man only for those who watch Luhrmann’ movie with absent eyes. Scott Fitzgerald’ storyteller, here replied as a biographer for therapeutic reasons, persist in considering Gatsby the most hopeful man ever met before. And this is a definitive virtue which makes Gatsby unique between the human beings.

 “I will never find out another man like him” he replies playing up that failed surrender by that man rich more anyone else in fact of Love. This is the detail which turns Gatsby into someone absolutely unique and leads him higher from all those men who consider their love for a woman the same as money that pass by from hand to hand without any importance. Depthless. Something repliable, in a way and behind this pretious feature is hidden, invisible to the most, in the uneven and distracted universe of a frivolous crowd, careful to the small pleasure and not interested in heart affairs that have absolute priority for Gatsby. This is his battle against a war of deception and vacuity which don’t touch only the daily life, but get into the bed of the man who took Daisy away from Gatsby and, with her, the peculiar side of his Love and his life. Small and big lies shown in the absence of  Daisy at the funeral of the only one man really loved her.

Australian director re-write step by step through images Scott Fitzgerald book, gaining a movie without genius and brilliance, seldom taking some licence in reproducing the cars of the Twenties, so speed like racing cars of nowadays or surprising dancers of the jazz age and Prohibition, patterned on the model of the Moulin rouge starlettes, Luhrmann directed in 2001. By cost up to 120 million dollars and, for the first time in history, released in 3D, The great Gatsby has let cold Cannes’ audience but has distinguished itself from previous movies for the new way to read a cult book of american literature, digging in Love and in Love’s virtue, even when lost or apparently lost, all the qualities of a feeling shaded by the vacuous glitter of an evanescent beau monde. Holding back love not giving it back to the one who it points to, by istinct and nature, is the clearest useless and worthless murder and suicide at a time. And the neutering of Love kills more than a shot gun.

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