Mai fu più appropriato il detto. Larga è la foglia, stretta la via… Questa la sintesi più stringata di Epic, il cartone animato nato dalla fantasia di Chris Wedge, Oscar 1999 per Bunny ma indimenticato creatore dell’Era glaciale, imperniato sulle avventure di un eterogeneo branco di animali, agli albori della formazione del pianeta. Epic non ha nulla dell’indimenticata serie d’animazione che lo ha preceduto, paga una più scarsa originalità e non mostra la scintillante freschezza delle battute e delle circostanze che hanno reso celebri la tigre Diego, il mammut Manny e lo scoiattolo Scrat. Tracce del bradipo Sidney, detto Sid, vero mattatore dell’Era glaciale, si ravvisano invece nella fisionomia di Mub e Grub, la chiocciola e la lumaca di Epic, custodi del bozzolo inseguito dai nuovi cattivi.

Il film è lo scontro, appunto epico, tra gli uomini-foglia (i Leafmen) che rappresentano le forze del Bene e i Bogani, emblemi del Male, sotto le fattezze di orrendi scarafaggi che, dopo aver ucciso la regina Tara, vogliono far inaridire i boschi e tentano di impadronirsi del bozzolo che garantisce la crescita e l’evoluzione delle specie vegetale e animale. E conseguente sostentamento del genere umano. Come in ogni favola che tenda a garantire sonni tranquilli ai suoi piccoli spettatori, il lieto fine è assicurato. Tuttavia manca la risata e l’allegria così largamente presenti nell’Era glaciale. Si fatica a “tifare” per i buoni la cui simpatia stenta a farsi strada, come pure i cattivi non riescono mai a suscitare l’antipatia di un vero cattivo. Epic, insomma, sembra essere l’ideale per riconciliarci con l’oggettività e l’imparzialità decoubertiniana del motto “Vinca il migliore” che, in ambito calcistico, venne sbeffeggiato da un simpatico allenatore della Triestina pronto a reagire allo scontato augurio del rivale, alla guida di una compagine ben più forte della sua, con un simpatico “Speriamo di no”.

Questo cartone animato, che occupa 104 minuti della nostra esistenza, difficilmente entrerà nella storia del cinema di animazione alla quale appartengono “mostri sacri” del genere, sui quali svetta la forse irraggiungibile Jessica rabbit, strepitosa per charme e spontanea simpatia. Tuttavia il film si avvale di un cast di voci che comprende divi dell’empireo hollywoodiano e cantanti di consacrata fama. Tra i primi spiccano Christoph Waltz – Oscar per Bastardi senza gloria e Django unchained di Tarantino oltre a Carnage di Roman Polanski – che si aggiunge a Colin Farrell (Sogni e delitti per Woody Allen) e Amanda Seyfried, la bella e giovane Sophie di Mamma mia nella versione cinematografica di Phyllida Lloyd. Tra le ugole celebri il rapper Pittbull, l’ex Destiny’s child Beyoncé Knowles e il cantante degli Aerosmith Steven Tyler. Nell’edizione italiana ci dovremo accontentare, tra gli altri, di Maria Grazia Cucinotta, Lillo e Greg nelle vesti di Mub e Grub oltre a Francesco Di Giacomo.

L’idea di Epic si è affacciata nella mente di Chris Wedge fin dal 1998, quando visitò una mostra d’arte in cui erano esposti dipinti dell’Ottocento, in alcuni dei quali si trovavano raffigurate piccole civiltà che abitano gli alberi e gli arbusti dei boschi. Intuizione tutt’altro che originale, in quanto il tema è già presente anche nel Labirinto del fauno di Guillermo del Toro che un cartone animato non è, ma ha anche il tono e il registro della fiaba in alcuni segmenti tra i quali quello in cui la piccola protagonista – Ofelia – deve dare la morte a un orrendo rospo, che vive nei tronchi della boscaglia, facendo inaridire la vegetazione, corrodendone dall’interno la corteccia. Ci riuscirà offrendo pietre d’agata all’avidità del mostro che, ingoiandole, morirà. La metafora è chiarissima. Il Male che divora l’uomo lo porta a divenire una creatura arida e, su grande scala, ciò provoca la perdita dell’anima di un’intera comunità di viventi. Neppure il criterio di ispirazione è nuovissimo. Prendere spunto dall’arte è un altro debito nei confronti di Del Toro, anch’egli rivoltosi alla pittura per trarre ispirazione per l’Uomo pallido del Labirinto del fauno.

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