L’amore è un giardino. Se non senti il profumo, non entrare in giardino.

Al di là delle idee, al di là del giusto e dello sbagliato, c’è un giardino. E’ là che ti aspetterò…

(Mevlana Rumi)

Aveva 36 anni quando è morta. Diana Frances Spencer era solo una donna che non volle mai farsi regina. E quella principessa, dal sangue blu e dai trascorsi tristi di figlia di genitori separati, tentò di essere sempre quello che mai era destinata a diventare. Una ragazza. Poi, una donna. E nemmeno le toccò l’uomo dei sogni. Come invece accade a qualsiasi principessa che si rispetti. “Fin dal giorno delle nozze, eravamo in tre. Un matrimonio affollato”. Commentò così, con umorismo amaro, tipicamente britannico, il giorno più “bello” della sua vita. La principessa che non volle mai farsi regina vide la faccia brutta della favola. Un principe senza cavallo bianco né bacio miracoloso. Un uomo non suo. Ma che, per tutti, era invece suo.

Misteri degli uomini – inteso come esseri umani – e mistero dei matrimoni. A Diana Frances Spencer toccò una vita finta. Finta donna. Finta principessa. Finta moglie. Perfino finta amante. Una di quelle che non lasciò mai il tetto coniugale. Pur vivendo per anni quello che non era più un matrimonio. E neppure una famiglia. Donna sola a Palazzo. Eppure Diana Frances era donna vera. In carne e ossa. E per questo, forse, oggi è mito. Immaginario collettivo. Dopo una morte trovata il 31 agosto 1997 sotto un tunnel parigino. E sembra ieri…

 

La principessa assediata dai fotografi del giornali scandalistici inglesi

Lady D. Privata perfino del suo stesso nome. Perché così il mondo la conosceva. Anglosassone o meno che quel mondo fosse. Diana – La storia segreta di Lady D. di Oliver Hirschbiegel con Naomi Watts nei panni di Lady D. è tutto questo. E naturalmente molto altro. E’ sostanzialmente un racconto d’amore. Doppia declinazione. Il prossimo. E il proprio prossimo. Che non sono la stessa cosa. La principessa che non volle farsi regina e detestava il gossip, in un ambiente che fa del gossip una ragione di vita, aveva deciso di dedicarsi agli altri. E all’uomo che aveva scoperto di amare. Hasnat Khan, oggi continua a fare quello che ha sempre fatto. Cioè il chirurgo. Cuore e fegato. Questo era ai tempi del suo legame con Diana. Questo è rimasto.
Quell’amore, l’unico forse che Lady D. abbia mai realmente avuto, ha accompagnato le altre modalità di dedicarsi al prossimo. E sostenere l’attività della Croce rossa. Promuovere lo sminamento degli ordigni anti uomo. Soccorrere le vittime di quelle esplosioni in Asia e Africa. Aiutare la ricerca contro l’Aids. Erano anni, quelli, in cui una strage veniva compiuta da un virus che, in questi anni Dieci, ormai fa molta meno paura. Diana, principessa benefica e filantropica, è stata anche questo. Trionfatrice nell’amore altruista, sconfitta nel soddisfare il suo cuore. Dopo il fallimento con Carlo, precipita anche l’amore con Hasnat Khan. Non c’entra il calo del sentimento, ricambiato da entrambe le parti. Ma ancora una volta una famiglia. Pashtun, la promessa suocera, non approva l’unione del figlio con una donna cristiana e inglese. Lei che detesta gli inglesi. E tra Hasnat e Diana il dramma si consuma in un parco buio di una Londra che, dietro parrucche e locali jazz, aveva spiato quella coppia inedita.

Due cuori che si nascondevano. Per amarsi. In inopinati sottofondo di improponibili auto. In modesti appartamenti. Paraventi della natura. Clandestini del sentimento. In fuga dagli altri e da loro stessi. Eterno scappare dalla realtà in una dimensione all’incrocio tra verità e finzione. Perché poi venne Dodi al Fayed. Il suo invito. L’Italia. La Francia. Parigi. E il tunnel dell’Alma. Verità e finzione che si contaminano fino a diventare altro. Cioè il film di Hirschbiegel, che ha il passo e l’odore del fotoromanzo. Il profumo del campioncino allegato alla rivista per casalinghe dal parrucchiere. E’ questo il limite di una pellicola che si concentra sugli ultimi anni di vita della principessa. Ignora la figura di Carlo ed Elisabetta. Non indaga sulle ripercussioni che Diana creò sulla corte di Buckingham Palace. Sentimento e gossip. Come ogni telenovela. Come la favola di una principessa che s’innamora di un immigrato musulmano. Benché chirurgo. Apprezzato. Stimato. Hasnat Khan ha smentito la conformità di molti particolari alla realtà del suo legame con Diana. Nessuno può smentire o confermare. La vicenda non ha avuto altri testimoni. E Hasnat Khan, tanto critico verso Hirschbiegel, peraltro ha rifiutato di collaborare con la stesura della sceneggiatura. Il film si arena su questo versante. E precipita nel mare del qualunquismo con il titolo. Poco originale e, in questo caso, perfino poco sincero. La storia segreta di Lady D. è la storia che in realtà tutti conoscono. La vulgata ufficiale, in altri termini. Nulla di misterioso, quindi. E allora perché spacciare per segreto ciò che tale non è… Ingenuo tranello inutile.

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